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28 Gennaio 2022

Sanità, in Emilia-Romagna nei primi 11 mesi dall’anno oltre 400.000 interventi del 118

In media più di 1.200 al giorno. I numeri sull’incidenza della pandemia. Prima, traumi, malattie cardiache e respiratorie le tre principali cause di soccorso. I dati provincia per provincia

In un 2020 segnato dalla pandemia, sono stati oltre 400mila, dall’1 gennaio al 30 novembre, gli interventi di emergenza effettuati dal 118 in Emilia-Romagna, esattamente 403.269 da Piacenza a Rimini. E dalla Regione si conferma il sostegno a un servizio, quello per il soccorso rapido su ambulanza o elicottero, fondamentale per i cittadini e i territori: una delibera di Giunta approvata nell’ultima seduta stanzia infatti quasi 39 milioni di euro (38.971.975) per sostenere e potenziare il servizio di emergenza.

Una cifra, comunque in aumento rispetto allo scorso anno, che va a coprire tutti gli aspetti e le funzionalità del 118, dalla rete radio (per cui sono a disposizione 2,3 milioni di euro) alla rete telefonica (2,4 milioni), dall’elisoccorso (17,3 milioni) alle centrali operative (8,2 milioni), e che comprende anche i costi di gestione (4,5 milioni) e le integrazioni tecnologiche (1,9 milioni).

Mediamente oltre 1.200 al giorno, dunque, gli interventi effettuati nei primi 11 mesi del 2020. Sul totale, nel 43% dei casi si è trattato di codici gialli (cioè situazioni che richiedono un intervento urgente), per il 20% di codici rossi (vere e proprie emergenze). Per quanto riguarda i motivi del soccorso, nei mesi precedenti all’emergenza Covid e durante l’estate i traumi sono stati la principale causa, seguiti dalle patologie cardiache e da quelle respiratorie, mentre nel primo periodo del lockdown le patologie infettive (quindi il Covid) hanno richiesto oltre il 70% degli interventi.

“L’impegno di tutto il personale del 118, da chi si occupa di gestire le richieste di intervento a chi guida gli elicotteri, è stato a dir poco fondamentale per la tenuta del nostro sistema sanitario durante quest’anno di pandemia- afferma Raffaele Donini, assessore regionale alle Politiche per la salute-. Donne e uomini che hanno visto il proprio lavoro stravolto durante la prima ondata, quando combattevamo un nemico sconosciuto e le chiamate in una giornata sono arrivate a decuplicarsi, ma hanno saputo reagire prontamente e in maniera efficace, e allo stesso tempo hanno continuato ad occuparsi di ogni altra patologia, perché dobbiamo ricordarci sempre che tutta la sanità non si è mai fermata. Continuare a finanziare con risorse certe e adeguate alle esigenze il servizio di emergenza, anche per potenziarlo da un punto di vista tecnologico- conclude Donini- è il nostro modo di garantire a tutti gli emiliano-romagnoli che c’è sempre qualcuno pronto a correre in loro soccorso”.

I numeri del servizio di emergenza 118, al 30 novembre 2020

In totale sono stati 403.269 gli interventi di emergenza del 118 dall’1 gennaio al 30 novembre 2020: il mese più critico è stato marzo, con 43.068 interventi, mentre al contrario aprile è stato il periodo con meno emergenze, 32.060. A riprova di come il Covid-19 abbia influito sull’attività del servizio, a marzo si registra un aumento di interventi del 10,5% rispetto al 2019. Invece ad aprile, in pieno lockdown, gli interventi sono diminuiti dell’11,1%, a maggio del 13,3% e a giugno del 14,8%, per poi tornare ad agosto a superare i dati 2019.

Gli interventi per codice giallo nei primi 11 mesi del 2020 sono stati 173.746 (il 43,1% in calo rispetto al 44,9% del 2019), quelli per codice rosso 81.209 (20,1%, erano stati il 22,5% un anno fa), i codici verdi 144.781 (il 35,9% rispetto al 31,9% dell’anno precedente) e i codici bianchi 3.533 (0,9% contro lo 0,7% del 2019).

Gli interventi per provincia, al 30 novembre 2020

La provincia dove il 118 ha effettuato più interventi di emergenza, sempre dall’1 gennaio al 30 novembre, è stata Bologna: sono stati complessivamente 97.640, di cui il 45,1% per codici gialli, il 20,9% per codici rossi e il 32,3% per codici verdi. A seguire Modena (57.334 interventi, con il 47% di codici gialli, il 21,9% di codici rossi e il 29,6% di codici verdi), Reggio Emilia (42.388 interventi, di cui il 37,7% codici gialli, il 15,6% codici rossi e il 46,3% codici verdi), Ravenna (37.839 interventi, con il 41,7% di codici gialli, il 21,6% di codici rossi e il 36,7% di codici verdi), Parma (37.746 interventi, di cui il 40,1% codici gialli, il 16,1% codici rossi e il 43,4% codici verdi), Forlì-Cesena (36.183 interventi, con il 43% di codici gialli, il 21,9% di codici rossi e il 35,1% di codici verdi), Rimini (36.011 interventi, di cui il 42,1% di codici gialli, il 21,6% di codici rossi e il 36,4% di codici verdi), Ferrara (31.772 interventi, con il 46,4% di codici gialli, il 23,8% di codici rossi e il 28,4% di codici verdi) e infine Piacenza (26.356 interventi, di cui il 40,1% di codici gialli, il 16% di codici rossi e il 43,6% di codici verdi).

L’andamento dell’emergenza 118 nell’anno del Covid

Analizzando quattro giornate campione nel corso dell’anno, è facile valutare l’incidenza che la pandemia da Coronavirus ha avuto sul sistema delle emergenze in Emilia-Romagna.

Il 14 febbraio 2020, quindi prima del lockdown, prendendo in considerazione le principali ragioni di uscita del servizio, a fronte di 270 interventi per traumi, 243 per patologie respiratorie e 190 per patologie cardiache, gli interventi per patologie infettive erano stati 22. Poco più di un mese dopo, il 26 marzo, nel pieno della prima ondata, i traumi sono scesi a 116, le patologie respiratorie a 171 e le patologie cardiache a 118, mentre le patologie infettive sono salite a 713. In una giornata estiva standard, come il 28 luglio, i traumi hanno richiesto 315 interventi, le patologie respiratorie 205, quelle cardiache 100 e quelle infettive 49.
Durante il picco della seconda ondata, il 16 novembre, gli interventi per traumi sono stati 186, quelli per patologie respiratorie 225, quelli per le cardiache 159 mentre quelli per patologie infettive sono tornati nuovamente predominanti con 234 casi.

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