L’Emilia-Romagna è la regione più “anti-AI”: smart working sì, ma a misura d’uomo
In Emilia-Romagna lo smart working appare meno estremo rispetto ad altre regioni italiane. I dati mostrano un modello positivo, ma più sobrio: meno produttività percepita rispetto ai territori più forti, meno uso dell'AI, ma anche meno segnali di pressione, controllo e presenteismo digitale. Secondo la nuova ricerca di iGaming.com, basata su un sondaggio Censuswide tra lavoratori da remoto o prevalentemente da remoto, il 55,0% dei lavoratori dell'Emilia-Romagna dichiara di lavorare meglio da remoto rispetto all'ufficio. Il 36,7% non nota differenze sostanziali e l'8,3% dice di lavorare peggio. La giornata media è la più contenuta tra le regioni analizzate: 8,10 ore online, 5,46 ore produttive e 3,07 ore in meeting o videochiamate. Anche la flessibilità è molto presente ma regolata: il 55,0% lavora con orari flessibili entro certi limiti, secondo dato più alto dopo il Piemonte (57,6%), mentre solo il 3,3% ha piena flessibilità. L'AI ha un peso meno forte rispetto ad altre regioni. Il 20,0% dei lavoratori dichiara di non usare strumenti AI per lavoro: è la quota più alta tra le regioni analizzate. Tra chi li usa, il risparmio medio è di 67,2 minuti al giorno, il valore più basso del campione regionale, sotto Veneto (70,9), Piemonte (73,1), Campania (74,2) e Lombardia (74,3). Quando l'AI libera tempo, il 47,7% lo usa per prendere in carico altro lavoro, valore comunque alto e vicino a Puglia (48,2%) e Lazio (49,3%). Il 25,0% lo usa per attività personali e il 20,5% per pause o riposo.
Il tratto più interessante dell'Emilia-Romagna riguarda il lavoro durante la malattia. Il 38,3% dei lavoratori dichiara di lavorare di più quando sta male da quando è da remoto: è il valore più basso tra tutte le regioni analizzate. La distanza dalle altre aree è evidente: Sicilia (60,0%), Puglia (55,7%), Lombardia (53,5%), Campania (51,7%) e Lazio (51,3%) sono tutte oltre il 50%. Anche il monitoraggio da parte dei superiori è più basso della media regionale. Il 30,0% dei lavoratori dell'Emilia-Romagna segnala strumenti di controllo, secondo dato più basso dopo il Veneto (25,4%). Tra chi è monitorato, i metodi principali sono check-in/status meeting e project/task tracking, entrambi al 44,4%, seguiti dal time tracking al 33,3%. Lo stress da monitoraggio è all'11,7%, il valore più basso tra le regioni analizzate. La regione è anche quella dove il remoto sembra pesare meno sulla carriera. Solo il 28,3% ritiene che lavorare da remoto abbia danneggiato promozioni o visibilità professionale: è il dato più basso del campione regionale. Di conseguenza, il 71,7% non percepisce penalizzazioni di carriera, il valore più alto tra le regioni considerate. Non tutto, però, è positivo. L'Emilia-Romagna è ultima per quota di lavoratori che si sentono più concentrati e produttivi da remoto sempre o spesso: 40,0%, contro Sicilia (70,8%), Lazio e Piemonte (64,7%) e Lombardia (63,3%). Il remoto sembra quindi meno euforico, ma anche meno invasivo. Sul rientro in ufficio, l'Emilia-Romagna è poco disponibile ad accettare passivamente. Solo il 23,3% accetterebbe un ritorno full-time, il valore più basso tra le regioni analizzate, mentre il 40,0% proverebbe a negoziare flessibilità. Guardando al futuro, il 45,0% immagina uffici come hub opzionali e il 26,7% pensa che diventeranno rari, utilizzati solo per settori o ruoli specifici. L'analisi completa è disponibile su: https://www.igaming.com/
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