Vino, in forte calo gli ordini sotto le feste: – 15% rispetto a un anno fa
Entra in crisi anche il brindisi delle festività, gli ordini natalizi sono fermi. C’è preoccupazione tra i produttori di vino per il trend di mercato ribassista in vista della ricorrenza più importante dell’anno: - 15% almeno la flessione stimata finora rispetto allo stesso periodo 2021 quando però, a fronte di una netta ripresa dei consumi su tutto il territorio regionale, dopo due anni di Covid, il comparto si è trovato a fronteggiare la grave carenza di materie prime (vetro, carta e sughero). Lo dice l’analisi messa in luce da Confagricoltura Emilia-Romagna sui flussi della domanda di vino sotto Natale e Capodanno nel post pandemia.
«Sono sensibilmente calate le vendite di bottiglie emblema del vigneto emiliano-romagnolo invertendo la tendenza positiva del terzo trimestre - spiega nel dettaglio Mirco Gianaroli, presidente dei viticoltori di Confagricoltura Emilia Romagna -. Risponde bene solo il mercato legato all’enoturismo (visite in cantina e degustazioni, agriturismo e turismo esperienziale), mentre è in fase di stallo sia la vendita diretta sia il canale Horeca, quindi anche la ristorazione. Una battuta d’arresto che va principalmente attribuita al clima di incertezza e al caro vita».
Questo il monito di Confagricoltura Emilia-Romagna: «Non sottovalutare il segnale. Bisogna rilanciare la domanda interna e i consumi incrementando il potere d’acquisto delle famiglie con misure ad hoc e – osserva il presidente Marcello Bonvicini - sostenere la filiera dal produttore al consumatore, dare ossigeno e liquidità all’Emilia-Romagna del vino, proteggere l’intera catena del valore».
I dati dell'organizzazione agricola mostrano inoltre una viticoltura regionale che deve combattere su più fronti, contro gli effetti del cambiamento climatico e l’aumento dei costi di produzione. La fiammata dei prezzi rispetto al pre-Covid ha raggiunto valori record: luce e gas (+ 30%), fertilizzanti (+40%), fitofarmaci (+15%), vetro e carta (+60%).
La vendemmia 2022 si è chiusa con un calo produttivo medio del – 15% dovuto a siccità ed eventi meteo estremi (gelate, nubifragi e bombe d’acqua). A soffrire di più sono stati i vitigni di collina soprattutto da Piacenza a Bologna. La carenza di manodopera ha contribuito ad appesantire ulteriormente la gestione dell’attività in vigna.
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