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Il fotografo di San Felice Gottfried Dunkel intervistato dal poeta Francesco Mandrino

Sono qui con Gottfried Dunkel, fotografo con al suo attivo diverse mostre a S. Felice. Questa volta compie un grande salto esponendo a Bologna, tutto questo grazie al tanto vituperato virus che ha reso indisponibili gli spazi nel paese. Vero?

GD Eh si, si esporrò nella mia amata Bologna, luogo a me molto caro, dove ho passato anni splendidi, quelli universitari. E’ un grande salto, non so come atterrerò, d’altronde quando si balza non si può saperlo, ma sono pronto! Nel contempo colgo l’occasione per ringraziare i negozianti di Ri-Commerciamo che mi hanno sempre ospitato con tanto affetto e stima.

FM Il tema di questa mostra mi suggerisce un titolo tanto provocatorio quanto improponibile: obiettivo-morte, che ne pensi?

GD “Ai sogni e alla loro morte” era come titolo nella mia testa ancor prima che si delineassero le foto che dovevo scattare. Il sottotitolo “Martedì grasso a Venezia” è stato aggiunto in seguito quando ho ritenuto di utilizzare Venezia ed il suo carnevale per incastonare il narrato. Sono consapevole che possa essere un titolo “scomodo”, che possa essere equivocato, rifiutato ed essere causa di mancata partecipazione alla mostra,  come accaduto in passato. E’ comunque noto che mi piace giocare con i titoli e provocare ed è interessante osservare come tanti paladini dell’arte si lascino influenzare dalle intestazioni per sputare sentenze senza aver visto nulla .

Le 60 foto del blocco narrativo non sono né un elogio né un inno a “Sorella Morte”, anzi. In assoluto ritengo questa la mia opera più romantica. La mostra di quest’anno è un monito per chi in cattiva fede, deliberatamente, consapevolmente e con enorme leggerezza uccide i sogni altrui impedendo al prossimo di essere felice.

FM cosa ne pensi della Morte?

GD  La Morte è un evento inevitabile, più grande di noi, un mistero insondabile. La Morte è l’ultimo traguardo fisico terreno per il mondo organico ed inorganico. Il bruco di fatto muore (o meglio cessa di essere tale) per diventare farfalla, i coralli non si sarebbero trasformati in dolomite se non fossero morti dopo essere stati innalzati dai fondali marini. Per Baudelarie la morte è “il portico che s’apre sui cieli ignoti”. Per chi ha fede detti cieli sono meno sconosciuti. Non sono affascinato dalla “Nera Signora”, ma la rispetto, anche perché è da sempre sola ed il sorriso non alberga sulle sue labbra. Dio ha la compagnia degli angeli, Satana dei demoni. La Morte no, è per questo che mi sono permesso di darle nella narrazione la compagnia e l’affetto di un gatto e la possibilità di festeggiare il carnevale sollevandola dai suoi pesanti incarichi per qualche ora. La “Signora con la falce” per come la vedo io, fa il lavoro più sporco che esista al mondo, una mansione che non ha chiesto, ma che Dio le ha imposto. Un incarico autorevole, perché da accesso alla giustizia. Senza la Morte i buoni non vanno in paradiso e gli empi non accedono agli inferi. “Sorella Morte” spesso lenisce le sofferenze, dona pace, liberazione, quel sollievo che l’uomo non è capace di trovare e di dare a dispetto delle conquiste culturali e tecnologiche avute dalla preistoria ad ora. La morte è trasformazione, passaggio, ma forse ne rifiutiamo detta declinazione in quanto non tocchiamo ne vediamo i risultati finali del suo agito, non ci è possibile vedere il dopo. O forse più semplicemente, si ha paura della resa dei conti. Ma non è negandola che la eviteremo. “Nulla è eterno, non lo è l’amore e non lo è la sofferenza, solo i sogni rimangono immortali purché non li si lascino morire”…se l’evoluzione non ha decretato che sognare è controproducente per la specie, un motivo ci sarà, non vedo perché lo debba fare l’uomo. 

FM Le mostre precedenti, “Voluptas”,“Insania”,“Abrenuntias?”, tutte in bianconero, seguono un percorso che sembra trovare conclusione in questa. Sbaglio?

