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07 Novembre 2026
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Un anno di Covid negli ospedali modenesi: “Uno sforzo comune immane, intenso, ininterrotto”

Riorganizzazione di interi reparti, formazione continua del personale, assistenza fisica e psicologica al paziente e sostegno alla sua famiglia. In altre parole, uno sforzo comune immane, intenso, ininterrotto per affrontare la pandemia. È così che l’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena ha trascorso questo ultimo anno e così sta continuando a fare, nella prospettiva auspicabile di superare questa pandemia con la collaborazione del senso civile di tutti.

“I dati di questi giorni ci fanno capire come sia il momento inderogabile di assumerci ciascuno la propria responsabilità: attenendosi alle regole comuni, accogliendo l’offerta della vaccinazione e sostenendo le persone che si occupano della cura e dell’assistenza”, commenta il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena, Claudio Vagnini. “Oggi ci troviamo ad un punto cruciale della spirale pandemica che, a seconda dei comportamenti individuali, può correre verso l’alto o verso il basso. Dobbiamo restare saldi e fare in modo che la situazione migliori. Da parte nostra, il bilancio è quello di un anno di lavoro duro, durante il quale i nostri professionisti hanno rivisto ciascuno le proprie mansioni, non sostituendone alcune ad altre, ma aggiungendone a seconda della necessità. Si tratta di persone con famiglie a carico che non hanno potuto godere di normali periodi di riposo da quando l’emergenza è iniziata. Personalmente, sono fiero di come l’Azienda abbia fatto fronte alla pandemia, allo stesso modo proseguiremo il nostro lavoro quotidiano”.

E oggi si è fatto il punto della situazione Covid-19 nella sede dell’Ospedale Civile di Baggiovara.

Situazione ricoveri

Nell’ultima settimana l’andamento dei riscontri di nuovi casi positivi nella provincia ha avuto un lieve calo rispetto al picco registrato precedentemente. Per quanto riguarda i ricoveri, l’aggiornamento odierno vede 303 ricoverati con tampone positivo. Di questi, 230 sono in degenza ordinaria, di cui 154 al Policlinico e 76 all’Ospedale Civile di Baggiovara. I ricoveri tra Terapia Intensiva e Semintensiva sono invece 73, di cui 38 al Policlinico e 35 all’Ospedale Civile.

Il numero di ricoverati si mantiene comunque elevato, in particolare nel setting di area critica: per tale motivo è ancora mantenuta la sospensione dei ricoveri programmati in area internistica e chirurgica, sempre garantendo la gestione delle emergenze-urgenze.

Rispetto all’andamento degli ingressi di pazienti positivi della settimana precedente, che aveva visto una media di 25 ingressi giornalieri sui due ospedali, negli ultimi sette giorni si è passati ad una media di 21 pazienti al giorno, mentre i pazienti in uscita si attestano sui 24 ogni giorno.

Varianti circolanti sul territorio provinciale (dato aggiornato al 01.04.2021)

Dal 10 marzo a oggi, in base alle indicazioni regionali sullo screening con test REAL TIME PCR per la ricerca di varianti su pazienti positivi a SARS-CoV-2, sono stati valutati 110 tamponi positivi tra i pazienti ricoverati nelle Terapie intensive del Policlinico, Baggiovara e Ospedale di Carpi. Tra questi, 85 (77%) tamponi hanno presentato mutazioni del virus compatibili con variante inglese, 20 (18%) compatibili con variante brasiliana mentre rimane stabile a 1 il tampone con mutazioni compatibili a variante nigeriana e si aggiunge un solo tampone ai 3 già riscontrati senza mutazioni ascrivibili alle suddette varianti.

Il programma di monitoraggio a livello regionale sulla diffusione varianti ha previsto, per il mese di marzo, l’invio di 16 tamponi positivi al laboratorio di riferimento regionale (IZSLER di Parma), sottoposti poi all’analisi di sequenziamento genomico. Tra questi, 6 tamponi sono stati scelti a conferma del tampone con variante nigeriana e 5 a conferma della variante brasiliana in TIPO, mentre gli altri 10 tamponi che sono stati scelti per confermare un focolaio hanno evidenziato la variante inglese.

Per quanto riguarda il nuovo studio di prevalenza nazionale sulle varianti promosso dall’ISS che vede impegnati tutti i laboratori regionali, il sequenziamento genomico condotto dall’IZSLER di Parma sui 28 tamponi scelti a caso a livello provinciale ha confermato la presenza di 24 varianti inglese (86%) e 4 varianti brasiliana (14%) Vogliamo ricordare che, come per gli studi precedenti, i tamponi scelti tra tutti quelli risultati positivi il giorno 18 marzo, sono in numero proporzionale agli abitanti della provincia di Modena.

