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11 Ottobre 2026
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Consiglio comunale aperto sulla sanità a Mirandola, l’intervento del comitato “Salviamo l’ospedale della Bassa”

MIRANDOLA - Il testo dell'intervento del comitato "Salviamo l'ospedale della Bassa", letto in consiglio comunale a Mirandola.

Signora sindaca signori consiglieri e cittadini di Mirandola e dell’Area Nord, il nostro obiettivo non è difendere un edificio, ma garantire il diritto alla salute delle persone. L’ospedale è un presidio di sicurezza di un territorio.

D’altronde, come sapete, i nostri concittadini sono profondamente legati al Santa Maria Bianca, come dimostrano gli oltre 3,5 milioni di attrezzature donate con la raccolta fondi della “Nostra Mirandola”, attuata grazie a centinaia di piccoli donatori.

Per questo, come comitato “Salviamo l’ospedale della Bassa”, associazione “La Nostra Mirandola” e “Giardino Botanico la Pica” abbiamo guardato con preoccupazione alle discussioni e ai passi fin qui compiuti dalla CTSS e dall’ASL sul futuro dell’ospedale della Bassa.

A nostro parere, qualora non ci fossero serie correzioni di rotta, essi potrebbero condurre al declassamento del nostro ospedale o, di fatto, ad un ospedale unico ubicato a Carpi.

Quando si indebolisce un ospedale si indebolisce una comunità.

Ho cominciato, non a caso, citando l’Area Nord, ovvero la Bassa. Noi comprendiamo l’aspirazione dei carpigiani a sentirsi di fatto “capoluogo” e “HUB” di una vasta area che va dalla bassa reggiana alla bassa modenese, ma Carpi, Soliera e Campogalliano sono piuttosto la zona ovest della Provincia, e chiunque di noi conosca un po’ di storia e geografia sa che una programmazione fondata su un tale background ha ben fragili basi reali, soprattutto in un territorio come il nostro, che arriva a San Martino Spino e a Reno Finalese, e che gravita spontaneamente in altre direzioni.

Per cambiare realmente e con successo sarebbe necessario riprendere il progetto di un ospedale unico baricentrico, unica integrazione Carpi-Mirandola accettabile, su cui torneremo nelle prossime settimane, per spiegare i vantaggi economici della scelta e soprattutto i vantaggi per la cura della salute.

Qui ci preme sottolineare che gli argomenti addotti, soprattutto dal sindaco di Carpi, per chiudere quella prospettiva, sono sbagliati e addirittura inaccettabili.

In particolare non è accettabile che si porti l’argomento dei presunti (e fantasiosi) costi delle infrastrutture stradali per collegare la Bassa e Carpi. Non è accettabile, perché anche per “integrare e coordinare” i due ospedali e permettere ai cittadini di spostarsi in modo efficiente e tempestivo dalla Bassa a Carpi, e viceversa, e sottolineo il viceversa, è necessario investire sulle strade e i servizi pubblici per la mobilità di una popolazione che invecchia e che registra un aumento delle famiglie mononucleari.

Capiamo bene che il tema non riguarda direttamente la responsabilità del direttore dell’ASL, ma i sindaci e la politica, che devono programmare, sì!

Signori sindaci, al di là delle opinioni su cosa fare dei singoli reparti, se volete rendere credibile il vostro indirizzo di un ospedale unico su due sedi dovete mettere sul piatto la proposta per le infrastrutture e la mobilità.

In secondo luogo, siamo perlomeno stupiti che la guida per programmare l’offerta dei servizi sia la “vocazione” degli ospedali. Detto così appare un rovesciamento culturale e politico delle premesse di programmazione della sanità pubblica. La bussola non possono essere le “vocazioni” degli ospedali. La bussola sono i “bisogni di salute della popolazione”, che devono trovare il maggior numero di risposte appropriate il più vicino possibile, sia pure tenendo conto della complessità dei casi e dell’appropriatezza degli interventi.

La sanità deve seguire i bisogni delle persone, non la geografia amministrativa.

Estremizzo, ma ci dobbiamo capire e far capire: se l’ospedale di Pavullo ha una buona vocazione per le ernie non è che spostiamo a Pavullo tutti i cittadini della provincia!

Ma veniamo alla presentazione di questa sera, che sarebbe stato utile e corretto conoscere in anticipo. Per partecipare, bisogna essere informati e qui non ci siamo proprio. Circa due mesi fa abbiamo chiesto al presidente della CTSS una serie di dati relativi all’attività dei due ospedali di Carpi e Mirandola. Alla data di oggi abbiamo ricevuto pochi scampoli, praticamente inutili. Ci auguriamo che i sindaci rimedino celermente. E’ prima di tutto nel loro interesse. Uno dei dati richiesti all’AUSL, sulla migrazione Mirandola-Carpi e viceversa, dice chiaramente che ogni cinque mirandolesi che vanno a Carpi, un carpigiano viene a Mirandola…..!

