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15 Aprile 2024
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Divario digitale, metà degli over 65 modenesi non è in grado di usare le nuove tecnologie

Federconsumatori Modena ha presentato la propria ricerca sul divario digitale in provincia di Modena:

"Io non ne posso più! Non sopporto i sorrisini di compatimento e non voglio la pietà di nessuno. Mi sono stufata di dover chiedere aiuto per fare una operazione in una banca che non ha più gli sportelli, o per sapere qual è l’importo della mia pensione o per leggere l’esito di una visita medica. Basta! Io voglio il mondo di prima!”

E’ la voce di Marina, una delle tante raccolte da questa indagine. Diremo alla fine perché Marina sbaglia, ma diremo anche perché ha ragione. Per due mesi SPI CGIL e Federconsumatori di Modena hanno ascoltato le voci, i pareri, le storie di 1.257 uomini e donne over 65, residenti nei quarantasette comuni della nostra provincia, da Finale Emilia a Fanano. “Esclusi” è il racconto, sotto forma di numeri, tabelle e analisi, di una emergenza: quella del divario digitale. Una emergenza che nessuno contesta, che tutti riconoscono, ma che troppo spesso viene letta come fenomeno minore e temporaneo, nel tempo destinato ad essere “naturalmente” superato. Mancava, nella nostra provincia, un tentativo di mappatura del divario digitale nella popolazione anziana; una mappa che registrasse le specificità, le differenze territoriali, di genere, anagrafiche di un fenomeno che ha cambiato – a volte in peggio – la vita di milioni di persone, anziane ma non solo.

La rapida e poderosa crescita della digitalizzazione dei servizi ha certamente avuto effetti positivi e benefici su di una vasta parte della popolazione; sono aumentate le opportunità, si sono ridotti i tempi, si è semplificato l’approccio ai servizi pubblici, alla sanità, alle informazioni. Ma la rapidità di queste scelte, spesso radicali, unita al mancato coinvolgimento degli attori coinvolti e al mancato esame degli effetti, vede arrancare una significativa parte della popolazione, con molti ancora fermi al punto di partenza. Sono soprattutto anziani (ma non solo), a volte grandi anziani; non si riconoscono in un mondo troppo veloce, non sono in grado (o pensano di non esserlo) di farsi rilasciare ed utilizzare lo SPID, di avere l’home banking e il fascicolo sanitario elettronico, di ottenere un certificato online, di dialogare con l’INPS. Abbiamo registrato, assieme alla rabbia di molti intervistati, anche i diffusi sensi di colpa, il senso di inadeguatezza che cresce in quella parte di popolazione anziana che non è in grado di muoversi agilmente sull’onda digitale. La nostra indagine è focalizzata sugli iscritti ultrasessatacinquenni allo SPI CGIL di Modena. Il nostro campione è statisticamente rappresentativo di quell’Universo costituito da oltre 50.000 donne e uomini, quasi un terzo della corrispondente popolazione provinciale con almeno 65 anni. La vastità del campione e la sua rappresentatività permettono le proiezioni sull’intera popolazione anziana modenese.

La metà.

La metà del nostro largo campione dichiara, in modo netto, di non essere in grado di utilizzare le nuove tecnologie. Trasferire questo dato sulla demografia vuol dire che sono “scollegati” 82.000 cittadini e cittadine over 65 della provincia di Modena, un territorio dove i maggiorenni sono 592.000. Tra questi quattro persone su cinque – un dato per molti versi clamoroso – dichiarano di non essere interessate né all’utilizzo delle nuove tecnologie, né ad eventuali percorsi di formazione. Formazione che invece viene chiesta da un quinto degli anziani che ci hanno detto di non utilizzare le nuove tecnologie. A loro va accostato il 36% del campione complessivo, corrispondente a 60.000 uomini e donne modenesi oltre i 65 anni, che con varie gradazioni si “arrabatta”, facendosi aiutare soprattutto da familiari, riconoscendo i propri limiti di apprendimento, faticando a stare al passo. Comunque, sforzandosi e riconoscendo l’importanza dei processi di digitalizzazione. Infine, un 15% del nostro campione, fatto non soltanto della parte più giovane, e che corrisponde a 25.000 cittadini/e over 65, dichiara di riuscire a muoversi autonomamente e senza difficoltà tra le nuove tecnologie. Al 50% del campione, che dichiara di avere un rapporto significativo con la Rete di varia intensità, abbiamo chiesto delle modalità con le quali hanno nel tempo costruito le proprie competenze, sia autonome che guidate. Il 47% ha risposto tramite parenti e amici, il 35% ha dichiarato di essersi formato da solo, il 10% grazie a soggetti privati e associazioni. Assai modesto invece il peso dei corsi di alfabetizzazione informatica organizzati dal pubblico, con solo un 2,9% (ma della metà della platea complessiva).

I divari interni al divario digitale a Modena: di genere, d’età, territoriale.