GD No, non sbagli. “Ai sogni e alla loro morte” chiuderà la “Tetralogia delle Tentazioni”. I miei prossimi progetti, pur avendo radici nelle tematiche che da sempre affronto, sono nati e sono stati sviluppati tenendo bene a mente che quanto avevo fatto prima era da considerarsi un capitolo chiuso.  

FM Come nasce e si sviluppa l’approccio a questo filone che potrei dire Dark? 

GD Non ho seguito e non seguo mai uno schema prefissato, perché se mi basta poco per essere Gottfried Dunkel, appena uno schiocco di dita, lo stesso gesto non mi dà l’ispirazione. I miei atti creativi sono legati a visioni e a pensieri che mi prendono e mi abbracciano quando meno me lo aspetto. Già presenti inconsciamente nella mia natura introspettiva e melanconica essi vengono amplificati da determinate situazioni di vissuto o da riminiscenze oniriche. Concordo che le mie opere siano tutt’altro che solari, ma contengono più Luce di quel che possa apparire ad uno sguardo poco attento e non è questione di distribuzione quali/quantitativa della luce nelle inquadrature, ma di messaggio finale. 

FM Nei casi precedenti ci hai mostrato uno sporadico inserimento del colore nelle immagini, per quali motivi. Questa volta?

GD  Sarà in bianco e nero o a colori? A ridosso delle esposizioni e in prossimità di annuncio delle successive è la domanda che mi viene rivolta con maggiore frequenza, mi pare di essere una donna incinta… E’ maschio? E’ femmina?… Come detto sopra non seguo piani predefiniti. Se una foto a colori mi piace e sottolinea un concetto o un particolare e soprattutto qualora presenti una resa migliore rispetto alla versione in bianco e nero, allora, la inserisco nella sequenza e lascio perdere uno dei miei pochi vincoli di stesura della successione narrativa, l’omogeneità cromatica. Questa volta? Io so come sarà, voi venite in mostra a vedere…ma poi mi chiedo, è così discriminante che sia monocromatica o a colori?

FM L’utilizzo delle modelle (si potrebbe dire l’uso), tra il discreto ed il reticente che senso ha nell’economia della narrazione?

GD Dell’importanza delle Messaggere (le modelle di Gottfried Dunkel) ho già detto più volte in passato. Di fatto sono lo scheletro delle mie opere. Senza di loro le mie visioni non starebbero in piedi, non si materializzerebbero. In merito al senso, lungi dall’essere pretenzioso, ritengo che i contenuti delle mie mostre siano a forte componente umana ed empatica nei confronti della sofferenza, nelle sue varie forme, e di chi la sperimenta, la vive o la subisce, ovviamente per esprimere questa tipologia di contenuti sono per me necessarie le  Messaggere quali tramiti indispensabili per rendere reale l’immaginato e veicolare il messaggio da trasmettere, con tutte le sue sfumature, nel mondo sensibile. 

FM Il modo di porti è a volte sottilmente, spesso direttamente, provocatorio quali reazioni hai raccolto? Quali le migliori? Quali le più apprezzate dall’autore?

GD Sarei un bugiardo se ti rispondessi: “non mi piace provocare”. Ma la mia provocazione non è fine a se stessa. Provocare tanto per fare non è nelle mie corde e soprattutto non porterebbe a nulla. E non sono provocatorie (nel senso stretto) le mie foto. Provoco attraverso i miei scatti per far pensare e meditare. La fotografia come forme d’arte deve ritrovare la componente comunicativa che possiede e le spetta, purtroppo in gran parte persa tra meri esercizi di stile e massificazione legata a like, followers, voglia di apparire a tutti i costi, avere successo. Per rispondere ad un’altra delle domande poste sopra, in passato un diacono si è fermato davanti alla sala espositiva e ha benedetto me e tutto il resto. Forse pensava fossi un satanista o forse il nome della mostra non gli piaceva (era l’esposizione “Respirando arie gotiche tossendo sinfonie blasfeme”). All’inizio la cosa mi scocciò, ma ora è tra le reazioni che apprezzo maggiormente. Anzi ne sono orgoglioso. E le benedizioni non fanno mai male…

FM Pur restando nel filone Dark, per il futuro pensi di passare oltre la tematica di queste prime proposizioni? Pensi che sia possibile un impegno al di fuori del filone Dark?

