Truffa del bonifico non autorizzato, cos’è e come evitare il malware BRATA
Un'azienda si è vista sottrarre 23.500 euro dal proprio conto corrente senza saperne nulla: un bonifico disposto a sua insaputa dal malware bancario BRATA, il trojan che negli ultimi anni sta colpendo sempre più correntisti in Italia. Un caso che accende i riflettori su una truffa insidiosa, capace di agire nell'ombra e di causare danni economici anche ingenti prima che la vittima se ne accorga. A ricostruire la vicenda è Truffa.net, portale specializzato in informazione e prevenzione delle truffe online e offline. Il bonifico non autorizzato è un pagamento disposto dal conto corrente della vittima senza la sua autorizzazione, spesso reso possibile da malware bancari sempre più sofisticati capaci di sottrarre credenziali e dati di accesso. Nel caso approfondito da Truffa.net, a colpire è stato il malware BRATA (Brazilian Remote Access Tool for Android), un trojan bancario attivo in Italia dal 2022 che prende di mira i dispositivi Android. Il malware si era impossessato delle credenziali della vittima e aveva disposto il bonifico incriminato, con conseguenze economiche dirette per l'azienda coinvolta.
La storia, però, non si è chiusa con il danno: la Corte d'Appello di Palermo ha condannato la banca a risarcire 30.000 euro all'azienda truffata, confermando la decisione di primo grado del Tribunale di Palermo e rovesciando l'onere della prova. Non è più il correntista a dover dimostrare la propria correttezza, ma è l'istituto di credito a dover provare la negligenza del cliente. A convincere i giudici è stato un elemento decisivo: il bonifico proveniva da un indirizzo IP diverso da quello abitualmente utilizzato, accompagnato da numerosi tentativi di accesso nella stessa giornata. Circostanze che, richiamando l'articolo 2050 del Codice Civile sulle attività pericolose, hanno spinto la corte a ritenere la banca responsabile di negligenza. Quanto accaduto in Sicilia si inserisce in un orientamento giurisprudenziale sempre più favorevole ai consumatori vittime di frodi bancarie: la legge non lascia il correntista solo di fronte alla truffa, e vicende come questa rafforzano il principio secondo cui sono le banche a dover dimostrare l'adeguatezza dei propri sistemi di sicurezza.
"In questo caso, si è deciso che è la banca a dover dimostrare dolo o colpa da parte del correntista. Richiamato l'articolo 2050 del Codice Civile, quello che disciplina le attività pericolose. Dunque, le attività che prestano questi servizi devono assumersi il rischio d'impresa. Detto ciò, un monito vale anche per i correntisti, che devono tenere condotte attente ed evitare negligenze come quella di condividere le credenziali su siti o app sospetti", scrive Nino Lucchesi, autore e responsabile di Truffa.net.
L'analisi completa è disponibile su: https://www.truffa.net/news/
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