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17 Settembre 2026
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Covid, la Medicina Riabilitativa dell’Ospedale di Baggiovara in supporto dei pazienti più gravi

Tra le conseguenze a lungo termine del Covid-19 ci sono quelle legate ai lunghi ricoveri in Terapia Intensiva, in particolare nel caso in cui il paziente debba essere tracheotomizzato e sviluppi problematiche neurologiche che vengono gestite dalla Struttura complessa di Medicina Riabilitativa dell’Ospedale Civile di Baggiovara, diretta dal 15 aprile dal dottor Andrea Montis che ha sostituito il dottor Stefano Cavazza, prematuramente scomparso nel luglio del 2019. La struttura, si legge nel comunicato stampa diffuso dall'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, è punto di riferimento provinciale per tutti i pazienti con disabilità più gravi, legate a patologie neurologiche – come stroke ed emorragie cerebrali – o a eventi traumatici che causano gravi lesioni cerebrali. Infine, la struttura è parte di diversi percorsi terapeutico assistenziali dell’azienda tra cui il percorso senologico, per la sclerosi multipla e quello che riguarda la frattura di femore ed orto-geriatrico.
“Desidero dare il benvenuto al dottor Montis – ha commentato il direttore generale Claudio Vagnini – che è un giovane professionista molto preparato che ci ha dato la sua disponibilità a investire le sue competenze in un centro importante come quello dell’Ospedale Civile, in un settore chiave quale quello riabilitativo. Prevenzione, cura e riabilitazione, infatti, devono caratterizzare l’impegno dell’assistenza sanitaria pubblica, in un continuum assistenziale tra il ricovero ospedaliero e la parte di assistenza sul territorio. Sono questi gli obiettivi che ci siamo dati insieme al dott. Montis per i prossimi anni. Oggi è l’occasione anche per ricordare il dottor Cavazza, scomparso prematuramente, professionista preparato e persona eccezionale, sono sicuro che il dottor Montis saprà portare avanti il suo lavoro. Infine, voglio ringraziare tutti gli operatori, medici e personale infermieristico e riabilitativo del reparto e degli ambulatori che in questi ultimi anni hanno lavorato in una condizione difficile con ottimi risultati. In conclusione, desidero informare che l’Azienda ha accolto la proposta del dottor Montis di intitolare al dottor Cavazza il Laboratorio Analisi del Movimento, tema scientifico nel quale lui è stato uno dei massimi esperti a livello nazionale e non solo. Avvieremo a breve l’iter per concretizzare questo desiderio di tutti i nostri professionisti”. “Il nostro reparto – spiega il dottor Andrea Montis – ha a disposizione 30 posti letto ove accogliamo persone affette da lesioni neurologiche centrali o periferiche, alcune delle quali affette da grave cerebrolesione acquisita essendo centro Hub provinciale, inoltre persone dopo intervento neurochirurgico e affette da politraumi complessi. La sezione ambulatoriale, invece, consente di gestire pazienti con patologie diverse per esempio polmonari, che necessitano di riabilitazione respiratoria, pazienti affetti da lesioni cerebrali con esiti motori e neuropsicologici, pazienti post-chirurgici per interventi ortopedici avendo l’ospedale la funzione di hub provinciale del trauma. Le elevate competenze presenti hanno quindi consentito alla struttura di occuparsi anche dei pazienti a degenza prolungata nei reparti COVID-19 che presentano complicanze significative accolti nel nostro reparto quando negativi al tampone nasofaringeo. A questo proposito desidero ringraziare tutti i miei collaboratori, fisiatri, fisioterapisti, logopedisti, infermieri ed oss che hanno lavorato senza sosta in condizioni difficili ed in particolare la dott.ssa Monica Corona che ha guidato il reparto in questi mesi prima del mio arrivo”.
Dallo scoppio della pandemia, la Medicina Riabilitativa ha ricoverato quarantacinque pazienti di età compresa tra i 45 e i 78 anni - provenienti dai reparti acuti del Policlinico e dell’Ospedale Civile che a seguito del lungo ricovero e di severe problematiche respiratorie possono essere portatori di cannula tracheale, necessaria nella fase acuta per consentire loro di respirare. Questi pazienti hanno avuto bisogno di riabilitazione motoria e respiratoria, quest’ultima svolta insieme agli pneumologi del Policlinico.
“Le terapie cui vengono sottoposti questi pazienti – aggiunge la dottoressa Monica Corona, fisiatra dell’Ospedale Civile – rientrano nel campo della riabilitazione intensiva con programmi neuromotori, respiratori e deglutologici. Si tratta, infatti, di pazienti con gravi disturbi neuromuscolari, sindrome da immobilizzazione, sindrome da stress post traumatico. Lo scopo è quello di riuscire a “decanularli” e recuperare autonomia per consentire loro la dimissione a domicilio ed eventualmente il proseguimento della riabilitazione nei nostri ambulatori. Si tratta di pazienti con tampone negativo che arrivano da noi in fase di stabilizzazione quando ancora necessitano del supporto di ’ossigeno. Abbiamo avuto pazienti che prima di arrivare da noi, hanno fatto ricoveri di otto-dieci mesi nei reparti Covid-19. Possono sembrare casi limite, ma dimostrano come questo virus possa lasciare esiti severi e disabilità complessa multidimensionale”.
