Mancanza di medici di medicina generale e difficoltà nella copertura di un nuovo medico in caso di pensionamento del precedente; necessità di migliorare le modalità di contatto con il medico e i rapporti interpersonali paziente-medico; necessità di estendere gli orari di apertura degli ambulatori; necessità di incrementare le visite domiciliari e i servizi socio-assistenziali domiciliari; criticità legate all’affollamento dell’ambulatorio e ai troppi pazienti seguiti. Sono questi gli elementi su cui intervenire in ambito sanitario e, in particolare, in riferimento ai medici di base, individuati tramite un'indagine realizzata da Federconsumatori e sindacato Pensionati e Funzione Pubblica Cgil Modena
Il report giunge all'interno di una crisi conclamata, più volte oggetto dell’attenzione generale. Una generazione di medici di famiglia - si legge nelle note riassuntive dell'indagine, diffuse da Cgil e Federconsumatori - è arrivata meritatamente all’età della pensione, ma lo spazio lasciato libero non viene occupato da altri medici, per una pluralità di motivi. Rimangono così sguarnite da un servizio imprescindibile intere comunità: nel caso modenese importanti frazioni del nostro territorio, con vistosi disagi in alcuni comuni e aree, come Carpi, la Bassa e la Collina/Montagna. In particolare, la tabella seguente mostra quali siano le carenze, in provincia di Modena, distretto per distretto. Nel dettaglio, sarebbero circa 15 i medici di base attualmente mancanti nella Bassa su un totale di 40 posti ancora da assegnare in provincia di Modena:
Se l’indagine ha origine attorno a questa emergenza, si è deciso da subito di indagare anche altri temi con una indagine scientifica, prioritariamente rivolta agli iscritti alla CGIL della provincia di Modena (112.000 nel 2020, su circa 580.000 cittadini e cittadine modenesi maggiorenni) e nei comuni di Carpi, di Castelfranco Emilia, nel quartiere Madonnina di Modena e nei Comuni Montani.
Non può non essere segnalato il notevole risultato in termini di rispondenti al questionario (2.720 unità), il maggiore nell’esperienza ventennale di indagini per Federconsumatori, con un tasso di campionamento pari al quadruplo di quello utilizzato dall’Istat in molte delle principali indagini campionarie realizzate a carattere nazionale. Un segnale di grande interesse generale su questo tema, ma anche l’evidenza di una voglia di partecipazione, di esprimere le proprie valutazioni.
Il Piano di campionamento dell’indagine - scrivono Cgil e Federconsumatori -è stato strutturato per potere essere esteso a più livelli territoriali, fornendo indicatori statisticamente significativi: l’unità territoriale minima di rilevazione è di tipo sub-comunale ed è rappresentata dalla frazione/quartiere. Questo aspetto garantisce un’ampia gamma di libertà nella costruzione degli indicatori per i livelli territoriali superiori (comunale e sovra comunale). Contemporaneamente, tale metodologia consente di cogliere a pieno le peculiarità dei servizi sanitari e del servizio fornito dai medici di base sui singoli micro territori, evidenziando punti di forza e di debolezza e fornendo anche la base informativa per lo sviluppo di eventuali futuri focus di analisi.
L’indagine è stata condotta nel periodo giugno-settembre 2021 mediante un questionario anonimo, attraverso il quale sono state rilevate sia variabili quantitative/oggettive, sia variabili qualitative funzionali a indagare elementi di percezione dell’intervistato. Come anticipato, l’indagine analizza vari aspetti dei servizi sanitari territoriali e si concentra particolarmente sulla figura del medico di famiglia. Il Piano di campionamento ha previsto tre modalità di rilevazione finalizzate a cogliere le peculiarità e il maggior numero di informazioni per specifici gruppi di popolazione e per ambiti territoriali: la compilazione tramite piattaforma online, previa ricezione del relativo link tramite sms; la somministrazione diretta nei singoli territori dei questionari tramite intervista e tramite compilazione assistita, soprattutto per le persone anziane; le interviste dirette a “testimoni privilegiati” in determinati ambiti territoriali (soggetti che per ruolo, carica, professione risultano osservatori prioritari e rappresentativi). L’analisi del campione è stata condotta mediante l’indagine delle seguenti dimensioni principali, tutte riferite al servizio fornito dal MMG:
1) Le caratteristiche, l’organizzazione e l’utilizzo del servizio
2) I principali punti di criticità percepiti
3) I principali punti di forza percepiti
4) Il gradimento del servizio
5) La visione attuale e futura del servizio.