Le decisioni migliori nascono dalla trasparenza, non dalle supposizioni. Programmare senza dati significa chiedere ai cittadini un atto di fede. Stasera prendiamo atto che c’è stata sicuramente una accelerazione dei lavori per definire il ruolo di Mirandola.

I Sindaci avevano già compiuto un passo avanti, di cui ci prendiamo qualche merito, dichiarando che il Pronto Soccorso non è negoziabile.

Ma attenzione! Un ospedale senza Pronto soccorso non è un ospedale. Ma un Pronto soccorso senza un vero ospedale dietro che cosa è?

Per questo nelle prossime settimane presenteremo anche noi una proposta.

L’accelerazione di stasera è utile e, francamente, anche sorprendente e singolare.

Il protocollo interdistrettuale con Carpi prevedeva tre anni di lavoro in una condizione di evidente asimmetria. I carpigiani venivano a discutere cosa facciamo nella Bassa, mentre la Bassa non pareva avere voce in capitolo su Carpi, dove tutto è già definito. Se è un cambio nell’approccio e nell’equilibrio fra le parti ci fa piacere due volte: prima di tutto nel merito e poi perché è la prova che le critiche e le contestazioni pertinenti contano, anche se spesso vengono vissute con insofferenza e malcelata sopportazione, come è accaduto a Finale Emilia la settimana scorsa.

Almeno si comincia a diradare la nebbia. Ma la prima impressione è che ci sia stata presentata una proposta di consolidamento dell’ospedale di Mirandola, chè è meglio del vuoto e di tre anni di ginnastica, ma che è comunque un consolidamento all’indietro o in perdita. Il punto nascita e la cardiologia scompaiono definitivamente; l’innovazione è perlomeno scarsa; le proposte non sono adeguatamente supportate dai dati sui bisogni di cura della popolazione; non ci sono considerazioni sulla mobilità passiva dei cittadini della Bassa e sul suo recupero; i numeri dei posti letto sono sotto standard.

Intendiamoci: noi non abbiamo mai pensato e detto che due ospedali dello stesso livello debbano essere uguali, semplicemente riteniamo che se sono dello stesso livello debbano giocare nella stessa serie e qualche parametro concreto ci vuole.

Se a Carpi si prevedono 300 posti letto, una proporzione corretta direbbe per Mirandola 248. Ovviamente noi non facciamo questione di qualche decina di letti in più o in meno, ma non prendiamoci in giro. Nel 2010 tra Mirandola e Finale c’erano 222 posti letto e quindi la Bassa ha già dato un contributo costoso alla riorganizzazione della rete ospedaliera provinciale. E con i posti letto ci vogliono personale e tecnologie.

Concludiamo sui finanziamenti, perché un’altra premessa politica dei ragionamenti che abbiamo sentito è che non ci sono soldi e non ci saranno. Sappiamo anche noi che non navighiamo nell’oro, ma facciamo due conti semplici semplici.

Il bilancio AUSL del 2025 si è chiuso con una perdita di 13 milioni. Su un bilancio di 1,5 miliardi non è certo irrecuperabile, e infatti la direzione prevede il pareggio nel 2027. Giusto preoccuparsi del futuro, ma davvero è necessario stravolgere gli equilibri della rete ospedaliera?

Il fondo sanitario nazionale è sottostimato e la sanità pubblica soffre e rischia, ma allora signori sindaci e consiglieri il punto di partenza non è non può essere di incidere su servizi già in sofferenza, ma cambiare rotta politica. Sapete quanto varrebbe su scala nazionale ripianare bilanci come quello 2025 dell'AUSL? Circa un miliardo di euro, su una spesa pubblica complessiva di mille e cento miliardi di euro. In proporzione è come se una famiglia con un reddito annuo di 30 mila euro dovesse trovarne o spostarne 30 e certo non sarebbe impossibile ragionare di cento o duecento, senza sconvolgere il bilancio familiare.

In conclusione, allora, noi non siamo qui per bastonare nessuno, ma per chiedere alla politica di fare bene il suo mestiere e rimettere in ordine le priorità, a partire dalla tutela della salute. Non dobbiamo tagliare, magari dicendo che ci “riorganizziamo”, ma finanziare la sanità pubblica.

Quando un territorio perde il proprio ospedale, perde molto più di un servizio: perde sicurezza, fiducia e futuro.

Investire nella sanità pubblica non è un costo: è una scelta di civiltà.

 

 

 

Leggi anche: Il futuro della sanità modenese al bivio: tra la scommessa dell'Ausl e la paura dei tagli

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