Morì al Pronto soccorso di Baggiovara dopo ore di attesa, la famiglia si oppone all’archiviazione
BAGGIOVARA – Era arrivato al Pronto soccorso dell’ospedale di Baggiovara per accompagnare un’amica che si era sentita male. Poco dopo aveva chiesto a sua volta di essere visitato. Diverse ore più tardi Vincenzo Cirillo, 54 anni, è stato trovato privo di vita su una barella all’interno del triage.
Il caso, avvenuto il 6 settembre 2025 e ricostruito oggi dal Resto del Carlino sulla base degli atti dell’inchiesta, è ora al centro di un procedimento giudiziario che coinvolge otto sanitari, indagati per omicidio colposo in ambito sanitario. La Procura ha chiesto l’archiviazione, ma la famiglia di Cirillo ha presentato opposizione. L’udienza è fissata per il prossimo 15 ottobre.
Secondo quanto emerge dalla ricostruzione pubblicata dal quotidiano, Cirillo si era presentato allo sportello del Pronto soccorso nel pomeriggio lamentando dolori e gonfiore alle gambe. Alle 16.42 era stata aperta l’accettazione con codice verde.
L’uomo avrebbe quindi chiesto più volte di essere visitato. Poco dopo le 20 una donna presente nella struttura si sarebbe accorta delle sue difficoltà e avrebbe avvertito il personale. Cirillo venne trasferito su una barella nel box 3 del triage.
Uno dei passaggi più delicati riguarda quanto accadde poco dopo. Alle 20.33 il medico avrebbe chiamato Cirillo per la visita senza ricevere risposta e nella documentazione sarebbe stato registrato il suo allontanamento. In realtà, stando agli atti citati dal Carlino, l’uomo si trovava già all’interno del Pronto soccorso, sul lettino del triage.
Le immagini della videosorveglianza acquisite dalla Polizia avrebbero poi mostrato che Cirillo rimase fermo sulla barella. Solo più tardi un operatore sociale avrebbe chiesto informazioni sul paziente, facendo scattare nuovi controlli.
Quando l’uomo venne trasferito nell’area dei codici rossi, le sue condizioni erano ormai compromesse e poco dopo ne fu constatato il decesso per arresto cardiaco.
La consulenza medico-legale disposta dalla Procura avrebbe evidenziato diverse criticità nella gestione del paziente: dalla mancata rivalutazione delle sue condizioni al superamento dei tempi previsti per la presa in carico. Per un codice verde il limite indicato sarebbe stato di 120 minuti, mentre nel caso di Cirillo ne sarebbero trascorsi circa 230. Negli atti vengono inoltre segnalate criticità di carattere comunicativo e organizzativo.
Nonostante queste violazioni, secondo il pubblico ministero non vi sarebbero elementi sufficienti per formulare una ragionevole previsione di condanna nei confronti degli otto sanitari. Da qui la richiesta di archiviazione.
La famiglia, assistita dall’avvocata Maria Cecilia Ferraresi, sostiene invece che la lunga mancata assistenza abbia avuto un ruolo determinante nella morte di Cirillo e ha deciso di opporsi alla chiusura del fascicolo.
«Nostro fratello è stato dimenticato e chiediamo giustizia», affermano i familiari.
La decisione spetterà ora al giudice, che dovrà valutare se archiviare il procedimento oppure disporre ulteriori approfondimenti.
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