San Felice sul Panaro. Valentina Gallini punta ancora i riflettori sul Mostro di Modena
Omicidi irrisolti, assassini seriali e soprattutto famiglie che non hanno ancora ottenuto giustizia. Sono alcuni dei temi di cui Valentina Gallini parla sul suo canale YouTube, intitolato “TrueCrimeTime”, che negli ultimi mesi ha ottenuto un successo insperato. Valentina Gallini vive a San Felice sul Panaro e si pone un obiettivo chiaro: far parlare di vicende che secondo lei non hanno avuto la risonanza che meritavano. Come nel caso degli omicidi del così detto “Mostro di Modena”. Tra il 1983 e il 1995, vicino al nostro capoluogo, sono stati commessi almeno 8 femminicidi con parecchi punti in comune. Le vittime erano tutte giovani donne, spesso dedite al consumo di eroina. Queste e altre similitudini tra i delitti hanno dato credito alla teoria secondo la quale queste ragazze fossero state uccise dalla stessa persona. Il colpevole però non è mai stato individuato, 8 famiglie non hanno avuto risposte ed ecco perché Gallini si è interessata a questi orribili misfatti.
Raccolta delle fonti e segni del destino
“Sul mio canale ci sono video su diversi casi di cronaca del passato e recente – dice Valentina Gallini – Il primo video sul Mostro di Modena l’ho caricato a dicembre. Mentre cercavo notizie ho scoperto che da poco tempo una delle famiglie delle vittime stava tentanto di far riaprire il caso. Questo fatto curioso mi ha motivata ancora di più ad occuparmi dell’argomento. Altra coincidenza: mi ero recata a Jesolo per una mostra dedicata ai serial killer intitolata Murder Exhibition. In un angolo si parlava proprio del Mostro di Modena e mi sono stupita perché di solito non ne parlava mai nessuno. Tornata a casa, ho confrontato le notizie raccolte con il documentario sul Mostro di Modena realizzato da Gabriele Veronesi, forse il documento in circolazione più completo sull’argomento. Grazie a queste fonti e ad alcune conoscenze, sono riuscita a ricostruire a grandi linee la storia”.
8 ragazze non hanno avuto giustizia
La youtuber ha anche creato un legame con l’associazione “I Ricci” di Lodi, gruppo che si è interessato a questi delitti e ha raccolto più di 1000 firme tra il lodigiano e il modenese per chiedere alla procura di riaprire il caso. Sul canale di Gallini è reperibile anche un’intervista a Laura Curti, presidente de I Ricci, che ha raccolto diverse informazioni sulle vittime. “Queste 8 ragazze non erano solo prostitute tossicodipendenti, come vengono descritte in molti giornali dell’epoca – spiega Valentina Gallini – Erano ragazze con sogni, desideri e con un futuro. La crudele trappola dell’eroina le aveva incastrate, ma questo non le rende vittime di serie B. Per quanto riguarda due di loro, Anna Maria Palermo e Marina Balboni, è già stata presentata l’istanza per riaprire i casi. Sul corpo di Marina e su quello di una delle altre vittime, Donatella Guerra, era presente DNA dell’assassino. Con le nuove tecnologie forse si potrebbero avere dei riscontri. Ci sono del resto tantissimi casi che sono stati risolti anche a distanza di 30 o 40 anni”.
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True crime: curiosità o voyeurismo?
Da anni l’interesse verso i casi di cronaca nera è in aumento e il genere “true crime” riscuote un successo notevole anche in Italia. Questo ha fatto sorgere qualche perplessità presso molti spettatori. Fino a che punto è lecito spingersi nel raccontare vicende scabrose? Qual è il confine tra desiderio di conoscenza e interesse morboso del pubblico? “Stiamo assistendo a un cambiamento radicale nel concepire la cronaca nera – dice Gallini – Garlasco ne è la prova tangibile. Credo che le persone abbiano bisogno di fare chiarezza su vicende torbide perché hanno paura che la giustizia possa non funzionare correttamente. Più ascoltiamo storie di true crime, più ci sembra di capire i serial killer, di poter dire ‘Ora so come agiscono, così posso difendermi’. Non penso ci sia niente di male nel cercare la verità o raccontare una storia. Personalmente mi muovo con serietà e buona fede, per le famiglie e per le vittime del Mostro di Modena in particolare. Soprattutto credo che le nuove tecnologie possano portare a nuove risposte”.
I numeri del successo
In circa 6 mesi il video sul Mostro di Modena realizzato da Valentina Gallini ha ottenuto 22mila visualizzazioni, 500 “mi piace” e un centinaio di commenti. “Devo dire che non mi aspettavo una simile risposta – commenta Gallini – Ho creato il canale principalmente per connettermi con altri appassionati di true crime, ma mai avrei pensato che alcuni mi ringraziassero per il lavoro che ho fatto e che faccio. Ricordo che il 20 settembre, al Limo Club di Pavullo, si terrà una conferenza sul Mostro di Modena, dove sarò presente insieme ad altre persone, incluso Pier Luigi Salinaro, storico giornalista della Gazzetta di Modena che lavorò in prima linea al caso”.
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