Stuprò l’amico, va a processo l’imbanchino di Mirandola
Stuprò l'amico, va a processo l'imbanchino di Mirandola Antonio Bifulco, 39 anni, che deve rispondere di violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni gravi, essendo la sua vittima - mirandolese di 40 anni - attualmente stomatizzata in seguito alle aberranti violenze subite. La prima udienza si terrà il giorno 8 febbraio prossimo.
Secondo l’accusa l'imbianchino da tempo abusava dell”amico”, un coetaneo che si trovava in difficoltà emotiva e in preda all’alcol. Bifulco gli aveva dato una casa e un lavoro. Vivevano assieme in un casolare lungo la Statale, in appartamenti divisi, e andavano a lavorare insieme nei cantieri in cui Bifulco era chiamato ad operare.
Una apparente normalità che nascondeva l’orrore: il giovane da due anni veniva regolarmente picchiato e seviziato, le botte e le torture erano all’ordine del giorno, le violenze e le prevaricazioni non terminavano mai, tanto che non era raro vedere l’uomo andare al lavoro dolorante e zoppicante assieme al principale. Sono stati accertati quindici accessi al Pronto Soccorso, per problemi più o meno gravi, senza che mai il ragazzo dicesse la verità- A un certo punto il rapporto era diventato di schiavitù: il criminale aveva posto l’uomo in uno stato tale di sudditanza psicologica che lo faceva lavorare senza dargli lo stipendio: centellinava i soldi per la spesa, i vestiti, l’alcol e le sigarette.
Cosa sia successo la notte del 3 settembre scorso non si sa. Si sa che è stato lo stesso aguzzino a portare la sua vittima in ospedale, in fin di vita. La vittima era letteralmente devastata per lo stupro che, secondo quanto si apprende, sarebbe avvenuto con un bastone metallico. Gli inquirenti temevano che non ce l’avrebbe fatta, che avrebbero dovuto lavorare solo su quelle bugie che il ragazzo aveva detto per difendere, ancora una volta, il suo aguzzino: “Mi ha aggredito uno sconosciuto in un parco a Ferrara”, aveva detto in ospedale.
Poi il coma. Tre interventi chirurgici per provare a rimetterlo in sesto. Al risveglio grazie all’infaticabile lavoro di sanitari, piscologi e poliziotti che hanno raccolto diverse testimonianze il mirandolese ha trovato il coraggio di denunciare la verità, anche se le lesioni le dovrà portare per tutta la vita. Ora per il suo aguzzino si sono aperte le porte del carcere.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia Bifulco aveva negato ogni addebito a suo carico, spiegando di aver trovato il suo operaio in quelle condizioni e di averlo convinto a recarsi in ospedale. Inoltre il 39enne aveva sostenuto con forza di aver aiutato anche economicamente per anni l’amico. Le indagini svolte dagli inquirenti dicono altro.
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