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01 Novembre 2026
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Agrivoltaico a Finale Emilia, Patto per il Nord: “Favorevoli alle rinnovabili, ma la terra deve restare all’agricoltura”

FINALE EMILIA - Tramite una nota stampa, Patto per il Nord interviene sui progetti inerenti l'agrivoltaico a Finale Emilia:

"Patto per il Nord Mirandola è favorevole alle energie rinnovabili, ma contrario alla trasformazione dei terreni agricoli in immense distese di pannelli fotovoltaici. I progetti previsti nei territori di Finale Emilia e San Felice riaprono una questione che non può essere liquidata con l’equazione “rinnovabile uguale positivo”. La transizione energetica è necessaria e il fotovoltaico è importante, ma occorre stabilire dove installare i pannelli. La risposta del Patto per il Nord Mirandola è chiara: prima sui tetti di capannoni, aziende agricole, stalle, magazzini, centri commerciali ed edifici pubblici; poi su aree dismesse, cave recuperate, parcheggi e superfici già compromesse. Il terreno agricolo deve rimanere, prima di tutto, terreno agricolo. Siamo contrari ai grandi impianti fotovoltaici a terra su terreni agricoli fertili e produttivi, soprattutto quando occupano superfici estese e sostituiscono di fatto l’attività agricola. Non si tratta di negare ogni possibile installazione a terra, ma di stabilire una priorità: il suolo agricolo non deve essere la soluzione più semplice per realizzare nuovi impianti energetici. Un grande impianto richiede inoltre strade, recinzioni, cabine, cavidotti, aree tecniche, sistemi di drenaggio e collegamenti alla rete. L’impatto è quindi molto più ampio della superficie coperta dai pannelli e può rendere difficile o impossibile la normale coltivazione, modificando l’accesso ai mezzi, l’irrigazione e l’organizzazione aziendale. Anche nel caso dell’agrivoltaico occorre verificare che l’attività agricola sia realmente produttiva, continuativa e prevalente, non soltanto un elemento formale per definire l’impianto. Il problema non è solo paesaggistico, ma anche economico, ambientale e sociale. Un terreno fertile produce alimenti, assorbe acqua, sostiene la biodiversità e le aziende agricole. Una volta trasformato in area energetica, anche se i pannelli potranno essere rimossi, non svolge più la stessa funzione e il ripristino non è sempre semplice o garantito. Per questo il Patto per il Nord Mirandola dice no alla trasformazione dei terreni agricoli in aree industriali energetiche: il fotovoltaico a terra deve essere l’ultima scelta, non la prima".

Daniele Ori, a nome del Patto per il Nord Mirandola, dichiara: "Non siamo contro il fotovoltaico né contro la transizione energetica. Siamo contrari a una politica che individua nei terreni agricoli la soluzione più facile per installare grandi impianti. Prima di occupare un ettaro fertile bisogna utilizzare tetti, aree dismesse, parcheggi, cave recuperate e tutte le superfici già compromesse. L’agricoltura è una risorsa strategica per il territorio, l’economia locale e la sicurezza alimentare. A Finale Emilia e San Felice non possiamo guardare soltanto ai megawatt prodotti. Dobbiamo valutare quanti ettari verranno sottratti alla coltivazione e quali saranno gli effetti sulle aziende agricole, sul paesaggio, sulla viabilità rurale e sulla rete elettrica. Il nostro territorio non è uno spazio vuoto da riempire con qualsiasi infrastruttura: è un territorio agricolo, produttivo e vissuto, da tutelare anche nell’interesse delle future generazioni".

Riad Ghelfi, a nome del Patto per il Nord Mirandola, dichiara: "La parola “agrivoltaico” non può diventare un’etichetta per aggirare i limiti al consumo di suolo agricolo. Un vero impianto agrivoltaico deve garantire la continuità dell’attività agricola e impedire che la produzione energetica diventi il principale utilizzo economico dell’area. Servono criteri chiari, controlli periodici e conseguenze concrete se l’attività agricola viene abbandonata. Bisogna verificare colture, rese, modalità e continuità della produzione: non è sufficiente un’attività marginale o simbolica. A livello nazionale, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 127 del 2026, ha confermato la legittimità delle norme che limitano il fotovoltaico a terra nelle aree agricole, ricordando il legame tra tutela del suolo, sicurezza alimentare, biodiversità e lotta ai cambiamenti climatici. Non è una battaglia contro il progresso, ma per decidere dove realizzarlo. In un territorio come la pianura modenese, ogni ettaro fertile ha un valore che non può essere misurato soltanto in termini di rendita o produzione energetica. Sottrarre superfici produttive riduce le possibilità future di coltivare, indebolisce le aziende agricole e può aumentare la pressione economica sugli agricoltori. Anche il paesaggio e l’equità territoriale devono essere considerati. La pianura è fatta di campi, filari, canali, strade rurali e cascine, non di spazi vuoti. Non è accettabile concentrare grandi impianti sui territori agricoli senza aver prima utilizzato superfici urbanizzate o degradate e valutato l’impatto cumulativo dei progetti".

La proposta di Patto per il Nord

"Serve un grande piano regionale e nazionale per il fotovoltaico sui tetti di capannoni, stalle, magazzini agricoli, edifici pubblici, centri commerciali e strutture direzionali. Occorre inoltre puntare su parcheggi, aree industriali dismesse, cave recuperate, superfici già compromesse e aree lungo le infrastrutture esistenti, quando compatibili con sicurezza e territorio. Prima di autorizzare un impianto su terreno agricolo deve essere dimostrata l’assenza di alternative adeguate. Devono inoltre essere valutati gli effetti cumulativi di tutti gli impianti già autorizzati o in corso di autorizzazione nella stessa area. Solo dopo, dove realmente necessario, si potranno valutare sistemi agrivoltaici veri, nei quali l’agricoltura rimanga la funzione principale del terreno".

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