Dalle banchine dei porti ai grandi stadi: la parabola del calcio italiano raccontata da Lorenzo Longhi, firma di San Felice sul Panaro
La svolta istituzionale e la cassa di risonanza dei media
La vera accelerazione avviene negli anni Venti del Novecento. Con la Carta di Viareggio del 1926 viene introdotto ufficialmente il professionismo, mentre nel 1929 nasce il campionato di Serie A a girone unico. Il regime fascista, intuendone subito il potenziale mediatico e propagandistico, ne favorisce la diffusione istituzionale. Nel dopoguerra, il racconto calcistico trova nei mass media il proprio volano definitivo. Programmi storici come Tutto il calcio minuto per minuto, La Domenica Sportiva e 90° Minuto trasformano la partita domenicale in una vera e propria liturgia popolare.
Apogeo, simboli e declino recente
Il punto più alto della traiettoria si raggiunge tra il trionfo mondiale in Spagna nel 1982 e i Mondiali di Italia '90, periodo in cui la Serie A diventa il campionato più ricco, spettacolare e ambito dai grandi campioni del pianeta. La tradizione calcistica nostrana è ricca di curiosità storiche legate all'iconografia dei club. L'associazione tra le squadre e i rispettivi animali simbolo — come il diavolo per il Milan, la zebra per la Juventus, il grifone per il Genoa o il canarino per il Modena — non deriva da antichi retaggi araldici, ma da un'ispirazione del disegnatore Carlo Bergoglio pubblicata sul Guerin Sportivo nel 1928. Allo stesso modo, lo Scudetto tricolore fu un'idea del poeta Gabriele D'Annunzio per la squadra della repubblica di Fiume, adottata poi dal 1945-46 per premiare i campioni d'Italia. A partire dagli anni Duemila, tuttavia, la combinazione tra crisi finanziarie, scandali ricorrenti e una scarsa capacità di rinnovamento ha portato il movimento a perdere posizioni rispetto alle principali leghe europee, con ricadute evidenti anche sui risultati recenti della Nazionale azzurra.
Pillole di storia: i primi passi del pallone in Italia
La prima partita ufficiale si disputò a Genova sul campo di Carrega il 6 gennaio 1898 tra Genoa e FC Torinese, davanti a soli 200 paganti per un incasso totale di 284 lire, che fruttarono un utile netto di circa 64 lire diviso tra gli organizzatori. Poiché la squadra torinese si presentò in campo con soli dieci uomini, il Genoa prestò loro il difensore Ghigliotti, il quale giocò con talmente tanto agonismo da rompere il naso al proprio compagno di squadra Edoardo Pasteur durante un contrasto; l'incontro fu poi vinto dal Torino per 1-0. Tra il pubblico della tribunetta in legno era presente anche il futuro CT due volte campione del mondo Vittorio Pozzo, allora dodicenne, che si era pagato il biglietto del treno vendendo i propri libri scolastici. I primi anni pionieristici regalarono anche scenari surreali: nel settembre 1891 si disputò a Torino un'amichevole senza arbitro contro una selezione britannica guidata da Herbert Kipling, futuro fondatore del Milan. Trascinati dall'entusiasmo, alcuni spettatori si tolsero la giacca ed entrarono in campo per aiutare la squadra italiana. La partita finì venti contro undici in favore degli italiani, ma gli inglesi si imposero comunque con un netto 5-0.
- Ginnaste maltrattate, dopo la sospensione per l'allenatrice attesa la decisione del Collegio di Garanzia del Coni
- Maserati, Fiom Cgil dopo l'incontro tra azienda e sindacati: "La fiducia dei lavoratori è una cosa seria"
- Dalle banchine dei porti ai grandi stadi: la parabola del calcio italiano raccontata da Lorenzo Longhi, firma di San Felice sul Panaro
- San Prospero, ultimati i lavori di rifacimento dell'asfalto in alcune strade comunali
- Il Circolo "M. Merighi" celebra l'inizio del 65° anno di attività con l'arcivescovo Castellucci
- Domenica 27 settembre torna "Acetaie Aperte"
- Bocconi avvelenati, l'Emilia-Romagna addestra i cani anti-esca















































































