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20 Settembre 2026
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Gherlone (rettore UniSR): “Verso il semestre filtro di Medicina anche negli atenei non statali, come funzionerà”

(Adnkronos) - "Anche le università non statali avranno il semestre filtro di Medicina". Per armonizzare l'accesso ai corsi di laurea "è stato presentato recentemente un disegno di legge, che ha come primo firmatario il deputato Fdi Gimmi Cangiano, con cui abbiamo collaborato, che avvicina il sistema delle non statali a quello delle statali". Se sarà approvato in tempo utile, "si potrebbe partire già dall'anno accademico 2027-2028. Noi siamo pronti. Abbiamo cercato una reciprocità, quindi nel nostro semestre aperto si faranno le stesse materie che fanno nelle statali, con lo stesso numero di crediti, e poi la possibilità anche per i ragazzi che si sono iscritti alle non statali di fare la prova ed entrare in una graduatoria nazionale. Chi riuscirà, anche se ha fatto il semestre nella privata, potrà entrare nella pubblica e viceversa. Vale anche per i trasferimenti degli anni a venire. La regola di ingaggio? Più medici sì, ma migliori. Questa è la vera sfida della riforma, ed è il mio credo". Parola di Enrico Gherlone, rettore dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano (UniSR) e coordinatore all'interno della Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane) per gli atenei non statali che includono nei propri piani formativi la Facoltà di Medicina e Chirurgia. Parlando della riforma varata dal ministro dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che ha avuto in questo anno accademico il suo banco di prova, Gherlone la definisce "un buon inizio che si può migliorare e si migliorerà. Tutte le riforme devono avere un periodo di adattamento. Ma non si poteva fare diversamente. Ampliare totalmente era impossibile, la platea degli aspiranti è sempre enorme, quest'anno avevamo quasi 65mila aspiranti. Così si è rispettata la missione di archiviare il quiz. Per uno studente che dovrà diventare medico superare un test nel quale si chiede l'anno in cui è morto Napoleone non è importante", non è dirimente. "Avere delle prove - chimica, fisica e biologia - su materie che sono fondamentali per la preparazione di un medico e di un sanitario per me è stato già un grosso passo avanti. Credo si sia fatto tutto il possibile per far funzionare questa riforma". E anche le università non statali legalmente riconosciute intendono ora sposare il nuovo sistema di accesso. Il Ddl punta a rafforzare il loro contributo, come si legge nella relazione illustrativa, "alla realizzazione del diritto costituzionale allo studio universitario, assicurando al contempo il coordinamento con la programmazione nazionale dei posti e con il sistema di selezione e graduatoria nazionale".  Cambiare era necessario. L'insegnamento della medicina, del resto, si è evoluto nel corso di questi decenni. Per capire il punto di arrivo, bisogna riavvolgere il nastro fino a quando, in passato, "l'accesso era completamente libero, senza programmazione. Io c'ero - sorride Gherlone - Allora la qualità dipendeva in larga misura dall'intraprendenza di noi studenti. Chi era più motivato cercava di frequentare i reparti, affiancare i medici, costruirsi un percorso. Però non era raro che si potesse arrivare alla laurea senza aver mai seguito un paziente o partecipato alla vita di un reparto. Noi oggi vogliamo sì più medici, ne abbiamo bisogno. Ma questo non può esaurirsi in un semplice aumento dei numeri. La vera sfida è formarne di più, in progress, senza rinunciare alla qualità della loro preparazione, offrendo loro la possibilità di imparare bene. Per farlo bisogna investire nel capitale umano dell'università, servono strutture, serve ampliare la rete formativa. La medicina moderna richiede professionisti più capaci, che devono integrare conoscenze scientifiche molto avanzate. Oggi abbiamo tecnologie innovative che possono aiutarci a fare quasi miracoli e dobbiamo trasmettere competenze su questo fronte, insieme alle capacità cliniche maturate attraverso l'esperienza diretta". Per Gherlone "è importante valorizzare il ruolo di tutti i clinici e garantire agli studenti un accompagnamento didattico adeguato lungo tutto il loro percorso. Perché la formazione medica non si costruisce solo nelle aule universitarie, ma soprattutto al letto del malato. In più ora abbiamo a disposizione anche sistemi avanzati come l'intelligenza artificiale, la realtà aumentata: io imparo prima la teoria e poi vado al letto del malato, ma prima di agire sul malato provo quello che devo fare su manichini hi-tech, su sistemi di simulazione ultra avanzati. Per fare tutto ciò ci vuole un numero di docenti adeguato. Ci sono delle regole stabilite per legge, secondo cui ogni coorte di 80 studenti deve avere almeno 18 professori, di cui 10 di ruolo. Teniamo poi conto che la laurea in Medicina ora è una laurea abilitante. E questo vale anche per l'Odontoriatria. Quando dico che dobbiamo staccarci dal passato e aumentare la rete formativa di molto mi riferisco al fatto che bisogna rafforzare anche la collaborazione con gli ospedali e con l'intero sistema sanitario. Deve esserci una rete ampia e qualificata di strutture che possano accogliere i nostri studenti e far loro affrontare esperienze cliniche autentiche e responsabili. Il modello dei teaching hospital, gestiti dall'accademia, è importante. E per avere più strutture, possiamo andare a colonizzare anche ospedali