Percorso caregiver

Nei giorni scorsi è stata approvata una procedura che consente la permanenza ai familiari e accompagnatori (caregiver) negativi nei reparti COVID a fianco dei pazienti disabili. Si tratta di una procedura speciale che è riservata a pazienti esclusivamente con disabilità fisica e/o psichica. Il personale del reparto aiuterà il caregiver nella vestizione con i dispositivi di protezione individuali e li assisterà all’interno del reparto.

 

Ma vediamo com’è la situazione all’interno della struttura dalle voci dei suoi professionisti

Il Direttore della Medicina Gastro Covid dell’Ospedale Civile di Baggiovara, Marcello Pradelli, spiega: “Il nostro reparto è stato convertito in area Covid nel novembre scorso e il personale è sempre quello che aveva già affrontato la prima ondata. Allora l’organizzazione fu diversa, perché la pandemia, arrivando improvvisa e prorompente, ci colse di sorpresa. La soluzione, un anno fa, fu quella di ricavare aree dedicate all’interno dei settori chirurgici con équipe miste. Oggi, invece, avendo potuto farci trovare pronti dalla recente esperienza, abbiamo previsto un’organizzazione sequenziale di attivazione dei reparti in base alle necessità contingenti dei posti letto. Abbiamo cambiato completamente il modello, non perché il primo non fosse efficace, quanto perché ci siamo dati una scaletta più efficiente in prospettiva di ciò che potevamo prevedere”.

Prosegue Pradelli: “Il paziente Covid tipo che riceviamo nel nostro reparto è stabile in osservazione con sintomi da poco tempo e in uno stato di desaturazione che nel giro di 24-48 ore potrebbe avere un peggioramento. Inoltre, abbiamo pazienti con supporto di ossigeno ad alti flussi fino a ventilazione con caschi o maschere, e pazienti che hanno terminato la degenza in Terapia intensiva per affrontare il recupero”.

In Medicina Gastro Covid, essendo un reparto dedicato, medici e infermieri possono stabilire un contatto frequente coi pazienti, a loro molto d’aiuto e gradito. I familiari vengono fatti entrare raramente, essenzialmente per i casi di pazienti a prognosi infausta e/o con mesi di ricovero alle spalle.

“Il personale è l’elemento al momento più critico”, prosegue Pradelli. “E’ tendenzialmente affaticato, perché è assai impegnativo lavorare in area Covid, sia fisicamente (con tute, maschere, visiere e cambi continui), sia psicologicamente, perché entri in contatto con situazioni anche molto complesse dal punto di vista emotivo, ad esempio famiglie che contano al loro interno anche più di un ricoverato e possono subire dei lutti. Come direttori è nostro compito supportare l’equipe e quando possibile dare loro un po’ di respiro”.

Questi mesi di presa in cura dei pazienti Covid e non-Covid sono stati dunque un tempo denso di flessibilità, modifiche organizzative, strutturali, implementazioni che l’Azienda ha dovuto mettere in atto, efficacemente e rapidamente, per rispondere in maniera appropriata alla pandemia.

Come precisa la dirigente della Direzione delle Professioni Sanitarie, Roberta Zanin, “nel dettaglio ciò ha significato passare in 13 mesi da 36 a 84 posti letto in terapia intensiva e da 27 a 52 in Malattie Infettive. Contestualmente abbiamo riorganizzato anche gli altri reparti internistici, creando aree Covid più o meno ampie e variabili in relazione all’accesso dei pazienti in Pronto Soccorso. Non ultimo, abbiamo potuto contare sull’integrazione con il territorio, grazie a cui abbiamo potuto trasferire in ospedali, residenze e strutture territoriali i pazienti nella fase post-acuta della malattia. Parallelamente, l’attenzione è rimasta intatta nelle aree ambulatoriali, oncologiche, materno-infantile, e così via, grazie alla creazione di percorsi adeguati e contingentati per gli utenti”.

Prosegue Zanin: “Dal punto di vista delle risorse umane, l’azienda ha potenziato il personale in termini numerici e di preparazione attraverso formazione a distanza, formazione one-to-one e sul campo, sia per la gestione del paziente affetto da COVID-19, sia per la sicurezza del professionista (vedi vestizione-svestizione nelle aree basso, medio e alto rischio). Ancora, sono stati potenziati momenti di confronto tra i professionisti per rafforzare solidarietà, integrazione e interdipendenza, consapevoli che, anche nella pandemia, la forza è rappresentata dal team. E in tutto questo percorso non si è mai perso di vista non solo il paziente, ma anche i familiari”

La possibilità per i pazienti Covid di mantenere contatti con i loro cari diventa fondamentale. Aver creato le condizioni per far accedere i familiari al letto del paziente, mantenere rapporti telefonici tra clinici e famiglia, creare condizioni di distrazione come, ad esempio, quelle con la musica hanno contribuito a migliorare sia il vissuto del paziente, sia la gratificazione del personale. “Gratificazione che impatta con la stanchezza, certi però che la lotta che stiamo compiendo insieme, pazienti e personale sanitario, è il nostro solo e unico obiettivo”, conclude Zanin.

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