Dimensionamento scolastico, Rifondazione Comunista: “Il Governo taglia la scuola pubblica”
Tramite una nota stampa, Rifondazione Comunista Federazione di Modena interviene sul tema dimensionamento scolastico:
"Dopo settimane di indiscrezioni, ipotesi e dibattito su quali scuole sarebbero state colpite dagli accorpamenti, la decisione finale è arrivata: la scure del commissario si è abbattuta sui territori di Fiorano e Maranello, dove quattro Istituti comprensivi verranno accorpati in due nuovi mega-istituti che supereranno la soglia dei 1.400 studenti. La destra sostiene che questi accorpamenti siano meri interventi organizzativi, senza ricadute su docenti, studenti e famiglie. La realtà è ben diversa. Già dal prossimo anno scolastico, ogni accorpamento comporterà la perdita di un posto di Dirigente scolastico e di un posto di Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi. In prospettiva la fusione degli istituti porterà inevitabilmente a una contrazione degli organici del personale amministrativo e dei collaboratori scolastici, a causa dei nuovi parametri ministeriali. I sindacati segnalano inoltre un rischio concreto di docenti soprannumerari legato alla riduzione del numero delle cattedre, in particolare per il personale impiegato nei ruoli di sostegno e di potenziamento, danneggiando gli studenti più fragili.
Tagli di questo tipo incidono direttamente sulla qualità dell’offerta formativa, sull’organizzazione del lavoro e sulla capacità delle scuole di rispondere ai bisogni educativi dei territori. Ancora una volta, la scuola pubblica viene trattata come un costo da ridurre e non come un investimento strategico per la crescita civile, sociale e culturale del Paese. Denunciamo con forza sia il metodo, che ha portato a queste scelte senza alcun reale confronto con le comunità scolastiche e i territori, sia la logica puramente contabile che ne è alla base.
Denunciamo inoltre l’origine di questo provvedimento, che è frutto di scelte precise e di una continuità politica ed economica evidente: le responsabilità ricadono infatti tanto sull’attuale governo Meloni, che applica il ridimensionamento scolastico con rigidità ragionieristica fino a commissariare una regione come l'Emilia-Romagna che già rispettava i parametri previsti, quanto sul governo Draghi e la sua maggioranza, che con la legge di bilancio del 2021 ha posto le basi legando gli accorpamenti fra istituti, ovvero i tagli, fra gli obiettivi del PNRR. Ancora una volta Meloni si conferma più draghiana di Draghi".
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