Dazi USA, Cna Modena: “Situazione allarmante”
MODENA - “Siamo estremamente preoccupati per la situazione che si potrebbe creare in seguito all’introduzione dei dazi da parte degli Usa, una preoccupazione evidentemente condivisa dai mercati, che ieri hanno bruciato qualcosa come 2.500 miliardi, più del Pil italiano di un anno”. Non nasconde i timori di una recessione Claudio Medici, presidente di CNA Modena, crisi che potrebbe coinvolgere in primis il territorio modenese, considerato che il mercato americano è il primo importatore dei nostri prodotti: il mercato Usa vale il 17,3% del nostro export, una quota ben maggiore di quella nazionale (8,5%) e regionale (12,7%).
“Non pensiamo tanto a grandi marchi automobilistici – la platea di acquirenti di una supercar probabilmente sarà meno influenzata dall’applicazione di queste imposte – ma all’agroalimentare, alla ceramica, alla meccanica, ad esempio agli scalifici, alla moda, al biomedicale, settori che sono un po’ il simbolo delle nostre produzioni. Peraltro, il problema non riguarda solo chi esporta direttamente, ma tutta la filiera dell’indotto”.
Come agire di fronte a queste situazioni.
Innanzitutto, secondo CNA, questa situazione non può essere sottovalutata.
Gli effetti, infatti, non vanno visti solo in termini di riduzione di fatturato, ma anche di aumento generalizzato dei prezzi e, quindi, di una crescita dell’inflazione e dei tassi di interesse. E le imprese, in particolare le piccole e medie, quelle più esposte a queste tensioni, hanno bisogno di tutto tranne che di una nuova tendenza al rialzo dei costi.
Di certo, le dinamiche innescate dagli Stati Uniti devono essere affrontate velocemente sia sul piano europeo che su quello nazionale e locale, cercando nuove cooperazioni strategiche, innanzitutto con gli altri paesi penalizzati dalle politiche americane. Politiche i cui effetti, peraltro, stanno già facendosi sentire anche negli Stati Uniti, come dimostra il comportamento della borsa di New York e non solo: anche altri indicatori – le richieste di sussidi di disoccupazione, l’indice di fiducia dei consumatori statunitensi – stanno mostrando segnali negativi”.
Paesi come il Canada, l’area del Mercosur – Messico in testa – e tutte le nazioni della Ue, in questo senso assumono un’importanza sempre più grande. Incentivare l’export verso queste destinazioni con misure di sostegno a tutti i livelli potrebbe essere una prima risposta a supporto delle imprese.
“Auspichiamo che questa situazione non porti ad un muro contro muro, ma se la prova di forza di Washington dovesse proseguire, allora l’Unione europea dovrebbe agire in maniera coesa nei confronti degli Stati Uniti cercando di attutire i colpi della politica americana aprendo una nuova stagione negoziale, ma tenendo ben presente l’irrigidimento degli Usa verso l’Europa” conclude Medici.
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