Raccogliere like o cercare la verità? Il messaggio del vescovo Castellucci sul ruolo dei media
CARPI - II messaggio del vescovo Erio Castellucci che sarà pubblicato sulla pagina speciale del quotidiano Avvenire sulla Diocesi di Carpi
Il termine “verità” patisce oggi una triste sorte. Per i relativisti la verità è passata di moda, sostituita dall’opinione e dall’impressione; per gli integralisti è al contrario tornata di moda, evocata per colpire (non solo verbalmente) gli avversari. In entrambi i casi la verità è gravemente compromessa: specialmente per chi, come i cristiani, la intendono non solo come un’idea, ma come una persona, Cristo, che l’ha incarnata senza farne un’arma contro i nemici, ma ponendola in rapporto alla via e alla vita (cf. Gv 14,6); una Verità che accompagna (Via) e genera (Vita), non che giudica e distrugge.
Negli ultimi mesi però la verità si sta prendendo una rivincita, incoraggiata dall'enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica Humanitas”, che la menziona un’ottantina di volte. Trattando dell’antropologia cristiana nell'epoca dell'Intelligenza Artificiale (IA), il Papa evidenzia le grandi potenzialità della rete digitale, insieme ai suoi rischi. Il più insidioso riguarda proprio la verità: "vivendo immersi in flussi incessanti di informazioni, opinioni, immagini, sappiamo quanto sia facile orientare decisioni e preferenze attraverso algoritmi sempre più raffinati. In questo scenario è importante custodire un cuore che ama la verità, che desidera ciò che è giusto più dei contenuti di maggiore richiamo, che cerca la sapienza più dell'impatto immediato" (n. 237). Tutti abbiamo avuto modo di riscontrare gli effetti negativi delle fake news e, qualche volta, ne siamo stati forse bersaglio. Ma questo è nulla, o quasi, rispetto a quei "flussi incessanti di informazioni", di cui parla il Papa; flussi che vengono continuamente immessi nella rete digitale, da cui attinge l'IA; la quale in tal modo riesce a condizionare l'opinione comune rispetto alle grandi scelte economiche, finanziarie, politiche, belliche. La manipolazione della rete digitale, e quindi delle menti e delle coscienze, nuoce gravemente alla pace: a livello personale, comunitario, sociale, internazionale.
La stampa e i mezzi di comunicazione che, come Avvenire, si pongono invece a servizio di un’informazione documentata e veritiera, con articoli scritti da specialisti della materia di cui trattano e con reportage che provengono dagli inviati presenti nei luoghi stessi e immersi nelle vicende di cui parlano, è un contributo inestimabile alla maturazione della verità, e quindi di una mentalità e prassi di pace: quella pace tanto invocata e altrettanto contrastata. Non a caso si parla ora insistentemente della “guerra ibrida”, combattuta con azioni subdole e nascoste, compresi attacchi informatici su vasta scala. Ormai gli hacker non sono più solo pirati informatici alla ricerca di denaro, ma sono spie incaricate da alcuni governi per confondere, dividere e destabilizzare le società “nemiche”.
La ricerca della verità nell’informazione sembra una “causa persa”, una sfida sproporzionata quanto la lotta di Davide contro Golia: è invece una fondamentale per la crescita di questa "magnifica humanitas". Grazie ad Avvenire, a Notizie e a tutti quei media che non si preoccupano tanto di raccogliere dei like, quanto di raccogliere, ovunque siano piantati, dei germogli di verità.
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