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20 Settembre 2026
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Giornate Fai, alla scoperta del Bosco di Camposanto, del castello di Massa Finalese e di Palazzo Brusati Bonasi a Carpi

CAMPOSANTO, FINALE EMILIA - Sabato 12 e domenica 13 ottobre 2024 tornano le “Giornate FAI d’Autunno”, uno dei più importanti e amati eventi di piazza dedicati al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese, organizzato dal FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano ETS. Anche in questa 13ª edizione ci sarà la possibilità di scoprire e riscoprire da Nord a Sud della Penisola 700 luoghi d’arte in 360 città, storia e natura, insoliti e curiosi, poco conosciuti e valorizzati, alcuni dei quali solitamente inaccessibili.

Anche a Modena e dintorni diverse saranno le opportunità di visita: in città il Collegio dei Nobili di San Carlo, oggi sede della Fondazione San Carlo, e il Palazzo della Provincia di Modena; a Carpi sarà aperto Palazzo Brusati Bonati, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi; infine nella Bassa è stato allestito un percorso di visita dedicato ai Conti Carrobio che comprende il Bosco della Saliceta a Camposanto e l’esterno del Castello di Massa Finalese. La Delegazione Fai di Modena, il Gruppo FAI Giovani, il Gruppo Fai Bassa Modenese, e il Gruppo FAI Ponte tra Culture, propongono un importante programma di aperture speciali.

"Le Giornate FAI d’Autunno rappresentano una grande occasione di valorizzazione e promozione per il territorio», ha sottolineato nel corso della conferenza stampa di stamattina Vittorio Cavani, Capo Delegazione FAI di Modena. «Siamo felici di offrire anche quest’anno un ricco programma di aperture straordinarie che coinvolge diversi Comuni della nostra Provincia. Fondamentale come sempre la grande sinergia con le istituzioni locali, pubbliche e private e con gli istituti scolastici del territorio nell’ambito del progetto Apprendisti Ciceroni».

Per tutte le informazioni riguardanti la modalità delle visite si consiglia di consultare il sito www.giornatefai.it.

COLLEGIO DEI NOBILI DI SAN CARLO, OGGI SEDE DELLA FONDAZIONE SAN CARLO

La Fondazione Collegio San Carlo ha sede nel centro storico di Modena, a pochi passi dal Duomo e dalla Torre Ghirlandina, patrimonio Unesco. Il palazzo barocco che ospita il collegio e che è parte integrante del suo patrimonio, insieme all'annessa chiesa di San Carlo, costituisce uno dei complessi barocchi più interessanti e di maggior pregio della città. Il Portico del Collegio che corre lungo la via Emilia è da secoli uno dei punti più frequentati del passeggio cittadino. Nato a Modena nel 1626 per volere del conte Paolo Boschetti, il Collegio dei Nobili di S. Carlo fin dal 1631 ha affittato e poi acquistato la Casa dei Conti Molza che sorgeva alla croce della Pietra. Insieme alla prima ristrutturazione della casa nobiliare per adattarne i locali ad uso collegio furono alzate le prime 12 colonne del portico su via Emilia. Nel 1664 fu posata la prima pietra della chiesa di San Carlo, edificata sfruttando almeno in parte la preesistente costruzione, ma solo nel 1684 fu possibile acquisire la casa Tommasi per ricavare la zona absidale. Nei decenni seguenti la Congregazione che guidava il Collegio acquisì via via le case retrostanti fino ad arrivare, nel 1741, ad occupare l'intero isolato fino all'attuale corso Canalgrande. Il Palazzo già Molza fu ristrutturato dopo il 1650 per ospitare il collegio su progetto dell'architetto ducale B. Avanzini, già autore dei Palazzi Ducali di Modena e Sassuolo. Al piano nobile la Galleria d'Onore fu affrescata con una finta loggia nel 1714-16; vi lavorarono G. Dallamano e P. Spaggiari. Lo stesso Spaggiari fu esecutore, insieme a A. Consetti, della Sala dei Cardinali dove la quadratura architettonica integra porte e balconate, già destinate ad ospiti e musici, con una decorazione che finge ambienti, finestre e un oculo con Minerva e le Virtù. Dalla sala si accede, mediante il Corridoio dei Rettori, al teatro, aperto a metà del ‘700. La barocca chiesa di S. Carlo, anch'essa progetto di Avanzini, fu edificata sulla falsariga della romana S. Carlo ai Catinari. La struttura fonde la pianta basilicale a tre navate con una crociera sormontata da una falsa cupola. Nella mattinata di domenica 13 ottobre, dalle 09:00 alle 13:00, i visitatori che parteciperanno alle Giornate FAI di Autunno presso la Fondazione Collegio San Carlo potranno prendere parte ad un'esperienza unica ideata dal Gruppo FAI Giovani Modena, assieme a tutta la Delegazione, con la collaborazione della Gioventù musicale di Modena. Al termine di ogni turno di visita il pubblico potrà godersi, all'interno dello spazio del Teatro San Carlo, un breve intrattenimento musicale che fonde classico e moderno.

