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06 Novembre 2026
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Sperimentazioni cliniche di medicinali, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena è seconda in Italia

L’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena è seconda in Italia nella promozione di sperimentazioni cliniche no profit di medicinali. Il riconoscimento, sottolinea AOU tramite un comunicato stampa, viene dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) che nel suo 19° Rapporto Nazionale ha elencato le principali strutture italiane in base al numero di ricerche indipendenti (ovvero “no profit”) nel 2019. L’AOU di Modena, in collaborazione con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, è seconda dopo il Policlinico Gemelli di Roma, lo IEO di Milano e l’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli, parimerito al primo posto.

In questa edizione sono stati inoltre inseriti i dati preliminari relativi alle sperimentazioni cliniche su farmaci per il trattamento del Covid-19, limitatamente al periodo marzo-settembre 2020. In questo caso, il nostro centro è terzo dopo il San Raffaele di Milano e, a parimerito, l’Ospedale Sacco (Milano) e l’Istituto Spallanzani di Roma.

In base alla classifica, le sperimentazioni approvate, nel complesso 156, sono state promosse da 88 centri virtuosi. Le prime dieci, dove l’AOU di Modena compare come unica della Regione Emilia-Romagna, hanno svolto il 27% delle sperimentazioni ovvero quasi un terzo degli studi presentati e autorizzati.

Come commenta l’assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna, Raffaele Donini, “questo risultato dell’Azienda ospedaliera di Modena ci lusinga e rappresenta un’ulteriore riprova di come investire nella ricerca sia importante e porti buoni frutti, soprattutto per la salute delle persone. La cosa che ci rende maggiormente orgogliosi è infatti che da questi studi derivino farmaci finalizzati a salvare vite o a migliorare le condizioni cliniche o la qualità di vita di tanti pazienti. Un plauso all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, dunque, ma anche alle altre articolazioni del Sistema Sanitario Regionale dell’Emilia Romagna che si sono collocate nella graduatoria Aifa. Va infatti evidenziato che nella classifica generale figurano anche l’Irccs “Irst – Dino Amadori” di Meldola, con due ricerche autorizzate, l’Azienda Ospedaliera di Bologna Policlinico Sant’Orsola - Malpighi e l’Ausl Romagna con una ciascuna. In pratica dunque l’Emilia-Romagna ha prodotto 8 delle 156 ricerche riconosciute, vale a dire oltre il 5% del totale su un panorama internazionale. E ancora, rispetto ai farmaci sul Covid, oltre a Modena con due ricerche, ci sono anche l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma, l’Ausl – Irccs di Reggio Emilia e l’Irccs “Irst – Dino Amadori” di Meldola con una ciascuna: 5 ricerche su 29 riconosciute, con un’incidenza dunque del 17,2 per cento sul totale. Direi proprio che l’Emilia Romagna c’è”.

“La ricerca clinica è il punto di partenza per il continuo progresso in medicina a vantaggio dei malati e della loro qualità di vita”, dichiara Claudio Vagnini, direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. “La nostra struttura è ormai punto di riferimento a livello nazionale per la ricerca scientifica e per quella clinica, sia grazie alla presenza dell’Università, sia grazie al lavoro di un Servizio Formazione, Ricerca e Innovazione all’avanguardia. L’Azienda modenese è dotata infatti di tutte le componenti che riguardano l’intero processo di ricerca e come tale può essere “promotrice di una sperimentazione” vale a dire autorizzata ad assumersi la responsabilità di avviare, gestire e/o finanziare una sperimentazione clinica. Tutto questo è stato reso possibile da diverse azioni concrete messe in atto per promuovere la sperimentazione clinica di qualità, così come dalla possibilità di contare su una squadra di professionisti specializzati, competenti e fortemente orientati alla ricerca clinica".

“Questo riconoscimento testimonia l’impegno e l’elevata qualità dei ricercatori e dei professionisti dell’area medico-sanitaria di UniMoRe e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria”, afferma il Magnifico Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Carlo Adolfo Porro. “L’autorevolezza che ci deriva da una lunga tradizione di impegno nella ricerca biomedica e di approccio multidisciplinare ci consente di prendere parte e, in diversi casi, di coordinare gruppi di assoluto prestigio a livello nazionale e internazionale. Mi congratulo e sono lieto che, anche nella ricerca contro la pandemia, il nostro Ateneo e l’Azienda confermino il proprio ruolo di primo piano. Questo non è un punto di arrivo, anzi ci serve da sprone per ulteriori iniziative in campo scientifico e assistenziale per il bene del nostro territorio”.

Giorgio De Santis, presidente della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Modena e Reggio Emilia, commenta: “Siamo orgogliosi e onorati di questo prestigioso risultato conseguito a seguito di ricerche sperimentali realizzate in stretta partnership tra Azienda Ospedaliera e Università. L’Università ha fornito il proprio contributo mettendo a disposizione laboratori e personale di ricerca, così come l’Azienda ospedaliera ha potuto contare sulle proprie infrastrutture, clinica e ricerca. Il risultato finale è una forte sinergia e un’idea complementare di ricerca, quella che continueremo a portare avanti”.

Paola Vandelli, direttrice del Servizio Formazione e Ricerca dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, sottolinea: “Il risultato raggiunto è estremamente importante, in primis perché indice dell’impegno, della qualità e della maturità scientifica dei nostri ricercatori e della struttura organizzativa che li supporta. Un’attività di ricerca condotta in modo rigoroso non è mai fine a se stessa, ma impatta in modo positivo sulla normale pratica clinica. Ecco allora che poter offrire ai cittadini sempre nuove e migliori opzioni terapeutiche riempie di valore e di significato profondo il traguardo ottenuto grazie ad uno straordinario lavoro di squadra e alla collaborazione con l’Università”.

In particolare, i due studi sul Covid-19 di cui l’AOU è stato ente promotore riguardano, l’uno, l’eparina (Ematologia) e, l’altro, eparina e steroidi (Terapia Intensiva).

Il 19° Rapporto Nazionale sulla Sperimentazione Clinica dei medicinali in Italia (https://www.aifa.gov.it/web/guest/pubblicazioni) fornisce un’analisi degli studi clinici condotti nel nostro Paese, evidenziando la presenza di centri che conducono sperimentazioni cliniche in ambito farmacologico e le tipologie di ricerche condotte. In questo modo esso offre un aggiornamento periodico sull’andamento della ricerca clinica in Italia, dal punto di vista sia quantitativo che qualitativo.

Le sperimentazioni farmacologiche “no profit” sono promosse da un ente pubblico o di ricerca non a scopo di lucro, quindi non finalizzate, né utilizzate, ai fini di sviluppo industriale del farmaco, come indicato nel D.M. 17 dicembre 2004. Tali sperimentazioni ottengono per lo più le loro risorse grazie a bandi nazionali o regionali e in parte da fondi dedicati dell’ente promotore e degli sperimentatori.

Il Servizio Formazione, Ricerca e Innovazione dell’AOU di Modena si pone come scopo quello di promuovere la ricerca e l’innovazione in modo sistematico e continuativo, assicurando il collegamento con il Ministero, la Regione Emilia Romagna, l’Università, le altre aziende sanitarie e il mondo produttivo.

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