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Giovani all’estero, la storia della Googler di Mirandola Elisabetta Bergamini

MIRANDOLA – L’Italia è il paese in cui si potrebbero raccontare migliaia di storie di giovani e meno giovani con curriculum brillanti che cercano fortuna abbandonando la madrepatria.

La Bassa modenese non fa eccezione e noi vi abbiamo già parlato di giovani mirandolesi che hanno scelto un biglietto di sola andata per l’estero – come Enrico Luppi ha fatto con l’Olanda- o che hanno deciso di tornare (come Giulia Voza).

Elisabetta Bergamini è una ingegnera informatico: dopo una laurea all’Università di Modena e Reggio Emilia e un dottorato all’Institut für Technologie di Karlsruhe (una città nel sud-ovest della Germania), dal 2019 si è trasferita a Monaco e lavora per Google.

Emanuela Goldoni (project manager per un’importante azienda del settore assicurazioni) ha raccolto la sua testimonianza per raccontare il grandioso “work-life balance” che la multinazionale di Mountain View offre ai suoi dipendenti. Noi abbiamo chiesto a Elisabetta come nasce la sua passione per l’informatica e quali  sono i pro e i contro del vivere lontani dalla Bassa.

Elisabetta Bergamini, ha una laurea in Informatica e in Matematica all’università di Modena e Reggio Emilia e un dottorato presso la facoltà di Informatica del Karlsruher Institut für Technologie. Come nasce la sua passione per l’informatica?

È nata quando ero al liceo a Mirandola. In quarta superiore, un mio professore mi propose di partecipare alle Olimpiadi di Informatica e, del tutto inaspettatamente, mi qualificai prima per le selezioni regionali e poi per quelle nazionali, dove mi aggiudicai anche una medaglia di bronzo. Questa esperienza mi permise di imparare moltissimo sulla programmazione e mi fece appassionare alla materia.

Nell’immaginario comune essere un informatico è prettamente un lavoro maschile: pensa che l’informatica sia un “paese” per donne?

Penso che dovrebbe esserlo, anche se al momento ci sono troppe poche donne che decidono di intraprendere una carriera informatica. Purtroppo, ci sono ancora moltissimi preconcetti che vedono le donne come meno “portate” verso discipline tecnico-scientifiche. Questi preconcetti fanno sì che, fin da piccole, le bambine non vengano incoraggiate da insegnanti e genitori a studiare materie quali la matematica, l’informatica e la fisica, portandole poi a non scegliere carriere in questi ambiti. Questa però non solo è un’opportunità mancata per le donne (essendo questi tra i settori più remunerativi), ma anche per le imprese, dato che vari studi mostrano che la diversità (di genere, ma anche di background in generale) sia un punto chiave nel successo di un’azienda.

Ha lasciato Mirandola per trasferirsi a Monaco: cosa le manca della Bassa e cosa invece non rimpiange?

Della Bassa mi mancano famiglia, amici e, beh, sicuramente il cibo! Perciò, in particolare quest’anno che il Covid non mi ha permesso di tornare in Italia a Pasqua e Natale, mi sono imposta di imparare a fare tortellini e lasagne. Quello che sicuramente non rimpiango invece sono la nebbia, l’afa e soprattutto le odiatissime zanzare.

È stato facile ambientarsi a Monaco oppure la vita tedesca ha cambiato radicalmente le sue abitudini quotidiane?

Il problema più grosso dell’ambientarsi in Germania, più che le abitudini, è stata sicuramente la lingua. Per quanto molte persone – specialmente giovani – parlino l’inglese, tantissimi aspetti della vita quotidiana risultano molto più complicati senza sapere il tedesco. Ora che lo parlo è decisamente tutto più semplice, ma non nascondo che all’inizio sia stata dura e abbia pensato più volte di lasciare tutto e tornare a casa.

Da quanto lavora per Google e di cosa si occupa?

Ho iniziato a lavorare a Google circa due anni fa. Sono una Software Engineer e mi occupo di sviluppare prodotti che vengono utilizzati internamente dai dipendenti di Google.

Google si classifica sistematicamente come una delle migliori aziende hi-tech in cui lavorare: ma com’è veramente lavorare per Google?

Google è famosa per avere tantissimi benefit: dai pasti gratuiti, ai massaggi, alle palestre interne con tanto di corsi di yoga. Quello che personalmente apprezzo di più, però, è l’attenzione che viene data al benessere del dipendente, a partire dal conciliare il lavoro con la vita privata. Orari flessibili e assenza di cartellini da timbrare, possibilità di lavorare da casa (anche prima del Covid), apertura verso il lavoro part time, mesi extra di maternità e paternità pagata (oltre ai numerosi già offerti dallo stato tedesco) sono alcuni esempi. L’idea di base, che condivido pienamente, è che un dipendente appagato e non stressato è anche molto più produttivo. Penso che su questo tante aziende italiane abbiano molto da imparare. Non è un caso se così tanti giovani qualificati decidono di trasferirsi all’estero e di restarci.

Pensa che un giorno tornerà a Mirandola oppure immagina il suo futuro altrove?

Dal punto di vista lavorativo e della qualità della vita, qui a Monaco mi trovo benissimo, però la lontananza dalla famiglia (per me e anche per mio marito, originario di Carpi) è un aspetto che si fa sentire e che potrebbe un domani farci decidere di tornare. Probabilmente a Mirandola non ci sono molte posizioni per il mio profilo lavorativo, però già a Modena o Bologna penso ci siano più possibilità. Infine, con il fatto che sempre più aziende – soprattutto in ambito informatico – stanno iniziando a offrire posizioni da remoto, non escludo che magari un domani potrei tornare a vivere a Mirandola lavorando da casa.

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