GD Le prossime due mostre non penso siano dark, almeno non lo sono nel senso stretto del temine, anche se una di esse ripercorrerà le gesta del serial killer più famoso al mondo, Jack lo squartatore. Non mi pongo vincoli. Spetta all’ispirazione la direzione ed il tema delle mie opere e va bene così, in quanto è inutile che mi metta a proporre ciò che non voglio, non sento e non cerco, vedremo. Il tempo darà in risposte in merito alla tua domanda, perché non so cosa scatterò o se scatterò…

FM Cosa ti aspetti dal diverso contesto, come luogo, uno studio fotografico, che come pubblico, fuori dalle conoscenze personali, col quale ti prepari a confrontarti?

GD Diverso sarà il luogo, il pubblico, ma gli scatti non cambiano se espongo  qui o là, certamente c’è un maggior potenziale in termini di visibilità. Questo lo penso io, ma di fatto, alcune cose cambiano. L’ho visto quando ho esposto la prima volta usando lo pseudonimo che uso tuttora. E’ arrivata gente che non si era mai vista. Sorridevo di fronte alla loro domanda “Ma sei tu?”. Non mi preparerò al confronto in maniera diversa rispetto al passato, anzi non l’ho mai fatto. Certo penso alle probabili reazioni del pubblico, ma non è come preparare un esame all’università. Non ne vedo la necessità e non esiste ricetta per farlo. Indipendentemente da dove espongo la cosa più importante è che passi il mio messaggio, che i messaggi contenuti nelle foto siano compresi e capiti. Quando sarà ora mi vestirò, mi farò truccare, e andrò alla mostra senza copioni scritti.  Ho sempre risposto alle domande poste dal pubblico, dalle più profonde alle più frivole, non temo il contatto con esso. E non ho paura del confronto. Da Bologna mi aspetto però più curiosità e maggiore apertura mentale. 

FM Ora che hai compiuto il grande balzo, anche se non tutto per tuo coraggio, pensi di poterti attivare nella ricerca di altri spazi più lontani?

GD C’è sempre bisogno di coraggio, anche se ti posso dire che non è per mancanza d’ animo che sono arrivato a Bologna solo adesso. Gli spazi espositivi ci sono, ma quando li contatti pochissimi di loro si degnano di rispondere e tra questi tanti rispondono con sufficienza o, diciamola tutta, maleducazione, altri ancora con relativo entusiasmo ma chiedendo condizioni e termini di utilizzo improponibili. Non voglio fare la figura dell’artista  che piange, non mi sento tale e si piange per ben più gravi motivi. Posso assicurati, però,  che trovare una sala espositiva non è così facile come possa sembrare. Continuerò a inviare mail e non mi fermerò. Qualcosa ho visto muoversi in questi ultimi tempi e ringrazio  di cuore chi mi ha dato fiducia e possibilità di esporre nella mia amata Bologna!

Ricordando che sono presente  sui social e che anche attraverso il sito di Gottfried Dunkel chi è interessato può approfondire la mia conoscenza e la mia produzione, sono sempre disponibile a prendere in considerazione proposte per organizzare future esposizioni.

Attenzione però sedicenti sale espositive che fate sarcasmo e battute di serie B. I vostri nomi e cognomi me li sono segnati! Qualcuno vaticinando asserisce che sarò famoso da morto, in quel caso non perdete tempo a contattare chi che sia per avere le mie opere da esporre,  rimarrete a bocca asciutta! Non è una questione di ripicca. Come Voi decidete gli artisti che espongono in base ai Vostri imperscrutabili ed ineffabili criteri di qualità, così,  in quanto proprietario, decido io, anche da morto,  a chi far esporre i miei scatti, sulla base dei miei criteri di selezione al cui primo posto sta l’educazione ed il rispetto. Amen.”

FM Vuoi aggiungere qualcosa? 

GD Vi aspetto tutti alla mostra!!! Vi darò notizie in merito a luoghi e a modalità non appena possibile…

 

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