San Felice, dopo la tromba d’aria una famiglia con tre bambini resta senza casa: i piccoli dalla vicina, i genitori dormono in giardino
SAN FELICE SUL PANARO – Tre bambini che per dormire devono andare a casa della vicina. La mamma e il papà che, invece, restano fuori e passano la notte in giardino, accanto a quella che fino a poche settimane fa era semplicemente la loro casa.
È la situazione in cui si trova una famiglia di San Felice sul Panaro dopo la violenta tromba d’aria che il 15 luglio scorso ha colpito il territorio.
Un evento che ha provocato danni diffusi in paese: al Comune sono arrivate circa un centinaio di segnalazioni da parte dei cittadini. A Dogaro, però, le conseguenze sono state particolarmente pesanti. L’abitazione è stata gravemente danneggiata e il Comune, con un’ordinanza firmata il 30 luglio, ne ha dichiarato la totale inagibilità, vietandone l’utilizzo fino al ripristino delle necessarie condizioni di sicurezza.
Le fotografie raccontano con immediatezza ciò che è rimasto dopo il passaggio del maltempo. Sul tetto si vede la copertura sollevata e deformata, con parti della guaina strappate e materiali esposti. Una lunga porzione della grondaia è stata divelta ed è finita sul terrazzo sottostante, insieme a terra, detriti e residui trascinati dall’acqua.
Dentro casa il quadro è ancora più impressionante. Il pavimento del bagno è sporco e segnato dalle infiltrazioni, mentre nel lavandino è rimasta acqua scura e torbida. Le tracce del fango si vedono sulle piastrelle e negli ambienti che fino a poco tempo fa erano quelli della vita quotidiana della famiglia.
Sono immagini di una casa improvvisamente diventata impossibile da abitare, nella quale anche i gesti più normali – lavarsi, dormire, mettere a letto i figli – non possono più essere compiuti.
È lo stesso quadro descritto dai tecnici comunali nel sopralluogo. Sul lato ovest dell’edificio è stata rilevata la guaina bituminosa divelta e accartocciata, con tegole crollate a terra e canali di gronda danneggiati. Al primo piano sono state inoltre riscontrate acqua stagnante sui pavimenti e macchie di umidità sulle pareti, dovute alle infiltrazioni provenienti dalla copertura; acqua era presente anche nel bagno, mentre pareti e soffitti risultavano bagnati al piano terra.
Da qui la decisione del Comune di dichiarare l’intero fabbricato totalmente inagibile, disponendo che nessuno possa utilizzarlo e prescrivendo una verifica tecnica delle condizioni strutturali e igienico-sanitarie, seguita dagli interventi necessari per poter restituire l’edificio all’uso abitativo.
Una famiglia in affitto, impossibilitata a intervenire
A complicare ulteriormente la situazione c’è il fatto che la famiglia non è proprietaria dell’abitazione, ma vive nell’immobile in affitto.
Secondo quanto riferito dagli inquilini, il contratto di locazione prevede espressamente che non possano apportare autonomamente migliorie all’immobile. Una condizione che, davanti a danni di questa portata, rende impossibile pensare di procedere direttamente con lavori sul tetto e sulle parti strutturali della casa.
La famiglia racconta di essersi rivolta alla proprietà chiedendo che vengano effettuati gli interventi necessari, ma sostiene che, almeno fino ad ora, non vi sarebbe disponibilità a farsi carico dei lavori.
E i costi potrebbero essere molto elevati. I danni appaiono notevoli e l’ordinanza comunale prescrive non soltanto il ripristino delle parti danneggiate, ma prima ancora una verifica da parte di un tecnico abilitato sulle condizioni di sicurezza e igienico-sanitarie dell’intero fabbricato.
Si crea così una situazione di stallo: gli inquilini non possono rientrare nell’abitazione, non possono intervenire liberamente su un immobile che non appartiene loro e, nello stesso tempo, i lavori necessari per renderlo nuovamente abitabile non sono ancora partiti nè c'è una data fissata. E il freddo si avvicina.
La famiglia sottolinea di avere sempre rispettato gli impegni presi: affitto pagato regolarmente, caparra versata al momento della stipula del contratto, nessuna morosità. Adesso, però, si ritrova senza la possibilità concreta di utilizzare la casa per la quale aveva sottoscritto il contratto.
Il problema diventa quindi anche quello di trovare una nuova sistemazione per cinque persone, tre delle quali bambini. Significa cercare un’altra abitazione disponibile, sostenere nuovi costi iniziali e organizzare un trasferimento mentre buona parte delle proprie cose è ancora dentro una casa dichiarata inagibile. Il Comune dopo l'ordinanza è stato reso noto - riporta la famiglia - che non è possibile imporre alla proprietà di fare i lavori, nè avere un aiuto economico. Per una eventuale altra sistemazione, mettersi in fila per le case popolari.
Per il momento i bambini sono accolti dalla vicina. Mamma e papà si arrangiano invece in giardino.
La tromba d’aria è durata pochi minuti. Per questa famiglia, a più di due mesi di distanza, l’emergenza non è ancora finita.
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