Giornata vittime Covid, Ordini dei medici: “In pandemia una strage di operatori, c’è stata rabbia e ora c’è delusione”
(Adnkronos) - A 6 anni dal 18 marzo 2020, quando una lunga colonna di camion militari sfilò a Bergamo, nel silenzio del lockdown, trasportando verso altre città le bare delle vittime del Covid, i sentimenti dei medici sono di "rabbia e delusione", dice all'Adnkronos Salute Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). "Allora i professionisti sono stati lasciati soli. Ricordiamo i sacchi dell'immondizia attaccati alle gambe perché non c'erano sistemi di protezione, ed è solo uno degli esempi possibili. La rabbia è legata al fatto che abbiamo perso tante persone che potevano essere salvate se il sistema fosse stato pronto. E dopo quella rabbia oggi c'è la delusione per quell'impegno che era stato assunto - 'non deve succedere mai più' - ma che non è stato ancora mantenuto. Quindi rabbia per ciò che è successo, delusione per quello che non è successo", evidenzia Anelli nella Giornata nazionale in ricordo delle vittime del Covid. "Se guardo indietro penso al numero dei medici che sono deceduti per via del coronavirus, 380 che sommati alle perdite nelle altre professioni sanitarie è una vera e propria strage - continua il presidente dei medici italiani - sicuramente a causa di una malattia che nessuno di noi si aspettava, ma anche a causa del fatto che il Servizio sanitario nazionale non è stato sufficientemente pronto a proteggere i suoi professionisti", evidenzia Anelli che ricorda anche "la solidarietà e la vicinanza di tanta gente che poi ha apprezzato l'impegno e il sacrificio degli operatori in quel periodo, nei confronti dei malati. Quello che resta oggi, come insegnamento, è che sicuramente il Covid e il sacrificio dei professionisti è presente nella coscienza collettiva della nostra società. Ne abbiamo riscontro anche nell'indagine demoscopica appena realizzata da Fnomceo, secondo la quale l'84% dei cittadini esprime una grande fiducia nella medicina, che significa che quella lezione è rimasta impressa". Ma "resta l'amaro in bocca perché ancora oggi non c'è un piano straordinario per le professioni sanitarie". Quello che manca, insomma, "è la risposta al sacrificio attraverso un investimento concreto sui professionisti. Continuo a ripetere: non è sufficiente, non è stato sufficiente, anche se è importante, l'impegno economico con il Pnnr. Oggi noi abbiamo bisogno di fare delle politiche che incentivino soprattutto l'attrattività della professione medica in termini economici, ma soprattutto in termini di valorizzazione delle loro competenze e delle loro autonomie. Questo ci sarammo aspettati dal sistema. Se sono morti 380 medici, significa che il sistema non è riuscito a dare quella sicurezza che avrebbe dovuto dare", ammonisce Anelli. Il Ssn, prosegue, "non può essere soltanto costiuito da strumenti e strutture, è fatto soprattutto di persone: di donne e uomini che lavorano nel sistema. Non è una mera infrastruttura tecnica, ma è un'infrastruttura che permmette la coesione sociale, fondamento della pace. E i medici oggi sono operatori di pace - sottolinea il presidente - perché nel momento in cui incontrano il dolore, incontrano la sofferenza, incontrano la fragilità, si mettono in gioco. Rappresentano esattamente il contrario di quello che fa oggi: la violenza e la guerra che tutti noi abbiamo sotto gli occhi".
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