La denuncia di una mamma modenese: “Mio figlio rifiutato dalla scuola pubblica: se il “sovrannumero” cancella il diritto allo studio”
"Spettabile Redazione,
vi scrivo mossa da una profonda amarezza, ma anche dalla ferma determinazione di chi non intende accettare che la burocrazia e la mancanza di soluzioni da parte delle istituzioni scolastiche calpestino il futuro di un ragazzo. Sono la madre di un giovane studente di Modena e voglio raccontarvi come la scuola pubblica, che dovrebbe accogliere e includere, stia rischiando di chiudere definitivamente la porta in faccia a mio figlio. Il percorso di mio figlio non è stato lineare, come accade a molti adolescenti che cercano la propria strada. Ha frequentato il primo anno di scuola superiore a Mirandola, ma l'ambiente non si è rivelato adatto a lui. Il malessere e le difficoltà lo hanno portato alla non ammissione alla classe successiva. Di fronte a questo stop, per evitare il rischio di una definitiva dispersione scolastica e d'accordo con lui, abbiamo cercato una soluzione alternativa che potesse ridargli motivazione e fiducia. Lo abbiamo quindi iscritto allo IAL di Modena all'indirizzo Informatica, un percorso di istruzione e formazione professionale (IeFP). Questa scelta è stata fatta anche per permettergli di raggiungere una maturità personale tale da poter affrontare nuovamente, in futuro, il percorso scolastico tradizionale. La scelta si è rivelata vincente: al termine del triennio mio figlio ha conseguito con successo la qualifica professionale, ottenendo l'idoneità.
Forte di questo traguardo e della ritrovata serenità, abbiamo deciso di riprendere il percorso d'istruzione superiore, puntando sulla sua grande passione: l'informatica. Già a Maggio abbiamo avviato i primi contatti con l'Istituto d’Istruzione Superiore "Francesco Corni" Tecnico di Modena. A Giugno, non appena ottenuta formalmente la qualifica, ci siamo recati personalmente presso la segreteria dell'istituto per compilare e depositare la domanda ufficiale di ammissione. Tutto sembrava procedere per il meglio, fino a metà luglio. Pochi giorni fa ho ricevuto una telefonata dalla segreteria del Corni. Una comunicazione gelida: il Dirigente Scolastico non avrebbe ammesso mio figlio. Il motivo? Le classi sono in "sovrannumero". La scuola è piena. Ciò che rende la situazione ancora più inaccettabile è la totale assenza di alternative o di dialogo. Consapevoli del problema del sovraffollamento, avevamo esplicitamente chiesto, come opzione subordinata, la possibilità di iscrivere il ragazzo al corso serale, nonostante sia ancora minorenne. Una richiesta di flessibilità dettata dal buon senso e dal desiderio di studiare, che è stata respinta al mittente senza alcuna proposta o mediazione.
Non potendo restare a guardare mentre il tempo scorre, il 21 Luglio ci siamo mossi per vie disperate, presentando un'altra domanda di ammissione all'Istituto Tecnico Galilei di Mirandola. Purtroppo, la risposta ricevuta dalla segreteria è stata un'ulteriore doccia fredda: ci è stato detto chiaramente che le tempistiche avanzate non giocano a nostro favore e che la domanda potrebbe non essere accettata. Ci troviamo così in un paradosso drammatico. Da un lato una scuola che ci respinge dopo mesi di attesa e richieste fatte per tempo, dall'altro un sistema scolastico che ora ci dice che è "troppo tardi". Mio figlio, oggi, rischia concretamente di trovarsi senza una scuola per il prossimo anno. Il Diritto allo Studio è un principio sacrosanto e inviolabile della nostra Repubblica. Trova il suo fondamento principale nell'Articolo 34 della Costituzione Italiana, il quale recita testualmente: "La scuola è aperta a tutti". Non ci sono asterischi o clausole d'esclusione per chi ha fatto un percorso diverso o per chi si scontra con i limiti di capienza degli istituti o con le scadenze del calendario. Inoltre, la normativa italiana sull'obbligo di istruzione e formazione impone che ai giovani sia garantito il diritto-dovere di conseguire un titolo di studio entro il diciottesimo anno di età. I Dirigenti Scolastici non sono semplici amministratori di spazi o gestori di numeri; sono Educatori e Funzionari dello Stato eticamente e giuridicamente chiamati a garantire e rispettare questo diritto, trovando soluzioni concrete insieme alle famiglie e agli uffici scolastici territoriali, anziché limitarsi a respingere i ragazzi con una telefonata e ad abbandonarli al proprio destino. Scrivo questa lettera perché non posso accettare che la passione di mio figlio per l'informatica e il suo impegno per riscattarsi vengano spenti dalla burocrazia e dai ritardi del sistema. Chiedo che le Istituzioni Scolastiche si assumano la responsabilità di garantire un posto sui banchi a un ragazzo che ha solo chiesto di poter studiare".
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