Lavoro nero, nei guai un laboratorio tessile carpigiano
CARPI - Su disposizioni della Procura della Repubblica di Reggio Emilia, il Comando Carabinieri per la tutela del lavoro – Nucleo Ispettorato del Lavoro di Reggio Emilia – unitamente ai militari del Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Emilia, al personale dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Reggio Emilia, personale del Nucleo CC Ispettorato del Lavoro e ITL di Modena, accompagnati da mediatori culturali dell’O.I.M. (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e personale del progetto “Common Groud” del Comune di Reggio Emilia, hanno dato seguito all’esecuzione di decreto di perquisizione personale, locale e sequestro presso alcuni laboratori tessili per l’attività di confezionamento di capi di abbigliamento, nelle provincia di Reggio Emilia e Modena al fine di contrastare le forme di sfruttamento lavorativo e caporalato nonché le verifiche attinenti la normativa sui rapporti di lavoro ed in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Le operazioni di Polizia Giudiziaria ed ispettive congiunte hanno riguardato 7 laboratori tessili gestiti da cittadini cinesi con unità operative nel comune di Reggio Emilia, nella bassa reggiana ed in provincia di Modena, e tutte operanti nel settore manifatturiero e del confezionamento di capi di abbigliamento in genere. In tutti i casi sono state individuate gravi forme di sfruttamento delle condizioni lavorative nonché dell’impiego di lavoratori in nero, talvolta privi di regolare titolo di soggiorno, e di violazioni in materia di salute e sicurezza oltre che di condizioni alloggiative precarie e degradanti per la dignità umana.
In particolare, nel corso dell’ispezione all’interno delle attività manifatturiere, sono state sottoposte complessivamente a verifiche le posizioni di n. 101 lavoratori di cui ben 21 impiegati “in nero” e senza quindi alcuna preventiva comunicazione di instaurazione di rapporto di lavoro, di cui 7, tutti di origini cinese, irregolari sul territorio nazionale e quindi privi di permesso di soggiorno o titolo equiparato necessario per il regolare impiego. L’impiego irregolare da parte dei datori di lavoro ha comportato la sospensione dell’attività imprenditoriale, talvolta con efficacia immediata data le gravi carenze riscontrate, a tutela delle condizioni di lavoro e la salute del personale occupato.
Le molteplici criticità hanno riguardato anche gli aspetti di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Le sedi di lavoro sono risultate accomunate da serie problematiche e tutte similari quali ambienti di lavoro e i refettori/dormitori che sono risultati insalubri e non conformi alla norma vigente. La maggioranza dei lavoratori coinvolti non sono risultati opportunamente formati, informati e preventivamente sottoposti alla sorveglianza sanitaria prevista per il settore. I locali oggetto delle ispezioni, inoltre sono risultati in alcuni casi privi dei dispositivi antincendio e di primo soccorso, in altri casi invece sono risultati privi del piano di emergenza ed evacuazione e quindi per tale grave ragione sospesi immediatamente delle attività in corso.
ATTIVITA’ TESSILE NEL MODENESE:
Contestualmente veniva sottoposta a verifiche ispettive un laboratorio tessile nella bassa modenese, ritenuto “capofila” rispetto i principali committenti e i laboratori di confezione tessili cinesi operanti nel territorio reggiano e sottoposti a verifiche.
L’attività ispettiva condotta parallelamente all’Autorità Giudiziaria inquirente, ha consentito l’identificazione di ben 41 lavoratori di cui 2 impiegati in maniera irregolare. Le verifiche in materia prevenzionistica hanno consentito di rilevare e contestare al datore di lavoro violazioni circa gli ambienti di lavoro non conformi e l’impiego degli operai senza le previste procedure in materia di formazione e sorveglianza sanitaria.
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