San Felice ricorda i suoi soldati della Divisione Acqui: le voci dei figli raccontano l’orrore di Cefalonia
SAN FELICE SUL PANARO – Non soltanto una pagina di storia nazionale, ma una storia profondamente sanfeliciana e modenese. È emerso con forza lunedì pomeriggio al Parco Marinai d’Italia di San Felice sul Panaro, dove numerosi cittadini hanno partecipato all’incontro dedicato ai sanfeliciani della Divisione Acqui, organizzato da ANPI San Felice in collaborazione con ANMIG Modena e Istituto Storico di Modena, con il patrocinio del Comune.
Al centro dell’incontro il volume dello storico Fabio Montella, I modenesi della Divisione “Acqui”. Storia e memoria di soldati che combatterono a Cefalonia e Corfù, frutto di un lungo lavoro di ricerca archivistica. Sono intervenuti anche Adriano Zavatti, presidente della sezione modenese dell’ANMIG, Doriano Novi, referente degli Alpini per San Felice, Lorenzo Calzolari di Anpi San Felice; a moderare la giornalista Sofia Fabbri.
Ma a rendere particolarmente intenso l’appuntamento sono state soprattutto le testimonianze dei figli dei reduci, che hanno riportato la memoria dal piano dei grandi avvenimenti storici a quello delle famiglie. Uomini che partirono giovanissimi, attraversarono combattimenti, fucilazioni, deportazioni e prigionia e, quando riuscirono a tornare, portarono con sé le conseguenze fisiche e psicologiche di quell’esperienza.
Durante l’incontro è stato ricordato come fossero circa una cinquantina i sanfeliciani coinvolti nella vicenda della Divisione Acqui. Non tutti tornarono. E anche per molti dei sopravvissuti il dopoguerra fu tutt’altro che semplice: le famiglie hanno raccontato uomini segnati profondamente dalla guerra, alcuni dei quali morirono ancora relativamente giovani.
La ricostruzione ha permesso anche di allontanarsi da una rappresentazione talvolta edulcorata dell’occupazione italiana delle isole greche, resa popolare anche da opere cinematografiche come Il mandolino del capitano Corelli. La presenza italiana in Grecia fu un’occupazione militare, con tutte le contraddizioni e le dure conseguenze che questo comportò. Poi arrivò l’8 settembre 1943, l’armistizio e il rovesciamento improvviso degli equilibri: gli ex alleati tedeschi divennero nemici.
A Cefalonia e Corfù gli uomini della Acqui decisero di non consegnare semplicemente le armi. Seguirono combattimenti durissimi e, dopo la resa, le fucilazioni di massa operate dalle truppe tedesche. Altri militari morirono durante i trasferimenti via mare oppure successivamente nei campi di prigionia.
Il legame con Modena non è casuale. La Divisione Acqui raccoglieva infatti i propri effettivi anche dalla provincia modenese, secondo il sistema di reclutamento territoriale dell’epoca, e il contributo locale fu molto consistente. È anche per questo che quella memoria è rimasta così presente nel territorio, tanto da essere ricordata ancora oggi anche nella toponomastica e nei luoghi pubblici dedicati alla Divisione.
Gli otto caduti sanfeliciani
Le ricerche di Montella hanno consentito di ricostruire con certezza le vicende di otto sanfeliciani morti durante o in conseguenza della guerra e della prigionia. Un numero che non coincide dunque con quello complessivo degli uomini di San Felice che fecero parte della Divisione Acqui: molti altri riuscirono a tornare.
Sono Dante Bonfatti, nato a San Felice nel 1915 e morto in prigionia in Germania; Lino Ferrari, nato a Medolla nel 1921 e residente a San Felice, disperso in combattimento a Cefalonia; Francesco Goldoni, nato a San Felice nel 1914, disperso in mare al largo di Corfù il 18 ottobre 1943; Gino Golinelli, nato a Mirandola nel 1919 e residente a San Felice, morto a Corfù il 25 settembre 1943; Ebero Malagoli, nato a San Felice nel 1921 e fucilato dai tedeschi a Cefalonia; Bruno Marchesi, nato a San Felice nel 1917 e morto a Cefalonia; Renato Melloni, nato a San Felice nel 1923 e morto il 31 marzo 1945 nell’ospedale militare di Kirsanov, nell’Unione Sovietica; e Umberto Morandi, nato nel 1911 e morto all’ospedale di Trieste il 15 novembre 1943.
Proprio la sorte di questi uomini mostra quanto sia riduttivo identificare la tragedia della Acqui soltanto con le fucilazioni di Cefalonia: c’è chi morì combattendo, chi venne passato per le armi, chi scomparve in mare e chi sopravvisse alla battaglia per morire mesi o anni dopo durante la prigionia.
A chiudere l’incontro è stato anche un momento particolarmente sentito: ANPI ha consegnato medaglie commemorative ai figli e ai familiari dei reduci della Divisione Acqui presenti alla serata, compresi quelli che avevano seguito l’incontro tra il pubblico. Un gesto simbolico per riconoscere non solo il sacrificio di chi visse direttamente quella tragedia, ma anche il ruolo delle famiglie nel conservarne e tramandarne la memoria.
Ed è forse proprio questo il significato più forte dell’incontro di San Felice: la memoria non si è fermata alla generazione che visse quei fatti. Ottantatré anni dopo l’8 settembre 1943, sono stati i figli di quei soldati a raccontare ciò che i padri videro e ciò che, spesso, per tutta la vita fecero fatica a raccontare.
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