L’indice di coesione digitale (ICD) che ha costruito con questa indagine il nostro ricercatore, l’ottimo Massimiliano Vigarani, è sicuramente complesso e richiede attenzione. Ci restituisce quello che abbiamo chiamato “Cruscotto del divario digitale”, una mappa dei diversi divari interni al divario digitale. Ad esempio quello di genere, sfavorevole in ogni sua parte alla componente femminile; è maggiore tra le donne il dato di chi non utilizza le nuove tecnologie, è minore l’accesso ai servizi digitali, mentre sono maggiori le difficoltà anche tra la parte che utilizza Internet in parziale autonomia. Un divario, quello di genere, non scontato e decisamente preoccupante. Più atteso e scontato il divario tra le fasce d’età degli anziani, con l’utilizzo di internet (anche guidato) che nella fascia d’età 65-69 è del 77%, mentre scende al 12,5% a 85 anni e oltre. Ma attenzione, dire che quasi un quarto dei pensionati nella fascia 65-69 non usa la Rete, fa immaginare che un attento esame delle fasce d’età inferiori potrebbe consegnare numeri non tranquillizzanti anche nel resto della popolazione, in particolare nella fascia 50/65 anni. Si può ipotizzare che le cittadine ed i cittadini maggiorenni della nostra provincia “non connessi” siano attorno ai 150.000, un modenese su quattro. Un ambito di indagine interessante e inedito, che dovrebbe coinvolgere anche i migranti di prima generazione, le cui specificità meriterebbero un approfondimento. Tornando alla popolazione anziana, uno dei dati inattesi della nostra indagine è la scoperta di un forte divario a carattere territoriale, che non corrisponde del tutto ai dati economici, almeno a quelli attuali. Ben dieci punti separano la zona dove l’indice di coesione digitale è peggiore, Mirandola e l’Area Nord, con la zona dove l’indice è migliore, Vignola e le Terre di Castelli. Entrambi sono dati sorprendenti e da interpretare, mentre nella parte bassa si classificano le zone di Pavullo e Sassuolo, mentre Modena è al di sopra della media provinciale. Carpi e Castelfranco sono invece prossime alla media.

Le risorse del PNRR per il contrasto al divario nel territorio modenese.

Questa presentazione non può toccare i tantissimi aspetti monitorati da questa indagine, e rinviamo quindi alla lettura della premessa metodologica e del rapporto nella sua interezza. Mentre lo progettavamo diverse Unioni e Comuni della nostra provincia varavano servizi ed attività volte a ridurre il divario digitale, finanziate dal PNRR. Con poche eccezioni non si è ritenuto utile coinvolgere le associazioni di rappresentanza dei pensionati e quelle dei consumatori nella identificazione dei bisogni e nella determinazione delle azioni necessarie. Ad un primo esame le azioni previste paiono molto al di sotto dei bisogni della popolazione anziana, spesso lontane da loro, certamente prive di un disegno a carattere provinciale. Risorse pubbliche significative potrebbero essere sprecate, ed è nostra intenzione indagare nel futuro sul loro utilizzo, e con quali effetti concreti. Ascoltare gli anziani, e le associazioni che li rappresentano, avrebbero certamente avvicinato quelle risorse a risposte concrete ai bisogni espressi con questa indagine. Approfondite a pag. 19, ad esempio, i principali ostacoli che limitano o impediscono agli anziani l’utilizzo degli strumenti informatici, di comunicazione e connessione digitale. Leggete dell’importanza che la popolazione over 65 attribuisce al WIFI libero (in sintonia coi propri nipoti), al miglioramento dei collegamenti, ad ambienti semplificati pensati specificatamente per gli anziani, al timore dei rischi connessi a frodi e furto dei dati personali. O ancora di più leggete, a pag. 26, la mappa delle osservazioni e dei suggerimenti, un vero e proprio atlante dei bisogni digitali della popolazione anziana.

E’ necessario mobilitarci.

Con questo rapporto SPI CGIL e Federconsumatori lanciano, speriamo assieme a tanti altri soggetti, una campagna territoriale sul tema dei diritti digitali degli anziani e per il mantenimento dei servizi fisici . Una campagna che si sostanzierà in piattaforme di proposte e di richieste, non destinate esclusivamente alle Amministrazioni locali, ma che vedranno queste come principali interlocutori. Ci opporremo, anche a livello locale, a logiche che vedano i processi di digitalizzazione e dematerializzazione dei servizi crescere ancora, indipendentemente dal numero di persone in grado di seguire queste evoluzioni. Lo faremo con i nostri volontari ed attivisti, determinanti nella riuscita di questa indagine, che ringraziamo calorosamente per quanto fatto. Attivisti con i quali, negli ultimi due anni, abbiamo aperto 34 sportelli in 28 comuni per il rilascio gratuito dell’identità SPID, in collaborazione con Lepida. Un successo, con quasi 5.000 SPID rilasciati; una esperienza unica per dimensioni nella nostra provincia. Sportelli rapidamente diventati il riferimento di5migliaia di anziani per le problematiche digitali più varie. Una delle anime di questa attività è stato il nostro, indimenticabile, Daniele Sgarbi, alla cui memoria è dedicato questo lavoro. Infine Marina, con la quale abbiamo aperto questo testo; Marina, che ha sia torto che ragione nelle cose che dice. Sbaglia Marina ad essere stufa di chiedere aiuto, ma ha ragione nel non tollerare che la cosa venga considerata una semplice cortesia, e non un diritto, come dovrebbe essere. Sbaglia Marina nel pensare ad un impossibile ritorno al passato, che peraltro non era di certo perfetto. Marina ha però ragione nel segnalare, come hanno fatto in tanti assieme a lei, quanto accaduto di negativo in diversi ambiti, anche (ma di certo non solo) con le impetuose innovazioni tecnologiche. In questo senso l’eccessiva riduzione dei servizi fisici in molti ambiti, a partire dal credito, dalla Sanità pubblica e privata, dai servizi dello Stato, a tutti i livelli. È giusto spiegare a Marina che è tutto bello sulla nuvola, che tutto è semplice e comodo coi servizi online. Ma metà della popolazione anziana oggi sulla nuvola non c’è; si trova a terra, sotto nuvole cariche di pioggia, mentre qualcuno sta progettando di abolire anche gli ultimi ombrelli".

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