Buoni pasto: il 15 giugno ristoranti, bar e supermercati li rifiuteranno
MODENA- L'obiettivo della giornata è quelli di sensibilizzare il Governo, Consip e l'opinione pubblica sulle criticità legate alla gestione dei buoni pasto: un sistema dai costi ormai insostenibili per le imprese, cui viene imposta una ‘tassa occulta' vicina al 30% del valore dei buoni stessi.
Le associazioni erano già intervenute qualche settimana fa denunciando la criticità della situazione, riguardante in particolare alla pubblicazione della gara BP10, indetta dalla centrale unica di acquisto, Consip. A questo proposito e' necessario sottolineare che con le ultime due gare, 2018 e 2020, gli esercenti si sono trovati a pagare commissioni medie del 19,8% (BP8) e del 17,80% (BP9). Un meccanismo che, secondo le associazioni, finisce per scaricare il risparmio della pubblica amministrazione sui pubblici esercizi e sulla distribuzione commerciale. Per ciascun buono da 8 euro il bar, il negozio alimentare o il supermercato ne incassa poco più di 6. Una volta scalati anche gli oneri di gestione (conteggio, spedizione, pos, ecc.) e quelli finanziari si registra un deprezzamento del 30%: ogni 10mila euro di buoni incassati, gli esercizi convenzionati perdono circa 3mila euro. Per protestare contro questa stortura e chiederne la correzione, il prossimo 15 giugno le imprese aderenti all'iniziativa non accetteranno buoni pasti per tutta la giornata. "La nostra - commentano le associazioni - vuole essere un'azione di protesta e rappresenta il culmine della campagna di sensibilizzazione delle imprese, iniziata lo scorso 7 maggio con la Conferenza congiunta delle Associazioni firmatarie dell'iniziativa, mirata a chiedere una riforma del sistema di erogazione dei buoni che parta da due punti fondamentali: la salvaguardia del valore nominale dei titoli e la definizione di tempi certi di rimborso da parte delle società emettitrici." Le associazione aggiungono che, se non ci sarà una riforma radicale del sistema di erogazione dei buoni pasto, le imprese della distribuzione commerciale e della ristorazione potrebbero smettere di accettare i ticket. Un danno enorme per circa 3 milioni di lavoratori pubblici e privati che utilizzano quotidianamente questo strumento per assicurarsi il pasto.
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