Tre grandinate in tre mesi sulla Bassa: perché il maltempo continua a colpire lo stesso territorio – LA CRONISTORIA
BASSA MODENESE – Tre grandinate violente nell’arco di appena tre mesi, ogni volta su una porzione diversa ma vicina dello stesso territorio. Prima Novi e il Carpigiano, poi Finale Emilia e Massa Finalese, infine l’area compresa tra San Prospero, Bomporto e Camposanto.
La tempesta del 20 luglio, con chicchi descritti dai residenti come palline da tennis, rappresenta soltanto l’ultimo e più distruttivo episodio di una sequenza che sta mettendo a dura prova famiglie, imprese e soprattutto aziende agricole.
Non significa necessariamente che sia in corso una grandinata “continua” sulla Bassa o che esista un unico fenomeno rimasto fermo per mesi. Si tratta di temporali distinti, nati in giornate e condizioni meteorologiche differenti. La loro concentrazione geografica e temporale, però, mostra quanto questa parte della Pianura Padana sia vulnerabile ai temporali severi.
Dal 21 aprile al 20 luglio: tre colpi sullo stesso quadrante
Il primo episodio significativo si è verificato nella notte tra il 20 e il 21 aprile. Un violento temporale aveva attraversato il territorio di Novi, accompagnato da fulmini, raffiche di vento e chicchi di grandine grandi, secondo le fotografie inviate dai lettori, come noci.
La grandinata era inserita in una fase di instabilità per la quale era stata emessa un’allerta gialla. Nel corso della notte si erano sviluppate numerose celle temporalesche, non soltanto nel Modenese ma anche in altre zone dell’Emilia-Romagna.
Il 3 giugno il maltempo aveva colpito nuovamente la Bassa e il Carpigiano, questa volta con conseguenze particolarmente gravi per l’agricoltura. Nella zona di Finale Emilia e Massa Finalese erano stati distrutti campi di pomodori, con una sola azienda che aveva segnalato la perdita di circa 60 ettari. Danni anche al frumento prossimo alla mietitura, al mais, ai vigneti e ai pereti. In alcune aziende le raffiche avevano inoltre strappato reti antigrandine e danneggiato le serre.
Il terzo episodio è quello del 20 luglio. Per circa venti o venticinque minuti una tempesta violentissima ha investito soprattutto San Prospero, Bomporto e Camposanto. Dopo una prima fase con chicchi più piccoli, sono caduti blocchi di ghiaccio di dimensioni eccezionali, capaci di sfondare parabrezza e lunotti, frantumare tegole e lucernari e danneggiare gli impianti fotovoltaici.
Nelle campagne, pereti e campi di cocomeri sono stati colpiti nel momento più delicato della stagione. I frutti sono stati bucati, spaccati o fatti cadere dalle piante, con perdite che potrebbero raggiungere diversi milioni di euro.
Perché la grandine si forma con tanta violenza
La grandine nasce all’interno dei temporali più sviluppati, quando forti correnti ascensionali trascinano verso l’alto le gocce d’acqua, portandole nelle zone della nube dove la temperatura è molto sotto lo zero.
Le gocce congelano e cominciano a raccogliere altri strati di acqua sopraffusa. Il chicco continua a salire e scendere all’interno della nube, aumentando progressivamente di dimensione. Soltanto quando diventa troppo pesante per essere sostenuto dalla corrente ascensionale precipita verso il terreno.
Per produrre chicchi grandi come noci o palline da tennis servono quindi temporali particolarmente organizzati, con molta energia disponibile, abbondante umidità e correnti verticali molto potenti. Anche la variazione della direzione e della velocità del vento alle diverse quote può favorire celle temporalesche durature o rotanti, capaci di mantenere il ghiaccio sospeso più a lungo.
La Pianura Padana possiede naturalmente molti degli ingredienti necessari: aria calda e umida nei bassi strati, l’apporto di umidità dell’Adriatico e la presenza di Alpi e Appennini, che influenzano i movimenti delle masse d’aria. La grandine, dunque, non è una novità per questo territorio: già studi meteorologici del secolo scorso indicavano la valle del Po come una delle zone europee maggiormente esposte.
Un precedente particolarmente evidente si è verificato nel luglio 2023, quando una serie di supercelle attraversò il Nord Italia causando grandinate distruttive e chicchi di dimensioni eccezionali. In Veneto venne documentato un chicco di circa 16 centimetri, considerato un record europeo. L’episodio dimostrò che anche alle nostre latitudini possono svilupparsi temporali paragonabili, per intensità della grandine, a quelli tradizionalmente associati alle grandi pianure americane.
C’entra il cambiamento climatico?
Attribuire una singola grandinata al cambiamento climatico non è scientificamente corretto senza uno studio specifico. È invece possibile valutare come il riscaldamento globale stia modificando le condizioni nelle quali si sviluppano i temporali.
Un’atmosfera più calda può contenere una maggiore quantità di vapore acqueo. Quando arriva aria più fredda o instabile in quota, aumenta quindi l’energia potenzialmente disponibile per alimentare le correnti ascensionali dei temporali.
Il rapporto tra riscaldamento e grandine, tuttavia, non è lineare. Temperature più alte possono far sciogliere prima i chicchi piccoli durante la loro caduta, riducendo alcune grandinate deboli. Contemporaneamente, però, correnti ascensionali più forti possono sostenere chicchi più grossi e potenzialmente molto più dannosi.
