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C’è un lupo nella Bassa, il biologo Carletti: “Nessuna paura, ma massima precauzione”

CAVEZZO – Un lupo nella Bassa. Avvistato mercoledì a Cavezzo, giovedì nelle campagne verso San Prospero e ancora dall’altra parte, verso via Lunardina a San Possidonio ma che – come nella sua natura – sarebbe capace di spostarsi anche per centinaia di chilometri in poco tempo e, magari, è già tornato in montagna. O dalle parti di Campogalliano: è probabile che il nostro lupo nella Bassa venga proprio da lì, dove c’è un nucleo di  questi animali.
L‘avvistamento di un lupo adulto nelle campagne circostanti Cavezzo ha creato preoccupazione. Per saperne di più, abbiamo chiesto un parere al biologo e tecnico faunista Matteo Carletti, che, riguardo a questo animale, ha compiuto studi sul campo nell’Alto Appennino modenese.

Quello del lupo nella Bassa potrebbe non trattarsi di un caso isolato, ma potrebbe essere indice di un fenomeno più vasto?

Decisamente si tratta di una dinamica che interessa altre zone, come il Basso Mantovano o i paesi limitrofi al Po. In generale, nel territorio emiliano, la presenza del lupo è decisamente in aumento, e questi avvistamenti ne sono la prova. Da diversi anni il lupo è in espansione territoriale. Nel modenese, la presenza del lupo è accertata nell’Alto Appennino dagli anni ’90. Nel decennio successivo ha ricolonizzato il territorio collinare, ed oggi la pianura. Il lupo è territoriale, in una determinata zona si insedia un solo branco, per cui i nuovi nuclei sono costretti a spostarsi in altri territori, fino a raggiungere anche le zone meno selvagge, come le campagne planiziali.

L’azione dell’uomo potrebbe avere influito sul cambiamento di habitat dei lupi?

Non credo si tratti di questo. In Italia, negli ultimi anni, abbiamo avuto una notevole espansione urbanistica, ma di pari passo nelle zone montane la superficie boschiva è cresciuta parecchio, per l’abbandono delle montagne. Siamo in controtendenza, rispetto alla deforestazione. Proprio questo recupero di superficie naturale ha consentito il ritorno di animali come il lupo, che hanno preso di nuovo possesso delle zone montane, e ora stanno esplorando la pianura.

Che conseguenze potrebbe comportare la presenza del lupo nella Bassa per la fauna della zona? E per gli allevamenti?

La fauna selvatica rappresenta ovviamente una fonte di cibo ma, da quanto sappiamo, il lupo nelle nostre zone si è rivelato molto attivo nella predazione della nutria, una preda facile da cacciare ed estremamente disponibile. Verso l’uomo, ad oggi, non ha mostrato alcun segno di aggressività, per cui non dev’essere considerato necessariamente una presenza minacciosa. Resta un predatore, e questo impone molta cautela, nella tutela degli animali domestici e dei capi d’allevamento. Consiglierei di chiudere i cancelli delle abitazioni nelle ore serali e notturne, di non lasciare cani alla catena, o di chiudere le porte delle stalle, riparando eventuali recinzioni danneggiate. Nessuna paura, ma massima precauzione.

E per quanto riguarda l’uomo? Come è consigliabile comportarsi nel caso si entri in contatto ravvicinato con un lupo? Quali sono i comportamenti da evitare?

Il lupo non deve entrare in confidenza con l’uomo, anzi, deve continuare a temerlo. Dobbiamo evitare in ogni modo che possa prendere confidenza, e quindi avvicinarsi alle case, entrare nelle proprietà. Lupi confidenti dovrebbero essere allontanati, ad esempio, facendo rumore. Cosa molto importante: non bisogna mai tentare di avvicinarlo, o peggio, addomesticarlo. Non bisogna mai lasciare cibo disponibile, o rifiuti, presso le abitazioni. Caseifici, allevamenti, stalle, maneggi dovrebbero evitare di tenere all’aperto carcasse, placente, materie di scarto di natura alimentare.

Sarebbe necessario un intervento delle autorità per tutelare la sicurezza dei cittadini? 

Non posso essere io ad intervenire su questo punto, se non in termini molto generali. Innanzitutto, per qualsiasi problema concernente il lupo, è opportuno contattare tempestivamente il Corpo dei Carabinieri Forestali, contattando i numeri di emergenza (112 – 1515). Per quanto riguarda eventuali azioni a carico delle Autorità, o meglio, degli Enti pubblici preposti, trovo sarebbe molto utile che venisse costituito un nucleo di intervento interforze specializzato su problematiche legate al lupo in pianura, onde tutelare i cittadini e scongiurare iniziative fai-da-te.

 

 

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