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22 Luglio 2026
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Ronzio nell’orecchio per 8-10% italiani, ci sono nuove speranza per chi soffre di acufene

(Adnkronos) - Da Caparezza a Piero Pelù, da Phil Collins a Sting. Sono tanti i cantanti che hanno sofferto o soffrono di un disturbo invisibile ma che quando colpisce può incidere molto sulla qualità della vita e sulla professione. E' l'acufene, un suono o rumore con carattere spesso persistente (fischio, ronzìo, fruscìo o cicalìo) percepito in assenza di una sorgente sonora esterna. A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Giancarlo Cianfrone, specialista in Otorinolaringoiatria e in Audiologia e già Ordinario della Sapienza Università di Roma, fondatore dell’Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità (Airs) e del primo Centro Acufeni in Italia che ricorda come si tratti "di un disturbo che si origina all’interno della lunga e complessa rete nervosa uditiva; è molto diffuso, 8-10% nella media della popolazione, con punte del 50% tra gli esposti a rumore fortemente impattante con la salute uditiva, come i professionisti della musica e addetti a lavorazioni rumorose, e del 75% delle persone con ipoacusia neurosensoriale sia giovani che anziani".  "Molto frequentemente - sottolinea - creano una condizione di vero e proprio disagio e ricadute negative sulla qualità della vita affiancando o inducendo disturbi psico-emozionali non trascurabili. Non di rado gli acufeni si accompagnano ad un ulteriore disturbo uditivo chiamato iperacusia, costituito da una particolare intolleranza ai suoni ambientali". Ebbene pur essendo passati più di 2 millenni da quando sono state reperite le prime testimonianze, nonostante gli indubbi progressi nei procedimenti diagnostici e nella messa a punto di protocolli di trattamento - progressi di cui lo stesso Cianfrone è personalmente testimone e promotore in circa 30 anni di studio in questo specifico settore, con l’istituzione di uno dei primi Centri Acufeni in Italia - l’Acufenologia "presenta ancora fino ai giorni nostri numerose ombre conoscitive ed operative, di non secondaria importanza. Sono ombre e lacune che si riflettono nella non sempre ottimale efficacia dei procedimenti clinici e nella parziale ed incostante soddisfazione dei pazienti che in gran numero cercano di avere un sollievo sostanziale e duraturo", precisa il professor Cianfrone. All’ultimo congresso nazionale della Società italiana di Audiologia e Foniatria (a Bari a novembre 2025), Cianfrone ha portato una relazione scientifica sulle novità nel campo degli Acufeni dal titolo 'Novità sugli Acufeni, focus sulla connettività funzionale cerebrale' destando vivo interesse nei molti medici e professionisti sanitari presenti; novità dal mondo delle moderne neuroscienze e provenienti dai centri più all’avanguardia impegnati in progetti 'Brain' (cervello) a livello mondiale, motivate originariamente da quell’emergenza medico-sociale costituita come è noto dalle malattie neurodegenerative.  Nell'approccio all'acufene sono disponibili protocolli diagnostici che se ben attuati con la dovuta attenzione possono già adeguatamente orientare il medico specialista verso una possibile linea di trattamento. "E non va dimenticato che l’acufene è un 'sintomo' generato all’interno del nostro complesso sistema sensoriale che comprende sensori periferici, stazioni intermedie e centri superiori; pertanto il primo tentativo di trattamento irrinunciabile è quello di individuare la causa di innesco dello stimolo anomalo; stimolo che poi andrà ad essere processato nel nostro sistema nervoso centrale e nelle strutture cerebrali uditive e percepito come suono o rumore", continua lo specialista. Esistono vari approcci, secondo un algoritmo e metodo classificativo messo a punto dal Centro Acufeni Airs in collaborazione con l’Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità dal gruppo di studio facente capo al professor Cianfrone già nel 2015, il metodo THoSC (Tinnitus Holistic Semplified Classification). "L’innesco del disturbo avviene in genere nella periferia sensoriale del nostro corpo con due modalità: A) orecchio innanzi tutto in presenza di alterazioni uditive, specie se a carico dei delicati e vulnerabili sensori dell’orecchio interno o coclea (cellule ciliate), struttura come è noto direttamente connessa attraverso una rete specifica con l’area uditiva del cervello, ove si trasforma in percezione cosciente di suono o rumore, diagnosticabile con attente valutazioni audiologiche", spiega Cianfrone. "B) Meno frequentemente nella periferia del complesso sistema somato-sensoriale, generalmente ma non solo, nel settore muscolo-scheletrico cranio-cervico-mandibolare; anche in questo caso in presenza di alterazioni o disfunzioni di questo apparato; ed il percorso degli stimoli periferici di allarme è simile al precedente, per diventare percezione di rumore proseguono lungo la rete nervosa somatica che può connettersi funzionalmente con la via uditiva ed i centri uditivi del cervello e dar luogo alla percezione del fenomeno acustico costituito dall’acufene; uno screening clinico pre-diagnostico oggi facilmente attuabile permetterà di avere contezza di tale possibile origine". "Una ulteriore modalità non prettamente periferica da ricercare e diagnosticare quanto più precocemente è: