Nuova legge elettorale ‘incostituzionale’, già raccolte 1400 firme dalla Casa delle Donne di Modena da consegnare a Mattarella
MODENA - Sono già 1400 le prime adesioni giunte in pochi giorni dalla Casa delle Donne di Modena alla lettera indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per chiedere attenzione sui possibili profili di incostituzionalità della legge elettorale e, qualora ne ricorrano i presupposti, per esercitare il potere di rinvio alle Camere come previsto ai sensi dell’art. 74 della Costituzione.
L’appello sarà trasmesso al Presidente nei primi giorni della prossima settimana, accompagnato dalle firme raccolte su base nazionale, ma resterà aperto ad ulteriori contributi.
Come spiega in una nota la Casa delle donne, "La mobilitazione, infatti, continua a crescere, di minuto in minuto, attraversando in modo trasversale diversi ambiti della società italiana. Tra le nuove firme figurano infatti docenti, ricercatrici e ricercatori, studiose e studiosi di importanti università ed istituzioni scientifiche italiane, esponenti del mondo dell’arte, del cinema e della cultura, amministratrici e amministratori locali, parlamentari, rappresentanti dell’associazionismo, dell’attivismo civico, della politica, delle professioni e dell’impresa. Significativa la partecipazione del mondo scientifico con figure che coprono i settori dell’astrofisica, delle biotecnologie fino alle neuroscienze e all’istologia, passando per il CNR. Numerosa anche la solidarietà dal mondo universitario della sociologia, della filosofia del diritto e della filosofia politica con adesioni dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Le adesioni sono state parzialmente pubblicate e sono consultabili a questo link con un elenco in costante aggiornamento>>>
https://www.lacasadelledonnemodena.it/lettera-aperta-firma-anche-tu/
Una questione costituzionale di genere
L’appello nasce dalla preoccupazione per un sistema elettorale che non garantisce adeguate condizioni di uguaglianza nell’accesso alle cariche elettive, in particolare nel sistema dei capilista bloccati e nell’assenza di un efficace meccanismo di alternanza di genere, minando così una rappresentanza democratica che risponda all’effettiva proporzionalità di cittadine e cittadini nel Paese. Il documento richiama gli articoli 3 e 51 della Costituzione, ricordando come quest’ultimo, in particolare con la modifica del 2003, impegni la Repubblica a promuovere le pari opportunità tra donne e uomini nell’accesso alle cariche elettive. La questione posta, dunque, non riguarda semplicemente la presenza numerica delle donne nelle istituzioni, ma soprattutto la qualità della democrazia, l’effettività del principio di uguaglianza e la possibilità per oltre metà della popolazione italiana di partecipare pienamente alla formazione della rappresentanza politica. La democrazia paritaria non è da considerarsi una tutela riservata, ma una condizione sostanziale della democrazia.
Una mobilitazione che parte da Modena e parla al Paese
L’iniziativa nazionale è promossa dalle sei associazioni che compongono la Casa delle Donne di Modena: Casa delle Donne contro la Violenza, Centro documentazione donna, Differenza Maternità, Donne nel mondo, Gruppo Donne e Giustizia e UDI Modena, sostenute da numerose Case delle donne, Centri antiviolenza, Centri di documentazione, associazioni femministe e femminili, realtà impegnate nella difesa dei diritti umani delle donne, oltre a singole cittadine e cittadini, rappresentanti delle associazioni storiche delle donne come Udi (Unione donne in Italia), Cif (Centro italiano femminile), Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti e alcune singole esperte sulle politiche di genere, docenti universitarie, artiste e intellettuali come ad esempio Anarkikka Stefania Spanò; Giorgia Serughetti dell’Università di Milano; Rosa Oliva De Conciliis, presidente onoraria della Rete per la Parità secondo la Costituzione italiana; Maria Serena Sapegno e Linda Giuva della Sapienza di Roma; Laura Moschini di GIO-Osservatorio Interuniversitario studi di genere, parità e pari opportunità; Savelli Laura, già docente dell’Università di Pisa; la scrittrice Parrella Valeria.
«Non possiamo rimanere zitte di fronte a una legge elettorale che cancella 80 anni di lotte femminili», sottolinea Caterina Liotti, presidente della Casa delle Donne di Modena. «Il diritto delle donne a una piena rappresentanza costituisce un preciso mandato costituzionale fondato sul principio di uguaglianza di genere, solennemente sancito nella Costituzione italiana. Questa legge consegnerà le decisioni sulla vita delle donne e sui loro corpi, sulla loro libertà a un Parlamento composto prevalentemente da uomini. La causa va ricercata nel sistema dei capilista bloccati, che consegna alle segreterie dei partiti l'esclusivo potere di scelta. Questo scenario è preoccupante, soprattutto se si guarda alla storia del nostro Paese e ai dati sulla rappresentanza femminile nelle istituzioni che fanno dell’Italia il fanalino di coda in Europa. La legge è da considerarsi incostituzionale: viola apertamente gli articoli 3 e 51 della Costituzione sul principio di uguaglianza tra i sessi e sul dovere della Repubblica di "rimuovere gli ostacoli”».
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