Camici contraffatti alle Ausl in piena emergenza Covid: accusa di truffa per un’azienda di Mirandola
MIRANDOLA - Una presunto partita di camici contraffatti, di qualità inferiore agli originali, forniti all'azienda ospedaliera di Parma, e destinati anche alle Ausl dell'Emilia-Romagna nella primavera del 2020, in un momento di piena emergenza dovuto alla pandemia da Coronavirus.
E' questa - scrive l'Ansa - l'ipotesi al centro di un'inchiesta della Procura di Modena, approdata in udienza preliminare. La titolare di un'azienda di Mirandola è, infatti, accusata di truffa ai danni dello Stato, frode nella pubbliche forniture e vendita di prodotti industriali con segni mendaci. L'inchiesta ha preso avvio dalla denuncia di un'azienda bolognese, produttrice di dispositivi di protezione individuali, che era stata informata della presenza, in diversi ospedali emiliano-romagnoli, di camici con il proprio marchio, ma di qualità scadente.
Le indagini avevano, poi, portato, nei mesi scorsi, al sequestro di 128mila camici, apparentemente realizzati dall'azienda bolognese, ma, in realtà, con un'etichetta contraffatta e di qualità più scadente rispetto agli originali: maniche e fasce più corte e un tessuto meno spesso che li rendeva meno idrorepellenti.
Con questa truffa, aggravata dal fatto di essere stata commessa ai danni di un ente pubblico, in questo caso la Regione, l'azienda mirandolese avrebbe, secondo l'accusa, ottenuto dalla vendita un ingiusto profitto di oltre un milione di euro. Il giudice ha, quindi, disposto un incidente probatorio per far valutare da un perito la qualità dei camici in questione.
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