C) l’esistenza di una causa o concausa insita non più nella periferia propriamente detta ma nell’area psico-emozionale del nostro cervello (nota come area limbica); in questi casi non è sempre agevole per il paziente distinguere se lo stato ansioso, il distress, la paura, i disturbi del sonno, concomitanti all’insorgenza dell’Acufene siano causa o fattore facilitante il meccanismo acufenogeno, o siano invece una conseguenza reattiva psicologica del alla presenza di un segnale acustico intrusivo che tende magari a persistere e di cui si teme la non scomparsa . E’ in qualche modo accertato che questo fattore 'inquinante' emozionale possa essere in alcuni soggetti veramente determinante. Va detto che non di rado i tre fattori si trovano ad essere combinati con quadri più complessi che pur sempre possono essere esplorati ed identificati". "Quindi ben venga la conoscenza anche operativa della possibile varia eziologia degli acufeni, e quanto sia raccomandabile una razionale esecuzione degli accertamenti diagnostici disponibili nella clinica attuale delle tre ipotesi causali o con-causali (indagini audiologiche di I e II livello, screening ed eventuali approfondimenti sul sistema somato-sensoriale, screening e valutazione clinica nell’ambito della sfera psicologica). Il tutto preceduto ed accompagnato da un approccio empatico ed aperto al pieno ascolto e comprensione del paziente - ribadisce il professore - Vari protocolli di trattamento sono stati proposti a seconda delle cause e meccanismi di azione; le recenti linee-guida europee indicano: trattamenti farmacologici riservati solo a determinati casi, trattamenti di ripristino della funzione uditiva almeno parziale con dispositivi acustici, tecniche di desensibilizzazione e stimolazione con la cosiddetta 'terapia del suono' fra cui la Trt, trattamenti osteopatici e gnatologici se specificamente indicati e ultimo, ma non ultimo, metodiche psico-terapeutiche di Cbt o terapia cognitivo-comportamentale".  Cosa ci possiamo aspettare per il futuro? "In base alle modernissime rivelazioni proventi dal mondo delle neuroscienze, che potremmo trovarci oggi in una fase di svolta - suggerisce Cianfrone - La chiave sta nella possibilità di esplorare il cervello non tanto o non soltanto dal punto di vista anatomico con l’individuazione e la catalogazione delle singole aree segregate a svolgere singole funzioni (le conoscenze da anni erano già esaustive) e dal punto di vista funzionale) ma di assistere in maniera assolutamente dinamica al fenomeno rivelatosi di grande importanza della 'connettività funzionale' all’interno del cervello fra aree e reti segregate (network semplici) creando network funzionali più complessi atti a svolgere e processare azioni e condizioni più articolate. Questa co-attivazione di gruppi di neuroni e di reti può avvenire anche in assenza di una connessione anatomica. Ciò che emerge da tali studi è anche la grande variabilità interindividuale dei fenomeni di connettività funzionale a dispetto della buona stabilità nel singolo soggetto a dimostrazione della supposta origine genetica ed in parte epigenetica della fenomenologia". "Nel campo della acufenologia è tata messa a fuoco in questi primissimi studi la forte connettività funzionale fra l’area e le reti uditive (network uditivo) del cervello con il network dell’attenzione e quello della memoria e con essi il network della 'salienza' ben nota agli psicologi come meccanismo di pre-selezione cerebrale degli stimoli da porre sotto attenzione determinandone l’ascolto attivo e la memorizzazione, è altrettanto caratteristica e frequentissima la co-attivazione del network emozionale o 'limbico', quest’ultima co-attivazione risulta associata ad un attivazione dell’area somatica il che è il correlato fra stati psicoemozionali e stati muscolotenso-disfunzionali, frequenti appunto anche nel soggetto con acufeni. A guardar bene per chi si occupa di Acufenologia sono proprio quei processi che caratterizzano in maniera diversa la sintomatologia ed il decorso clinico di molti pazienti quelli che, oggi possiamo facilmente spiegare, vanno a determinare la varietà e l’imprevedibilità dell’efficacia dei normali tentativi di trattamento".  Le nuove tecniche di neuroimaging funzionale (fra cui la fMri o Risonanza magnetica funzionale, che oggi può arrivare a 7 Tesla di potenza ad alto campo Hf, Uhf, oppure la Eeg Hd-Meg high density-magneto- encephalography), o la Dbs (magnetic deep stimulation), la fNIR (functional near infrared spectroscopy), stanno permettendo di osservare in termini dinamici le variazioni di connettività cerebrale. "Ciò che sta emergendo dalle ricerche neuroscientifiche a carattere funzionale, almeno nel campo di interesse acufenologico è che i quadri cerebrali relativi ai singoli network coinvolti e soprattutto ai quadri più articolati ed inaspettati di connettività funzionale fra più specifici network cerebrali possono costituire forse per la prima volta dei veri biomarker obiettivabili e monitorizzabili con tecniche di neuro-imaging delle diverse condizioni cliniche di acufene; e pertanto costituire una futura guida concreta sia a nuovi trattamenti sia alla possibilità di prevedere e monitorare la suscettibilità individuale e il grado di risposta ai trattamenti stessi", conclude il professore Cianfrone.  [email protected] (Web Info)

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