Ucraina, Putin si prepara a possibile escalation. Mosca minaccia Londra: “Pronti a colpire siti militari”
(Adnkronos) - La Russia si prepara a una possibile escalation della guerra in Ucraina, dopo il fallimento dei tentativi diplomatici di arrivare a un accordo di pace. Lo riferiscono a Bloomberg fonti vicine al Cremlino, rilanciate dai media ucraini, secondo cui Mosca starebbe valutando di intensificare gli attacchi con potenti missili balistici convenzionali contro Kiev, compreso il centro della capitale, e contro infrastrutture in altre città ucraine.
Mosca ha inoltre minacciato di colpire siti militari britannici in risposta agli attacchi ucraini condotti in territorio russo con armi fornite da Londra. In un briefing con la stampa, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato che la risposta di Mosca potrebbe riguardare "qualsiasi installazione militare britannica" in Ucraina e anche altrove.
I negoziati per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina sarebbero di fatto arrivati a un vicolo cieco. Le posizioni di Mosca e Kiev restano lontane e, secondo fonti vicine al Cremlino, il processo diplomatico avrebbe riportato le due parti alla situazione di partenza.
Le fonti, citate da Bloomberg e rimaste anonime per la delicatezza della questione, sostengono che il presidente russo Vladimir Putin non sarebbe disposto a interrompere la guerra a causa della pressione esercitata dalle sanzioni occidentali o dagli attacchi ucraini contro raffinerie e reti logistiche russe.
A Mosca, inoltre, cresce la convinzione che gli attacchi ucraini siano sostenuti direttamente dagli Stati membri della Nato, dal momento che l'Alleanza fornisce a Kiev armi, intelligence e altri tipi di assistenza militare.
Lo stesso Putin avrebbe lasciato intendere la possibilità di una risposta più dura durante alcune dichiarazioni rilasciate nel fine settimana a un giornalista della televisione di Stato russa.
Il presidente russo ha minimizzato l'impatto degli attacchi ucraini sull'economia nazionale e ha accusato Kiev di aver aperto una situazione destinata a provocare conseguenze. "L'Ucraina ha aperto questo vaso di Pandora", ha affermato Putin, aggiungendo che Mosca sarebbe pronta a colpire i settori più sensibili dell'economia ucraina.
Gli sforzi degli Stati Uniti per favorire la fine della guerra non hanno finora prodotto una svolta. I negoziati risultano sostanzialmente bloccati, mentre l'amministrazione del presidente Donald Trump è impegnata anche sul fronte del conflitto con l'Iran. Il Cremlino avrebbe inoltre smesso di fare affidamento su quello che considerava un possibile accordo raggiunto tra Putin e Trump durante il vertice di Anchorage dello scorso agosto.
L'ipotesi avrebbe previsto pressioni statunitensi sull'Ucraina affinché cedesse la regione orientale di Donetsk nell'ambito di un accordo per porre fine alla guerra. Kyiv ha però respinto costantemente la richiesta russa di trasferire a Mosca il controllo di una fascia fortificata di città nel Donetsk, area che le forze russe non sono riuscite a conquistare completamente nonostante anni di combattimenti.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva già chiarito a giugno che Washington non condivideva la lettura russa degli accordi. Dopo un incontro con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov nelle Filippine, a luglio, Rubio aveva parlato della necessità di elaborare "nuovi concetti" per sbloccare la situazione.
Martedì il direttore della Cia John Ratcliffe si è recato a Mosca per un incontro con esponenti russi. Non sono stati resi noti i dettagli dei colloqui. Sergei Naryshkin, direttore del Servizio di intelligence estera russo (Svr), ha confermato di aver incontrato Ratcliffe. "L'incontro si è svolto regolarmente, non c'è nulla di insolito", ha dichiarato Naryshkin ai giornalisti, secondo quanto riferito dai media russi. Secondo il direttore dell'Svr, il colloquio ha riguardato "una serie di questioni che rientrano nella competenza delle agenzie di intelligence". Naryshkin ha inoltre sottolineato che, nella prassi dei servizi segreti, gli incontri personali tra i vertici delle agenzie fanno parte del normale lavoro.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la missione avrebbe avuto anche lo scopo di mettere in guardia il Cremlino dal rischio di un eventuale attacco contro Paesi membri della Nato.
Come sottolinea il Wsj, la visita fa seguito a "nuove valutazioni dell'intelligence Usa" secondo cui il presidente russo Vladimir Putin "potrebbe tentare di mettere alla prova la risolutezza della Nato con un assalto limitato a un Paese alleato nei prossimi anni".
I funzionari statunitensi sono preoccupati che Putin, messo alle strette in Ucraina e sotto pressione in patria, possa lanciare un assalto, che può spaziare da un attacco cyber a un'incursione terrestre su piccola scala, probabilmente contro una nazione baltica, scrive la testata. Nel calcolo del presidente russo potrebbe anche rientrare la carenza "critica" di munizioni occidentali, causata dal loro largo impiego nella guerra in Iran, aggiunge il Wsj.
Nel frattempo, gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner dovrebbero tornare a Mosca dopo una pausa di otto mesi e potrebbero recarsi per la prima volta anche a Kiev. Al momento, tuttavia, non è stata fissata una data ufficiale per le missioni.
In assenza di progressi, Mosca considera "molto basse" le possibilità di una svolta diplomatica e ritiene di avere poche alternative a un'ulteriore escalation per perseguire i propri obiettivi militari. Già negli ultimi mesi Russia e Ucraina hanno intensificato gli attacchi aerei sui rispettivi territori.
La recente spirale di attacchi avrebbe inoltre riacceso a Mosca il dibattito sull'eventuale impiego, come extrema ratio, di armi nucleari tattiche. Secondo le fonti, tra i falchi russi sono aumentate le discussioni su questa possibilità, ma al momento non esiste alcun segnale che la Russia si stia preparando concretamente a utilizzare armi nucleari in Ucraina. Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center, giudica il rischio "estremamente basso": finché Mosca avrà margini per intensificare gli attacchi con armi convenzionali, sostiene, avrà "pochi incentivi a oltrepassare la soglia nucleare".
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