Volontariato di pubblica utilità: a Carpi superate le 200 persone coinvolte in oltre 23mila ore di attività
CARPI - Sono 201 le persone che, dalla sua nascita, hanno seguito il percorso di Volontariato di Pubblica utilità, presso 20 enti del Terzo settore per un totale di oltre 23.000 ore: questi i numeri del progetto nato nel 2012, a seguito della convenzione quadro siglata tra la Fondazione Casa del Volontariato (ente finalizzato al sociale della Fondazione CR Carpi) e il Tribunale di Modena. Scopo del progetto, quello per permettere alle associazioni del Terzo settore aderenti di accogliere persone condannate allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, consistente cioè nella prestazione di attività non retribuita in favore della collettività, in commutazione di pene per alcune fattispecie di reato previste dal Codice della Strada – principalmente, ma non solo, guida sotto l’influenza dell’alcool e guida in stato di alterazione per l’uso di sostanze stupefacenti.
Tra il totale dei partecipanti, l’85% sono uomini, il 15% donne. Le età maggiormente rappresentate sono quelle dai 31 ai 40 anni, con il 32% del totale, e tra i 41 e i 50 anni con il 31%, anche se non è mancata una percentuale pari all’8% di giovani tra i 18 e i 30 e il 2% di ultrasettantenni. Le 23.305,5ore di volontariato totali sono state così suddivise: da 1 a 30 per il 31% dei partecipanti, da 2 a 60 per il 23%, da 62 a 120 per il 27%, da 122 a 180 per il 10%, da 182 a 240 per il 23%, da 242 a 360 per il 16%, mentre il restante 1% è arrivato a svolgerne fino a 420. I venti enti di accoglienza sono Domus Assistenza, UISP, Università libera età ‘Natalia Ginzburg’, Ancescao, Coop. sociale Il Mantello, Coop. sociale SCAI, CSI, Coop. sociale Eortè, Croce Rossa Italiana, Associazione Amica (Amici delle Case protette e Centri diurni delle Terre d’Argine), Rinascita 1970, USHAC, Associazione Protezione Animali Carpigiana, Dedalo.
Tra questi, ai primi posti ANCESCAO e Coop. SCAI che hanno accolto rispettivamente il 20% e il 15%, seguiti da USHAC e CSI con il 13%. Tribunale di riferimento, nell’83% dei casi quello di Modena, seguito da Reggio Emilia con il 6%. Il progetto rappresenta dunque un felice esempio di avvicinamento delle persone alla galassia del volontariato e ai suoi principi, nonché un viatico per rendere sempre più diffusa questa modalità alternativa di intendere la pena - non solo e non tanto come sanzione e punizione, quanto, soprattutto, come opportunità educativa e compensativa.
“Tra i nostri progetti, – commenta il presidente della Fondazione Casa del Volontariato, Nicola Marino – quello del ‘Volontariato di Pubblica utilità’ è sicuramente uno di quelli di maggior continuità e successo. A testimoniarlo sono le migliaia di ore di volontariato svolte, le tante persone che hanno potuto conoscere dall’interno la vita delle associazioni e scoprire o riscoprire la bellezza dell’impegno nel no profit. Alcune di queste persone hanno poi deciso, una volta terminato il monte-ore stabilito dal Tribunale, di restare all’interno dell’associazione cui erano stati assegnati, segno ulteriore che, a volte, la solidarietà basta iniziare a praticarla concretamente per non poterne più fare a meno".
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