PALAZZO DELLA PROVINCIA DI MODENA

L'edificio ottocentesco, tra i più significativi del centro storico, è ubicato nel versante orientale della città di Modena. Il Palazzo occupa una porzione degna di nota nel panorama della città in quanto sede dei pubblici uffici della Provincia e della Prefettura. Affacciato sull'ampio Viale Martiri della Libertà, è caratterizzato da un contesto prettamente urbano, fiancheggiato da una schiera di altri edifici, con il retro del palazzo rivolto verso Corso Adriano e un lato verso via Mascherella Negli anni Quaranta dell'Ottocento, nell'ottica di un rinnovamento urbanistico, il duca Francesco IV d'Austria affidò a Cesare Costa il progetto di un palazzo che facesse bella mostra di sé di fronte alle antiche mura. Il palazzo, di proprietà della Provincia di Modena, è un esempio di stile neorinascimentale e, secondo la moda dell'epoca, avrebbe dovuto ospitare una "Fabbrica del Caffè" al piano nobile, collegata tramite un cavalcavia alle mura. L'idea di offrire ai cittadini un luogo di svago non fu mai realizzata e l'edificio divenne sede del Ministero ducale. Dopo l'Unità d'Italia, la Provincia, ente locale di nuova costituzione, acquistò il palazzo e vi insediò i propri uffici. Il palazzo progettato da C. Costa (1801-1876), uno dei più illustri e attivi architetti di Modena e non solo, è intriso di caratteri costruttivi che rimandano a stili del passato. Lo stile architettonico scelto in questo caso è quello neorinascimentale: magniloquente e sobrio a tempo stesso. Spiccano sulla facciata il contrasto tra laterizio e le decorazioni in marmo, la balaustra del terrazzo al terzo piano sopra il loggiato, il grande portone d'ingresso. Entrando si ammirano l'atrio colonnato, il cortile, i simmetrici accessi alle scale, intravedendo anche l'elegante scalone d'onore. L'articolazione dell'edificio prevede che il piano più importante sia il terzo per la presenza delle sale degli organi provinciali e per l'esposizione permanente della Raccolta d'Arte della Provincia di Modena. L'Amministrazione Provinciale ha acquisito, nel perseguire una politica di promozione delle arti, centinaia di opere. Nel piano nobile si trova la sezione "storica": si possono ammirare tra gli altri "La danza delle spade" di G. Muzzioli e "Piena Estate" di G. Graziosi insieme al nucleo di dipinti cinquecenteschi e seicenteschi depositati presso l'Ente dall'Educatorio di San Paolo.

PALAZZO BRUSATI BONASI, OGGI SEDE DELLA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI CARPI

La posizione urbanistica di Palazzo Bonasi costituisce privilegiata presenza edilizia dell'insieme monumentale del centro della città di Carpi. Collocato ad angolo, imposta la testata occidentale dell'accesso viario dell'antico borgo di Sant'Antonio, odierno corso Sandro Cabassi, formando perno di cesura del lato settentrionale di piazza Martiri che qui dilata la diagonale prospettica verso la successione delle arcate del Portico Lungo, costituendone l'entità di sfondo e di percezione visiva in allineamento. In origine residenza dei Brusati, famiglia tra le più cospicue per nobiltà e patrimonio nella Carpi tra Quattrocento e Cinquecento al tempo del governo dei Pio di Savoia, in seguito degli Estensi. Nel 1719 il palazzo passa per via ereditaria ai conti Nigrisoli di Mantova che ne abbelliscono gli interni e ne detengono la proprietà fino alla seconda metà del Settecento. Nell'Ottocento è prima dimora della famiglia Gavardi, poi del ramo modenese dei Bonasi, fino all'acquisto all'inizio del secondo decennio del ‘900 da parte della Cassa di Risparmio di Carpi che, per una maggior visibilità urbana e di prestigio, qui trasferisce la sede dando inizio a molteplici trasformazioni tra i quali, tra gli ultimi in senso cronologico, i ripristini affidati allo Studio Afra e Tobia Scarpa. L'aspetto odierno dell'edificio, nell'alternanza volumetrica dei corpi di fabbrica che lo compongono, è il risultato di ripetuti interventi di trasformazione, ampliamento e di abbellimento interni ed esterni, succedutisi nel tempo. Le ragioni sono da ricercare nei cambiamenti di proprietà e l'alternarsi di scelte costruttive ed ornamentali dipendenti dalle mode del momento, ma soprattutto per necessità d'uso causate da differenziate destinazioni, come abitazione e pubblici servizi, le prime avvenute nella seconda metà dell'Ottocento, le seconde, assai più incisive, tra il terzo e quarto decennio del secolo scorso, ed ovviamente, quelle realizzate nell'immediato dopoguerra. Tali cambiamenti novecenteschi caratterizzati da compassato decoro in ritardatario gusto floreale e, di più aggiornate scelte decò e moderniste che informano e caratterizzano oggi i prospetti d'angolo verso la piazza, la continuità di recinzione muraria a pilastri con cancellate sul giardino creato su via Duomo, ripresi sulla facciata principale per tre arcate di portico dove era l'ingresso principale sovrastato da poderoso balcone su corso Cabassi, non hanno cancellato, ma soltanto camuffato e mascherato, la sobria, pur sostanziale volumetria costruttiva originaria del palazzo.

