Fibromialgia, Lega ER: “Avviare percorsi per medici di famiglia per diagnosi precoci”
La Lega Emilia-Romagna è intervenuta, attraverso una nota stampa, sul tema della fibromialgia, per chiedere che la Regione "promuova percorsi formativi rivolti ai medici di famiglia per migliorare la competenza in ambito di diagnosi precoce della fibromialgia, avvii campagne di sensibilizzazione, istituisca una commissione tecnica su questa patologia e crei centri di riferimento ospedalieri specifici”. Lo chiedono i consiglieri regionali della Lega, Daniele Marchetti (primo firmatario), Fabio Bergamini, Valentina Stragliati e Simone Pelloni, in un'interrogazione alla Giunta Regionale.
Di seguito il testo della nota stampa:
“Nel 2009 il Parlamento Europeo ha chiesto alla Commissione e al Consiglio di mettere a punto una strategia comunitaria per il suo riconoscimento come patologia, e volta a incoraggiare gli Stati membri a migliorare l'accesso alla diagnosi e ai trattamenti e promuovere la raccolta di dati” ricordano i leghisti. Eppure, da parte della Regione Emilia-Romagna le azioni in merito ad un maggior riconoscimento della fibromialgia come patologia sembrano essersi fermate al 2018.Tutte le iniziative utili a sbloccare l'impasse sembrano relegate alle “Linee di indirizzo per la diagnosi e trattamento della fibromialgia” del 5 febbraio 2018 e a qualche studio condotto dalle Ausl di Bologna e Reggio Emilia sull’utilizzo terapeutico dell’agopuntura o l’utilizzo della Cannabis. A livello nazionale la sindrome non rientra nell’elenco delle malattie croniche per le quali è prevista l’esenzione dalla compartecipazione alla spesa sanitaria (allegato al Decreto Ministeriale n.329 del 1999), e non risulta definito e condiviso uno specifico percorso assistenziale. Pertanto, ad oggi, i pazienti si sentono abbandonati e questo stato di emergenza pandemica ha impedito di eseguire visite ed altre prestazioni sanitarie a causa della sospensione delle attività ambulatoriali non urgenti” sottolineano i leghisti.
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