più periferici, che hanno bisogno di personale. Attraverso i nostri docenti universitari possiamo dunque fare formazione e ampliare la rete, migliorando la preparazione degli studenti. Un pilastro è sicuramente avere le risorse giuste per offrire una formazione adeguata anche sul campo". "Non si può - rimarca il rettore di UniSR - raccontare che avere tutto libero e aperto è bello. E' giusto ampliare le opportunità per i ragazzi che aspirano alla professione medica, ma ci vogliono le risorse economiche e, a cascata, le risorse strutturali di docenti e attrezzature. Il tempo della medicina fai da te è finito, non si può più imparare sbagliando. Adesso si deve imparare senza sbagliare". Questa è la base che rende necessaria la riforma, ragiona Gherlone: "Certo, nel primo anno di applicazione ci sono stati dei problemi, che ha riscontrato lo stesso Mur: troppo poco tempo per prepararsi ed esami troppo ravvicinati, per esempio. E io so che stanno già studiando delle contromisure, come un tempo più lungo di preparazione, magari dei programmi diversi e qualche modifica alla prova, posticipando la data dell'esame di ammissione al secondo semestre. Con l'esperienza del primo anno, il secondo andrà meglio. Ma non c'è altra strada, una selezione va fatta ed è giusto farla, perché noi mettiamo la vita dei pazienti, di tutti noi, nelle mani di persone che devono essere preparate. Dobbiamo pensare agli studenti e alle loro aspirazioni, ma anche ai cittadini e a curarli nel miglior modo possibile. Quindi, semestre filtro sì, perché non c'è altra possibilità, eventualmente aumentando i numeri". Numeri che "sono comunque già aumentati. Quest'anno i posti di Medicina totali sono stati 20.864, di cui 16.860 statali. Il rapporto con quelli non statali è stato mantenuto. Magari il prossimo anno si crescerà ancora, ma ci devono essere le risorse". E, aggiunge, "bisogna coinvolgere di più gli studenti, misura che è già in programma. Ora che c'è stata la prima prova, potranno dire cosa è andato meglio e cosa meno. E la tendenza del Mur è proprio il confronto con loro, anche per le scuole di specialità. Sono stati programmati nuovi tavoli di lavoro sia per ciò che concerne la riforma di accesso, sia per le scuole di specializzazione mediche, a quest'ultimo parteciperò in rappresentanza dei rettori. E' giusta la presenza degli studenti, perché facciano sentire la loro voce nel miglioramento della riforma". Quanto ai numeri, "si possono aumentare fino a un certo punto. Adesso mancano medici, ma non dobbiamo creare laureati per poi parcheggiarli, perché poi devono entrare nelle scuole di specialità. Un certo margine di libertà lo abbiamo, perché chi si laurea in Medicina non deve per forza fare il medico al letto del malato o il chirurgo. Può fare il ricercatore, andare a lavorare in aziende sanitarie con altri ruoli, o in aziende farmaceutiche. Insomma, la sanità ha bisogno di laureati in Medicina, non soltanto di medici operativi sul campo. E penso che la politica e il governo abbiano accettato questa richiesta della popolazione".  Che anno è stato quello in corso per Medicina nelle università non statali? "C'è stato un po' lo stupore della novità legata alla riforma. Le persone non avevano ancora capito bene come funzionava il sistema. Si è verificato - analizza Gherlone - un calo per tutti delle domande soprattutto nei primi bandi. Parlando del mio ateneo, UniSR, abbiamo avuto 2.000 iscritti ai test invece di 3.000, però con un bando solo abbiamo subito coperto i 750 posti disponibili. Vuol dire che questi 2.000 aspiranti erano decisi a fare Medicina al San Raffaele, il loro non era uno di più tentativi e per me sono numeri che valgono molto più dei 3.000 dell'anno scorso perché mi dicono che l'attrattività c'è. Prima su numeri più grandi c'erano anche tanti ragazzi bravi che passavano il test in più università e alla fine, magari, sceglievano un ateneo più vicino a casa. C'è infatti anche un problema di costi, e di spostamenti, che non si esaurisce col semestre filtro. C'è il problema dell'housing, di vivere e mantenersi in una . Ad esempio, ci siamo accorti che le iscrizioni in alcune scuole di specialità venivano condizionate dal percorso del treno Frecciarossa". Aderendo al principio del semestre aperto, "la volontà è di favorire i ragazzi con lo stesso sistema di accesso". Ma se chi entra in un'università privata non ha la possibilità economica? "A questo proposito - dice Gherlone - si stanno studiando delle forme anche con borse di studio, cercando di trovare le disponibilità per chi ha merito". Però "non si potevano tenere due sistemi che non si parlassero tra loro". E per accogliere in partenza più studenti nei primi sei mesi, "noi atenei privati siamo pronti a organizzarci predisponendo più aule e con formule anche miste (a distanza e in presenza). I bandi delle università non statali verrebbero fatti prima di quelli delle statali, e nel nuovo sistema di armonizzazione, si è discussa anche una possibilità interessante: al termine di tutto, quando eventualmente nelle non statali rimangono dei posti liberi, oppure quando si può implementare il numero dei posti (sempre seguendo i paletti della legge), a quel punto si può fare un 'richiamo'. Cioè - conclude il rettore di UniSR - finito il primo step, si potrebbero dare ancora possibilità, a chi è rimasto fuori, di entrare. Ma sempre con un'unica missione: formare medici del futuro che siano preparati al meglio".  ---salute/[email protected] (Web Info)

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