L’ultimo saluto a Monica Esposito, vittima dell’attentato di Modena: il dolore di una comunità unita nell’exequatur della giustizia
NONANTOLA - Una moltitudine assorta e visibilmente provata ha presidiato il sagrato dell'Abbazia di Nonantola con largo anticipo rispetto al sopraggiungere della salma. Congiunti, conoscenti e liberi cittadini si sono adunati in un tacito ma corale cordoglio per tributare l'ultimo omaggio a Monica Esposito, la cui esistenza è stata drammaticamente troncata a seguito del tragico investimento del 16 maggio ad opera di Salim El Koudri. In ottemperanza al lutto cittadino proclamato d'intesa con il comune capoluogo, la comunità locale ha decretato una pausa di riflessione e rispetto, suggellata dalla chiusura generalizzata degli esercizi commerciali. All'arrivo del carro funebre dal Policlinico di Modena, accolto da un prolungato quanto composto applauso, il feretro in essenza chiara e adorno di corolle rosse è stato stretto dall'affetto del nucleo familiare. Toccante la testimonianza del consorte Angelo: visibilmente provato dai postumi delle gravissime lesioni patite nella medesima circostanza e coadiuvato da un ausilio ortopedico nel proprio percorso riabilitativo, l'uomo si è accostato alle spoglie circondato dai sodali di una vita, accomunati da una divisa commemorativa recante l'epigrafe *«Monica ci mancherai»*. Ad attendere il corteo, unitamente al clero, presenziavano i vertici istituzionali locali – la sindaca di Nonantola Tiziana Baccolini e i primi cittadini di Modena e Ravarino – affiancati dai consiglieri regionali Maria Costi e Giancarlo Muzzarelli, dall'onorevole Carlo Giovanardi e dal rappresentante di Forza Italia Antonio Platis.
All'interno dell'edificio sacro – ove per espressa volontà della famiglia è stata preclusa ogni ripresa documentaria – il celebrante Don Riccardo Fangareggi ha guidato la liturgia esequiale. Nella sua allocuzione sacra, il presbitero ha tratteggiato lo spessore spirituale della defunta, ponendo l'accento sulla centralità della compagine familiare quale supremo sacrario di memoria, eredità interiore e permanenza affettiva. A conclusione del rito ecclesiastico, la sindaca Baccolini ha preso la parola per ripercorrere la fase di trepidante trepidazione succeduta all'evento, stigmatizzando la gratuità della ferocia subita e facendosi interprete del fermo auspicio affinché gli organi inquirenti garantiscano un pronto ed esaustivo corso alla giustizia. Il primo cittadino ha inteso altresì evidenziare l'estremo atto di altruismo compiuto dalla donna attraverso l'espianto e la donazione degli organi, qualificandolo come l'affermazione più autentica della vita sopra la contingenza del male.
Tra i momenti di più elevata tensione emotiva si annovera la declamazione della lettera redatta dal primogenito diciottenne a nome della fratellanza: una toccante testimonianza volta a rievocare l'assoluta rettitudine della figura materna e a dedicarle il traguardo scolastico appena conseguito, nell'intima certezza di una sua imperitura protezione ultraterrena. Al congedo dalla basilica, lo slancio dei presenti si è tradotto nel rilascio di una moltitudine di palloncini candidi verso il cielo, sulle note di un brano d'autore. Nel frattempo, mentre il consorte adagiava un'ultima, silenziosa carezza sul feretro, l'anziana madre ottantenne ha palesato una singolare tempra morale, rispondendo alle manifestazioni di vicinanza con la ferma intenzione di non desistere nella ricerca della verità giurisdizionale. La solenne e prolungata manifestazione di solidarietà manifestata dalla cittadinanza si consolida così nel mandato morale di far luce sulle responsabilità dell'accaduto.
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