Non solo Mantova: Le Grazie, il borgo del coccodrillo sospeso e dei miracoli d’ingegno
Di Antonella Cardone
Quando si pensa al territorio mantovano, la mente corre subito ai fasti rinascimentali dei Gonzaga, alla maestosità di Palazzo Te e al profilo dei suoi laghi al tramonto. Eppure, basta allontanarsi di pochissimi chilometri dal centro cittadino, seguendo il lento e placido scorrere del Mincio — il fiume che ricama questo paesaggio prima di andare a tuffarsi poco più a sud nel Po — per imbattersi in uno di quei gioielli nascosti che rendono l'Italia un pozzo senza fondo di meraviglie: Le Grazie, una piccola e incantevole frazione del comune di Curtatone.
La nostra visita avviene in un momento speciale, poche settimane dopo ferragosto. L'eco dell'Antichissima Fiera delle Grazie e dello storico Incontro Nazionale dei Madonnari si respira ancora a pieni polmoni. Camminando sul sagrato davanti al Santuario si possono ancora scorgere le tracce sfumate dei gessetti colorati: dipinti di arte sacra effimera realizzati da artisti giunti da tutto il mondo, che durante la notte dell'Assunta trasformano l'asfalto in una galleria d'arte a cielo aperto. È uno di quegli appuntamenti storici che rendono la sponda di questo fiume un luogo unico, capaci di unire arte popolare, devozione e festa.
Ma, spenti i riflettori della fiera, il borgo — inserito a pieno titolo tra i Borghi più belli d'Italia — ritrova la sua dimensione ideale: un microcosmo sospeso e silenzioso, scandito dal fruscio delle canne palustri della Riserva Naturale Valli del Mincio. Un luogo amatissimo dai fedeli — che qui giungono da secoli in pellegrinaggio, compreso San Giovanni Paolo II che vi fece visita nel 1991 — ma ancora ingiustamente ignorato dal grande flusso del turismo di massa.
Un capolavoro di devozione ed eclettismo
Varcata la soglia del Santuario gotico, la prima sensazione che si prova non è solo di devoto raccoglimento, ma di puro stupore. L'interno della chiesa è un unicum al mondo: le pareti della navata centrale sono interamente rivestite da un’impalcatura lignea ricca di nicchie, dentro le quali si trovano decine di statue a grandezza naturale.
Non si tratta di classiche sculture in marmo o bronzo. Sono figure in carta pesta, cera e legno, vestite con abiti d'epoca, che rappresentano i devoti scampati a pericoli mortali: soldati scampati ad esecuzioni, malati guariti miracolosamente, prigionieri liberati. Si tratta di una collezione di ex voto antropomorfi unica nel suo genere, un vero e proprio "teatro della fede" che osserva il visitatore dall'alto con un realismo a tratti surreale.
La sorpresa per i bambini: un coccodrillo vero a cavallo della navata
Ma la vera star del Santuario, quella che lascia a bocca aperta adulti e soprattutto bambini, si trova appesa a mezz'aria. Sospeso al soffitto, a cavallo della navata centrale, pende infatti un coccodrillo imbalsamato vero, lungo quasi tre metri.
Le origini di questa presenza singolare si perdono tra storia e leggenda. C'è chi racconta di una fiera esotica sfuggita a un serraglio dei Gonzaga e catturata nelle paludi del Mincio, e chi preferisce la favola di un drago delle acque ammansito dalle preghiere dei barcaioli. Al di là del mito (il rettile risale almeno al XVI secolo), la sua presenza rispondeva alla logica barocca del Wunderkammer: il coccodrillo, simbolo del demonio e del male domato dalla Vergine, veniva mostrato ai pellegrini come prova tangibile della vittoria della fede. Per i più piccoli che visitano il borgo, la vista di questo "mostro della palude" sospeso sulla testa è un'esperienza elettrizzante, capace di trasformare una visita culturale in un'avventura da ricordare.
Tra acqua, arte ed enogastronomia
Una volta usciti dal Santuario, il viaggio a Le Grazie offre ancora diverse deviazioni felici:
- L'escursione in barca tra i fior di loto: Dal piccolo porticciolo ci si può imbarcare sulle motonavi dei barcaioli per inoltrarsi nelle valli del Mincio. In questo periodo estivo, la distesa dei fiori di loto in fioritura regala una macchia di colore fiabesca in mezzo ai canneti.
- Il Museo dei Madonnari: Per chi visita il borgo a fiera conclusa, il museo cittadino permette di ammirare le riproduzioni e i bozzetti delle opere più belle realizzate sulle piazze negli anni passati.
- La sosta gastronomica: Impossibile ripartire senza aver fatto tappa nelle osterie affacciate sulla piazza per assaggiare il tipico Cotechino delle Grazie, servito tradizionalmente con la polenta anche in piena estate.
Le Grazie dimostra come il turismo più bello sia spesso quello capace di deviare dalle rotta principali. A due passi dalle grandi bellezze di Mantova, questo piccolo borgo adagiato sul Mincio regala la sensazione rara di una scoperta autentica: un luogo dove la natura incontaminata, la grande tradizione popolare dei Madonnari e il mistero si incontrano sotto lo sguardo silenzioso di un coccodrillo sospeso nel tempo.
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