La sintesi dei risultati è riportata nel seguente quadro sinottico relativo al complesso delle aree territoriali campionate:
ELEMENTI DI FORZA
ELEMENTI DA ATTENZIONARE
ELEMENTI SU CUI INTERVENIRE
– Rapporto consolidato nel tempo con il proprio medico (superiore a 5 anni per la maggior parte dei rispondenti)
– Vicinanza dell’ambulatorio all’abitazione del paziente
– Organizzazione dell’attività amministrativa dell’ambulatorio tramite segreteria
– Medici che lavorano in équipe e all’interno di Case della Salute
– Diffusione dell’utilizzo del Fascicolo Sanitario elettronico
– Generale professionalità del personale medico (anche nell’affrontare l’emergenza pandemica) ma con aspetti da migliorare
– Necessità di ampliare il numero di medici che lavorano all’interno di gruppi di professionisti e nelle Case della salute
– Necessità di incrementare le attività ambulatoriali nelle strutture sanitarie presenti sul territorio
– Implementare ulteriormente la presenza di segreteria all’interno degli ambulatori dei medici di famiglia per la gestione amministrativa
– Implementazione e utilizzo di nuove tecnologie per la comunicazione con i pazienti
– Utilizzo del fascicolo elettronico nelle classi di età più avanzate
– Potenziamento ospedali e dei Pronto Soccorso
– Mancanza di medici di medicina generale e difficoltà nella copertura di un nuovo medico in caso di pensionamento del precedente
– Necessità di migliorare le modalità di contatto con il medico e i rapporti interpersonali paziente-medico
– Necessità di estendere gli orari di apertura degli ambulatori
– Necessità di incrementare le visite domiciliari e i servizi socio-assistenziali domiciliari
– Criticità legate all’affollamento dell’ambulatorio e ai troppi pazienti seguiti
Si tratta di un’indagine che non può certo essere limitata all’espressione di un voto. Anche se l’analisi sul gradimento del proprio medico di famiglia a quello somiglia molto. Ed è un voto positivo, anche se differenziato tra le quattro aree esaminate: 7,6 su 10 a Castelfranco Emilia e nel quartiere Madonnina, 7,2 su 10 a Carpi e nell’area collinare-montana. I medici di famiglia della nostra provincia, adottando questa modalità estremamente semplificata, sono quindi promossi, anche se non troppo largamente. E' possibile dire che il sistema regge ancora, da questo punto di vista. Ma è necessario approfondire, perché i numeri dell’indagine evidenziano un significativo arretramento rispetto al passato. E perché le valutazioni ed i giudizi sono certamente articolati, e aiutano chi, come noi, vuole fermare ed invertire quell’arretramento.
Se il prospetto si riferiva all’aggregato territoriale è utile esaminare le criticità ed i punti di forza nelle singole realtà, dove sono emerse diverse differenze. Ad esempio, se generalmente è poco sentito il problema della distanza del medico dalla propria abitazione, questo non accade in montagna, dove il tema al contrario è piuttosto sentito, così come quello sulle criticità sugli orari insufficienti. A Carpi e alla Madonnina è particolarmente sentito il tema della difficoltà nei contatti, mentre a Castelfranco si contestano le attese troppo lunghe, con un dato estremo. Se nelle criticità le differenze territoriali sono forti, e tali da costringere ad un esame in profondità, stupisce l’uniformità dei punti di forza rilevati dai pazienti, sostanzialmente identici in tutti i territori: professionalità, rapporto umano e disponibilità sono riconosciute come caratteristiche positive dalla maggioranza degli intervistati.
Il peggioramento del servizio è rilevato da una importante quota degli intervistati, ai quali non fa da contraltare una pari percentuale di soggetti per i quali è intervenuto un miglioramento. Il dato più negativo è quello di Carpi e dell’area montana, dove rispettivamente per il 28 e 27% degli intervistati la qualità del servizio è peggiorata o nettamente peggiorata. A Castelfranco e nel quartiere Madonnina questo dato si riduce al 22%, non molto distante per Castelfranco da quel 18% per il quale il servizio è migliorato o nettamente migliorato. In generale si nota un maggior gradimento per quei comuni dove è presente una Casa della Salute, anch’esse però non esenti da critiche e da richieste di miglioramento.
Infine il Covid-19. Anche se una larga maggioranza di rispondenti dichiara di aver avuto dal proprio medico di famiglia l’assistenza necessaria per problematiche relative al virus, non va sottovalutato quel 17% che dichiara di non aver trovato dal proprio Medico le risposte necessarie.
Una domanda atteneva la visione futura del ruolo del medico di famiglia. Per la maggioranza degli intervistati, il 52,4%, il ruolo del medico di famiglia deve cambiare. Come? La prima delle questioni è la maggior cura nei rapporti interpersonali con il paziente, segue la maggiore disponibilità alle visite domiciliari, il maggior numero di medici, l’ampliamento degli orari di apertura, la presenza di attività di segreteria e l’utilizzo delle nuove tecnologie. Emerge la preoccupazione rispetto alle garanzie di sostituzione del proprio medico, prossimo al pensionamento. Più in generale, sulla Sanità territoriale, si chiede la crescita dell’assistenza socio-sanitaria domiciliare, la semplificazione delle modalità di prenotazione di una visita, il potenziamento degli Ospedali di Carpi, Pavullo e Castelfranco, il potenziamento delle Case della Salute e l’ampliamento dei servizi offerti.
In sintesi il medico di famiglia è chiaramente, per i 2.720 rispondenti, una figura centrale nella Sanità territoriale. Ma si ritiene necessario, già oggi, rivedere nel suo insieme gli aspetti organizzativi e di intreccio con il sistema sanitario territoriale. I bisogni dei cittadini e delle cittadine sono mutati nel tempo, ma questo non è stato registrato a sufficienza dall’attuale organizzazione dei medici di famiglia. La pandemia ha visto certamente tanti di loro esprimersi al massimo con abnegazione, ma allo stesso tempo ha anche mostrato l’urgenza di introdurre importanti innovazioni, possibilmente condivise, a garanzia della Salute dei cittadini e delle cittadine.
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