Un mese fa l’attentato a Modena; il ricordo cittadini che fermarono El Koudri: “Esempio di coraggio e senso civico”
Alla vigilia del primo mese dall’attentato che ha colpito Modena il 16 maggio scorso, il sindaco Massimo Mezzetti è intervenuto in Consiglio comunale per aggiornare i consiglieri sulle conseguenze del grave episodio criminale compiuto da Salim El Koudri. Al centro della comunicazione lo stato di salute dei feriti, alcuni dei quali ancora in condizioni gravissime, la raccolta fondi promossa dal Comune a sostegno delle vittime e il ringraziamento ai cittadini che intervennero per bloccare l’aggressore mentre tentava la fuga.
“C’è un prima e un dopo il 16 maggio”, ha detto Mezzetti, sottolineando come la città abbia ripreso rapidamente le proprie attività, ma senza che questo debba significare spegnere l’attenzione su quanto accaduto. Per il sindaco, infatti, la memoria di quel pomeriggio deve restare viva “a monito della vigilanza che non deve mai abbassarsi” e come impegno concreto nei confronti delle persone ferite e delle loro famiglie.
Mezzetti ha quindi fatto il punto sulle condizioni delle vittime. Nei giorni scorsi è stata dimessa dall’ospedale di Baggiovara e trasferita in un’altra struttura la cittadina di origine polacca rimasta gravemente ferita dopo essere stata investita dal veicolo guidato da El Koudri. Prima delle dimissioni, il sindaco l’ha incontrata insieme alla prefetta Fabrizia Triolo, parlando anche con i familiari. Un incontro che Mezzetti ha definito “intenso”, paragonandolo alla visita alla cittadina tedesca che ha perso entrambi gli arti inferiori e che, prima del trasferimento in Germania, era ricoverata sempre a Baggiovara.
A queste due donne, ai loro familiari e ai familiari del primo ferito dimesso dall’ospedale, il sindaco ha ribadito l’impegno dell’Amministrazione comunale. Un impegno che passa anche dalla raccolta fondi attivata per sostenere le vittime nelle necessità quotidiane, profondamente cambiate dopo l’attentato. La sottoscrizione ha raggiunto quota 27mila euro ed è ancora aperta alla generosità di cittadini, aziende e associazioni. Mezzetti ha ringraziato in particolare Confindustria Emilia Area Centro per l’adesione all’appello.
Restano delicate anche le condizioni di una coppia ricoverata all’ospedale Maggiore. L’uomo è fuori pericolo, mentre la moglie si trova ancora in terapia intensiva, in prognosi riservata. Su richiesta della famiglia, il sindaco non ha aggiunto ulteriori dettagli, nel rispetto del massimo riserbo chiesto dai parenti.
Accanto alla raccolta fondi comunale, è stata attivata anche la procedura della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati, grazie alla disponibilità manifestata fin da subito dal presidente Michele de Pascale. Nelle ore immediatamente successive all’attentato, inoltre, il Comune ha avviato un servizio di assistenza psicologica non solo per i familiari dei feriti, ma anche per le persone coinvolte o presenti al momento dei fatti, che hanno subito un trauma.
Il sindaco ha poi affrontato il tema della sicurezza degli accessi al centro storico. Dopo una riflessione all’interno del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, sono stati collocati dissuasori fissi, i cosiddetti “panettoni”, in alcuni punti di via Emilia centro e via Canalchiaro. La misura, attiva dal sabato mattina alle 8 fino alla domenica sera alle 22, sarà monitorata costantemente con l’obiettivo di costruire una strategia complessiva e strutturale per il presidio degli ingressi principali al centro.
Mezzetti ha invitato a considerare questi interventi come “un’opportunità in più” per la sicurezza, da affiancare alle altre azioni di prevenzione e controllo coordinate dalla Prefettura. “La sicurezza – ha ricordato – è l’unione di molteplici fattori: prevenzione, ordine pubblico, politiche sociali e sanitarie”.
Nel suo intervento, il sindaco ha voluto rinnovare il ringraziamento ai cittadini che, con coraggio e senso civico, riuscirono a fermare El Koudri. “Senza quell’intervento – ha detto – non sappiamo che piega avrebbe preso la fuga di quell’uomo, che si era anche armato di un coltello”.
Mezzetti ha ricordato anche un dettaglio emerso dalla visione dei video del fermo: mentre bloccavano l’aggressore, quei cittadini si preoccuparono anche che non fosse oggetto di linciaggio da parte di altre persone, attendendo l’arrivo delle forze dell’ordine. Un comportamento che il sindaco ha definito un’ulteriore prova di responsabilità e senso civico.
Il primo a intervenire fu Luca Signorelli, rimasto ferito da arma da taglio durante la colluttazione. Con lui c’erano Fabrizio Giallanza, 45 anni, che chiamò i soccorsi; Osama Shalaby, 56 anni, di origine egiziana, insieme al figlio ventenne Mohamed; Gjovalin Pervataj, quarantenne metalmeccanico di origine albanese; Hossain Iqbal, artigiano bengalese di 34 anni; Saku Talukder, 21 anni, arrivato a Lampedusa dalla Libia quattro anni fa; e Silvano Ruccolo, 37 anni, docente in un istituto superiore di Carpi.
In chiusura, Mezzetti ha richiamato il dovere della memoria. Ogni persona coinvolta direttamente o indirettamente nei fatti del 16 maggio, ha spiegato, troverà il proprio modo per rielaborare ciò che ha visto e provato. Le istituzioni, però, hanno un compito diverso: creare le condizioni perché quanto accaduto non venga dimenticato.
Il sindaco ha respinto le accuse rivolte all’Amministrazione da chi ha interpretato gli eventi organizzati nelle settimane successive, come il Motor Valley Fest, come un tentativo di cancellare l’attentato. “Modena deve vivere e, allo stesso tempo, non dovrà mai dimenticare”, ha affermato Mezzetti. “Questa città ha un dovere in più verso l’Italia, proprio perché è stata la prima nella quale è accaduto un attentato di questa natura”.
Per Mezzetti, il coraggio e la lucidità dei cittadini che hanno fermato El Koudri devono restare “la stella polare di una reazione composta, matura e coesa”. La critica, ha concluso, è sempre legittima, ma non può trasformarsi in una ricostruzione volta a far credere che le istituzioni si stiano disinteressando di quanto accaduto: “Non lo permetto, per amore della verità, della convivenza e della nostra Modena”.
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