La ricerca più recente tende quindi a indicare non necessariamente un aumento uniforme del numero complessivo delle grandinate, ma un possibile spostamento verso una maggiore incidenza degli episodi con grandine di grandi dimensioni. Le osservazioni restano complesse perché la grandine interessa fasce territoriali molto ristrette e, soprattutto in passato, molti episodi non venivano misurati o archiviati in modo sistematico.
Tre eventi in tre mesi non bastano da soli a dimostrare un cambiamento climatico locale. La loro successione è però coerente con uno scenario nel quale un’atmosfera più calda e umida può fornire maggiore energia ai temporali più forti.
Perché una grandinata può arrivare senza un’allerta specifica
Uno degli aspetti che ha provocato maggiore amarezza il 20 luglio è stato il fattore sorpresa. Nonostante fosse prevista una situazione di instabilità, molte persone non si aspettavano una grandinata di quelle dimensioni.
I temporali estivi sono fenomeni molto localizzati. Una cella può svilupparsi rapidamente e colpire una striscia larga pochi chilometri, lasciando quasi asciutti i comuni vicini. La previsione può individuare con anticipo una zona nella quale esistono condizioni favorevoli, ma è molto più difficile stabilire esattamente dove nascerà la cella, quale traiettoria seguirà e quanto grandi saranno i chicchi.
Per questo l’assenza di un’allerta specifica per “grandine gigante” non equivale alla certezza che il fenomeno non possa verificarsi. Durante le giornate instabili diventa particolarmente importante seguire gli aggiornamenti a brevissimo termine, le immagini radar e le eventuali notifiche diffuse da Comuni, Regione e Protezione civile.
Come ridurre i danni a persone, case e automobili
In presenza di un temporale violento, la priorità è cercare riparo in un edificio chiuso e allontanarsi da finestre, vetrate, lucernari e verande. Persiane, tapparelle e scuri devono essere chiusi prima dell’arrivo del fronte temporalesco, senza uscire quando la grandine è già iniziata.
Chi si trova all’aperto non deve cercare protezione sotto alberi isolati, tettoie leggere o strutture provvisorie. Anche attraversare cortili o strade per salvare l’automobile può essere pericoloso quando cadono chicchi di grandi dimensioni.
Se si è alla guida, occorre rallentare progressivamente, aumentare la distanza di sicurezza e fermarsi soltanto in un luogo sicuro. Sono da evitare soste sotto alberi, cartelloni, ponteggi o all’interno di sottopassi che potrebbero allagarsi. Fermarsi sulla carreggiata o sotto un cavalcavia può invece provocare incidenti e ostacolare i mezzi di soccorso.
Quando è prevista instabilità, le automobili possono essere spostate per tempo in garage, autorimesse o parcheggi coperti. Teli imbottiti e coperture specifiche possono limitare i danni provocati dai chicchi medi, ma non garantiscono protezione contro blocchi di ghiaccio molto grandi.
Dopo la tempesta è opportuno non salire autonomamente sui tetti, soprattutto se le tegole sono bagnate o rotte. Lucernari, coperture e pannelli fotovoltaici devono essere controllati da tecnici qualificati. Un pannello apparentemente integro può avere microfratture non immediatamente visibili, con una successiva riduzione della produzione o problemi di sicurezza.
Agricoltura, reti e assicurazioni: la prevenzione deve diventare strutturale
Per le aziende agricole non esiste una protezione assoluta. Le reti antigrandine restano uno degli strumenti più efficaci per frutteti e colture di pregio, purché siano dimensionate correttamente, mantenute e ancorate in modo da sopportare anche il vento e il peso del ghiaccio.
La tempesta del 3 giugno ha però mostrato che raffiche molto forti possono danneggiare o sollevare le stesse reti. La prevenzione deve quindi comprendere anche controlli periodici dei pali, dei tiranti, degli ancoraggi e dei sistemi di scarico.
Per serre e tunnel agricoli servono materiali certificati, strutture rinforzate e una manutenzione costante. Dove possibile, la produzione può essere distribuita su appezzamenti differenti, evitando di concentrare l’intero raccolto in una sola area.
Diventano sempre più importanti anche le coperture assicurative agevolate e gli strumenti mutualistici contro le calamità. Dopo ogni evento è necessario fotografare tempestivamente le colture, conservare le immagini con data e posizione, segnalare il danno al Comune e alle associazioni agricole e contattare l’assicurazione prima di eliminare prodotti o strutture danneggiate.
Non più eventi impossibili, ma un rischio con cui convivere
La sequenza tra aprile e luglio non permette di sapere quando e dove cadrà la prossima grandinata. Indica però che gli eventi con chicchi di grandi dimensioni non possono più essere considerati semplici anomalie irripetibili.
Il territorio della Bassa è esposto da sempre ai temporali della Pianura Padana. A cambiare sono soprattutto la quantità di beni vulnerabili presenti sul territorio – automobili, serre, impianti fotovoltaici, capannoni e colture specializzate – e le condizioni atmosferiche nelle quali possono svilupparsi gli episodi più intensi.
Alle richieste di ristoro e di riconoscimento dello stato di calamità dovrà quindi affiancarsi una strategia di adattamento: previsioni a brevissimo termine più facilmente accessibili, sistemi di avviso rapidi, strutture agricole più resistenti, coperture assicurative sostenibili e indicazioni precise ai cittadini.
La grandine non può essere impedita. I suoi effetti, almeno in parte, possono invece essere anticipati e limitati.
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