Mirandola, primo mese di lavoro per il nuovo ambulatorio chirurgico all’ospedale “Santa Maria Bianca”
MIRANDOLA - Un nuovo ambulatorio chirurgico per il Santa Maria Bianca che amplia la capacità di risposta del presidio e sostiene lo sviluppo delle attività chirurgiche programmate ad alta efficienza: si è concluso il primo mese di lavoro nello spazio oggi dedicato prevalentemente a isteroscopie e colposcopie ma che nei prossimi mesi potrà ospitare una gamma più ampia di interventi, in modo coordinato e condiviso tra le Unità Operative coinvolte (tra cui dermatologia, chirurgia generale, oculistica). L’attività – i cui dettagli saranno presentati nell’inaugurazione prevista a fine mese – è stata illustrata giovedì 3 settembre, ai consiglieri dell’Unione dei comuni Area Nord. L’incontro, cui ha partecipato anche l’Assessore regionale alle Politiche per la salute Massimo Fabi, è stato occasione per aggiornare sull’avanzamento delle progettualità e sulle prospettive di sviluppo la sanità del territorio di Mirandola. Tra queste, gli investimenti strutturali e manutentivi per sedici milioni di euro sull’Ospedale e il Distretto e l’incremento di 40 posti letto attivi al Santa Maria Bianca, dagli attuali 98 a 138 entro il 2029. Un incremento non solo numerico ma che si lega alla presenza di nuove aree specialistiche a media e alta intensità come la terapia semintensiva e ad una più specifica caratterizzazione delle degenze chirurgiche di ortopedia e chirurgia generale e multidisciplinare, che qualificano la struttura in coerenza con le sue vocazioni e con i nuovi bisogni assistenziali dei cittadini.
“Oggi l’evoluzione della salute dei nostri pazienti, le innovazioni della medicina e lo sviluppo di nuovi percorsi e modalità di assistenza – spiega Anna Manduchi, direttrice sanitaria dell’ospedale – consentono, anzi richiedono al sistema una maggior specializzazione dei posti letto ospedalieri, che si integrano con quelli territoriali di cui in passato non disponevamo. Ciò ci consente un utilizzo più appropriato dei diversi contesti, riducendo i giorni di degenza quando non necessari, e collocando i pazienti nel luogo più giusti rispetto all’evoluzione del loro percorso di cura”.
“La sostenibilità della sanità pubblica passa attraverso la capacità di innovare, mettere in rete competenze, tecnologie e strutture, superando logiche frammentate e rafforzando invece l'integrazione tra ospedali e servizi territoriali per rispondere ai bisogni dei cittadini di oggi e di domani – dichiara Mattia Altini, direttore generale dell'Azienda USL di Modena – Il percorso avviato nel Sistema Nord Modenese va in questa direzione: definire con chiarezza vocazioni, funzioni e investimenti per garantire cure di qualità, prossimità e continuità assistenziale. È un lavoro che può avere successo solo attraverso il dialogo costante con le istituzioni locali, i professionisti, il volontariato e le comunità, perché le migliori scelte per il futuro nascono dalla capacità di condividere una visione comune e tradurla in azioni concrete".
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