IL CASTELLO DI CARROBIO

Ai margini dell’abitato di Massa Finalese (comune di Finale Emilia), Vittorio Sacerdoti , già nominato Conte di Carrobio dal re D’italia Vittorio Emanule III, dal 1898 al 1914 fece costruire una delle più prestigiose residenze presenti nel territorio della bassa modenese. II castello fu ispirato da quello “fiabesco” del fratello della moglie, la nobildonna austriaca Elena von Gutmann, dama di corte della regina, con l’intento di non far sentire la nostalgia della terra di origine alla nobildonna. In seguito l’intento fu quello di farne una lussuosa e prestigiosa sede di rappresentanza in cui tenere feste, ricevimenti, pranzi, incontri con nobili, aristocratici, politici ed uomini di affari. Il Castello è circondato da un vasto parco e si erge maestoso in fondo a un lungo viale di tigli ; esternamente è stato realizzato in stile neo-gotico/medioevale, mitteleuropeo, con un effetto variegato ed eclettico: tale gusto, allora diffuso nella cultura architettonica europea, permise di accostare le due “culture” e terre di origine dei proprietari, l’Austria e Venezia creando un effetto visivo “suggestivo” e scenografico ma del tutto avulso dalle caratteristiche tipologiche ed architettoniche – ville e case coloniche - del contesto circostante. La visita è prevista all’esterno del Castello e comprende il magnifico giardino che lo circonda, in quanto l’interno è tuttora oggetto di restauro post terremoto. Il Castello è parte di un percorso di narrazione dedicato ai Conti di Carrobio che comprende anche il Bosco della Saliceta.

IL BOSCO DELLA SALICETA

A circa 10 km di distanza dal castello si trova la grande area del Bosco della Saliceta che si estendeva tra Camposanto, San Felice, Medolla e San Prospero, che fu la riserva di caccia dei Conti Carrobio e uno dei luoghi più caratteristici della Bassa, citato in documenti di oltre mille anni fa. Il Bosco della Saliceta fu dal XV secolo riserva di caccia dei Duchi D’Este e in precedenza, dai tempi di Carlo Magno, appartenne ai monaci benedettini di Nonantola che ne iniziarono la bonifica, con canali per l’irrigazione e per il trasporto delle merci e del legname. Era così vasto che gli Estensi lo descrissero come il bosco più esteso della pianura padana, abitato da caprioli, cervi, cinghiali, daini, donnole, fagiani, lepri e volpi. Il conte di Carrobio acquisì nel 1909 il Bosco , che divenne riserva di caccia divisa in 16 quadre di eguale superficie da tre strade nord-sud e tre est-ovest per consentire il taglio sistematico e il normale rimboscamento. Il Conte riorganizzò la tenuta secondo metodi di gestione che possono definirsi “moderni” con l’introduzione di diversi sistemi produttivi e di sfruttamento delle varie risorse e potenzialità del bosco: l’attività certamente più redditizia, oltre alle tradizionali colture di cereali , foraggio , frutta e allevamento di fagiani, derivava certamente dal taglio, produzione e vendita del legname. Il bosco si poteva considerare una vera e propria fonte di ricchezza anche per tutta la comunità locale che ne traeva beneficio grazie all’offerta di lavoro ai disoccupati impiegati nelle varie attività produttive e di manutenzione del bosco. Una ulteriore cospicua fonte di reddito erano le battute di caccia, dove ogni cacciatore era tenuto ad un pagamento sulla base della selvaggina catturata. Il bosco purtroppo attraversò successivamente momenti molto difficili dovuti all’impatto delle due guerre mondiali e passò dallo splendore alla decadenza del disboscamento, avvenuto nel secondo dopoguerra. Al termine del disboscamento, tutta la vastissima area recuperata dall'abbattimento delle piante fu divisa in aree, vide la costruzione di circa 80 abitazioni assegnate ad altrettante famiglie e venne destinata alla produzione agricola tradizionale.(cereali, foraggi, ecc.). La memoria del “Bosco” è comunque tuttora presente nell’immaginario
collettivo locale come un luogo magico, una presenza paesaggistica e ambientale che sopravvive alla sua stessa fisicità.

 
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