Una volta dimessi, i pazienti, vengono seguiti dagli ambulatori dell’Ospedale Civile e del territorio.
“I nostri pazienti – commenta la coordinatrice infermieristica Francesca Bonacini – rimangono da noi per parecchio tempo, spesso oltre un mese. Purtroppo per alcuni, a seguito dell’evento acuto - possono residuare delle disabilità a vario livello in grado di determinare un cambio radicale nella loro vita. L’approccio assistenziale svolto dall’intero Team Interprofessionale è incentrato sulla costruzione di un percorso/alleanza terapeutica che coinvolga il paziente, i suoi caregivers e noi; li porti ad affrontare insieme il percorso di riabilitazione, per imparare a conoscere la malattia e gli eventuali cambiamenti che questa potrà portare nella loro vita. La nostra organizzazione infermieristica, quindi, è necessariamente peculiare. Abbiamo, infatti, un infermiere di riferimento che segue tutto il percorso terapeutico del paziente, trait d’union tra il paziente e i suoi caregiver e l’intera equipe”.
Per questo motivo, nel rispetto delle misure di sicurezza adottate dalla Direzione sanitaria, è stato previsto un accesso facilitato dei famigliari al reparto, identificando due figure di caregiver autorizzate a visitare il paziente per tutta la durata del ricovero.
“La presenza dei famigliari, infatti, è un aspetto terapeutico importante del percorso riabilitativo: i nostri pazienti, arrivano spesso spaesati e traumatizzati dalla terapia intensiva, soffrono di forte insonnia e ansia dovuta alla consapevolezza di aver avuto una patologia grave, sulla quale c’è una grande pressione mediatica. La vicinanza di persone care è fondamentale per favorirne il recupero. Uno sforzo organizzativo notevole nel quale ci sostiene soprattutto osservare i progressi che fanno i nostri pazienti. Proprio alcuni giorni fa, ad esempio, ci ha scritto uno dei nostri pazienti ex-covid che è stato ricoverato in Malattie Infettive a novembre 2020, poi in Terapia Intensiva, che ha cominciato la riabilitazione dai primi di gennaio e dimesso il 23 febbraio. Ha voluto ringraziarci e dirci che, dopo tre mesi dalla dimissione ha ripreso la sua attività lavorativa. Sono queste notizie che ci sostengono quotidianamente”.
Non solo il COVID-19
“Il nostro gruppo – aggiunge il f.f. coordinatore dei fisioterapisti Ruggero Vio – è composto da fisioterapisti e logopedisti che in team con i fisiatri definisce e applica il progetto riabilitativo individualizzato (PRI) dei pazienti. Oltre alle attività che i fisioterapisti/logopedisti svolgono nel reparto di degenza Riabilitazione Intensiva in collaborazione interprofessionale con la componente infermieristica/assistenziale vanno aggiunte le attività di consulenza e di supporto che i fisioterapisti quest’anno hanno sostenuto nelle aree covid dei due stabilimenti ospedalieri di Modena, dalle terapie intensive alle sub intensive fino alle aree mediche. Durante l’anno 2020 sono stati presi in carico nelle varie cliniche 560 pazienti affetti da Covid-19: 360 pazienti (65%) ricoverati in area medica e 200 pazienti (35%) ricoverati in area semintensive-intensive”.
Nel 2020 la Medicina Riabilitativa ha assicurato la sua consulenza a 5237 pazienti ricoverati tra l’Ospedale Civile di Baggiovara e il Policlinico, tra i quali 51 pazienti specificamente seguiti dalle logopediste con lo scopo di recuperare la corretta deglutizione. A queste attività sopra segnalate sono da aggiungere inoltre i 1.360 pazienti seguiti nelle palestre dell’area ambulatoriale. In prossimità dell’area ambulatoriale è da segnalare anche una zona dedicata alla terapia occupazionale dove sono riproposti due ambienti domestici: cucina e camera da letto. In questa area viene proposto l’addestramento alle attività di vita quotidiana dei pazienti e dei familiari e/o caregiver. La nostra U.O. Medicina Riabilitativa negli anni passati ha annoverato tra le sue attività anche la riabilitazione in acqua svolta nella piscina dell’ospedale Civile di Baggiovara. Tale attività, sospesa per l’inizio della pandemia, non è stata più ripresa, l’obiettivo è riprenderla appena ci saranno le condizioni.

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