Ricerca, Gasbarrini (Gemelli): “La sfida è formare le nuove figure professionali”
(Adnkronos) - "La ricerca è completamente cambiata rispetto al passato. Una volta era qualcosa di artigianale, le persone che conducevano la ricerca non erano esattamente dei professionisti. Ora, dovendo rispettare rigide regole di 'good clinical practice', esistono proprio delle nuove professioni della ricerca. Il problema è: chi forma queste figure nuove? A oggi non esistono corsi di laurea specializzati e i pochi master che esistono mancano nella fase professionalizzante. La prima sfida della ricerca moderna riguarda quindi la formazione delle nuove figure professionali di coordinamento, lo study coordinator, e di infermieri di ricerca. Senza queste figure la ricerca non può essere fatta". Così Antonio Gasbarrini, direttore scientifico della Fondazione Policlinico universitario A. Gemelli Irccs di Roma, intervenendo nell'ambito dell'evento di Investigator's Meeting che si è svolto a Roma su varie aree della ricerca clinica che AstraZeneca conduce in Italia. Nella ricerca clinica, "il legame con le aziende - spiega Gasbarrini - deve essere un'alleanza strategica dove ognuno deve fare la propria parte: il medico, la struttura che fa ricerca, è in qualche modo garante del paziente" sul fatto "che quel determinato farmaco" sviluppato da un'azienda "sia veramente innovativo rispetto allo standard e, soprattutto, deve garantire che sia sicuro. Istituzioni, aziende e ospedali che lavorano insieme con l'obiettivo di migliorare la salute dei pazienti devono essere alleati - precisa - non competitor. L'alleanza strategica medici, pazienti e aziende" agisce infatti per il bene "del paziente e della società". A tale proposito, per intercettare i bisogni reali dei pazienti e trasferire la conoscenza verso la ricerca, "bisognerebbe tornare alla medicina del passato. Noi non curiamo gli organi, ma curiamo i pazienti - sottolinea Gasbarrini - Questo è vero anche nel disegno degli studi clinici. Adesso le agenzie regolatorie ci stanno aiutando" perché "ritengono che il benessere del paziente, la cura nel suo complesso, debba essere garantita. Il benessere globale del paziente va messo davanti a tutto. Questo però si fa con degli indicatori diversi da quelli del passato". In questo conteso anche "la presa in carico globale del paziente deve essere l'endpoint principale - evidenzia il clinico - e la digitalizzazione è un valore enorme. Quando i pazienti entrano negli ospedali, ormai, hanno tutti i dati digitalizzati. Qualsiasi grande struttura in questo momento potrebbe essere in grado, sulla carta, di identificare immediatamente il paziente per uno studio, inserendo banalmente criteri di inclusione di esclusione all'interno dei track che abbiamo dei nostri pazienti". Si deve considerare che, per alcune patologie molto diffuse come scompenso cardiaco, diabete, insulinoresistenza, "abbiamo pazienti che vanno in tantissime unità diverse" con tantissimi dati e possibilità di arruolamento e ricerca. "Questo, nel sistema paese Italia - conclude Gasbarrini - ci darebbe un vantaggio enorme".
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