Cispadana e Bretella, Rifondazione comunista: “Si metta la parola fine a opere dannose”
“Non condividiamo per nulla l'entusiasmo con cui il presidente Bonaccini commenta l'incontro con il ministro Salvini del 17 gennaio per discutere il rinnovo della concessione ad Autobrennero, e quindi la realizzazione di Bretella Campogalliano-Sassuolo e Autostrada Cispadana. Anzi chiediamo che si metta la parola fine ad opere dannose che impediscono lo sviluppo di una mobilità sostenibile e competitiva per il nostro territorio”.
Lo chiede Stefano Lugli, co-segretario regionale di Rifondazione Comunista Emilia-Romagna e componente del Coordinamento regionale di Unione Popolare.
“Sono passati 16 anni da quando la Regione ha scelto la soluzione autostradale per la Cispadana - argomenta Lugli - e ad oggi l’iter progettuale non è concluso e il piano finanziario non è sostenibile. Un fallimento sotto gli occhi di tutti che impedisce il completamento della strada cispadana urbana, indispensabile per migliorare la mobilità in direzione est-ovest e collegare i centri urbani e industriali con una viabilità aperta, gratuita, moderna e senza devastare il territorio. Allo stesso modo - spiega Lugli - la Bretella Campogalliano-Sassuolo, pensata nel lontano 1985, non solo duplica la superstrada gratuita Modena-Sassuolo ma addirittura impedisce l’ampliamento dello scalo merci ferroviario di Marzaglia-Cittanova danneggiando gravemente la logistica del territorio".
“Queste opere non servono al territorio, non sono sostenibili economicamente ed ambientalmente e sono un freno alla crescita economica. Ma allora a cosa servono? - domanda Lugli - Sono la moneta di scambio che la politica utilizza per rinnovare ad Autostrada del Brennero la concessione di gestione della A22 scaduta da 10 anni. Una situazione che non è più tollerabile, su cui pendono dubbi della Commissione europea per i limiti alla concorrenza e che degrada la credibilità di istituzioni incapaci di assumere scelte responsabili e lungimiranti, anche in considerazione della gravissima crisi ambientale che la regione Emilia-Romagna sta attraversando.
“Si metta la parola fine a queste due opere insensate e divoratrici di denaro pubblico - conclude Lugli - e si perseguano quelle alternative che guardano al trasporto su ferro e alla mobilità pubblica per persone e merci”.
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