Agrifuturo: “Giovani scansafatiche? No. Ma serve che l’agricoltura generi reddito”. E anche i consumatori vanno rieducati.
Nei giorni scorsi vi abbiamo parlato dei problemi che stanno vivendo gli agricoltori del territorio, segnalati nei giorni scorsi al Sindaco di Cavezzo Stefano Venturini. In un altro articolo avevamo approfondito le (possibili) soluzioni proposte dai contadini. Ora è il momento di affrontare altri temi emersi durante l’incontro a Cavezzo e che toccano il futuro, i nostri giovani e soprattutto noi consumatori.
Il punto è semplice: il consumatore va rieducato. Vale per i giovani, ma anche per chi ha raggiunto una certa età. Perché? Semplice: più passano gli anni, più perdiamo la nostra secolare cultura del cibo, meno badiamo a quello che comperiamo. Il così detto “cibo spazzatura” guadagna terreno sulle nostre tavole, mentre i prodotti più curati, sani, magari realizzati perfino sul nostro territorio, vengono snobbati sempre di più. Questo fenomeno riguarda la nostra salute, i nostri equilibri alimentari e finisce per danneggiare anche gli agricoltori locali, che faticano a vendere il frutto delle loro fatiche. A rimetterci sono tutti, noi e gli agricoltori.
I motivi che ci spingono ad acquistare più “junk food” e meno prodotti “sani” sono diversi, forse quello principale è il prezzo. I prodotti destinati alla vasta distribuzione di solito hanno costi di produzione inferiori, quindi sono più economici. Quelli più raffinati, che devono sottostare a regole più dure per ottenere certificazioni di alta qualità, hanno prezzi più alti. Ovvio che, in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, il consumatore sia più propenso a comperare ciò che ha un prezzo più conveniente.
Ma attenzione: non decidiamo solo in base al portafoglio. Il problema è anche culturale. Per le nuove generazioni la nostra tradizionale cultura della tavola sta scomparendo. “Accade soprattutto nelle grandi città – dicono gli agricoltori di Agrifuturo che erano presenti alla serata cavezzese – I giovani vanno al supermercato e acquistano il prodotto più ‘trendy’. Non conoscono il lavoro necessario per allevare in modo sano il pollo che trovano in vaschetta al banco. Non si preoccupano dell’economia nazionale, figuriamoci di quella locale”.
Osservazioni che riflettono una parte evidente della realtà. Il tutto è perfettamente comprensibile per i tempi che viviamo. La tecnologia ci circonda, ci semplifica la vita e ci isola. Normale che i consumatori, inclusi i ragazzi, non conoscano molti degli aspetti del settore. La soluzione, per contadini e allevatori, è fare informazione. Rieducare il consumatore. Spingerlo a comprendere l’importanza dell’agricoltura, magari anche a spendere qualche centesimo in più. Perché se l’agricoltura collassa di certo non possiamo mangiarci gli smartphone.
L’argomento “giovani” però non riguarda solo la prospettiva dei consumatori, ma anche quella dei lavoratori. “Nel nostro mestiere manca il ricambio generazionale – denunciano i soci di Agrifuturo – Oggi nel nostro territorio il 70% dei contadini sono pensionati. Lo capiamo, perché in questo momento il reddito per chi intraprende questa strada è poco. Motivo in più per cambiare il sistema: se il settore rifiorisce, i giovani si sentiranno più motivati a lavorare in campagna. Nonostante quello che molti pensano, ci sono ancora dei giovani che vorrebbero lavorare all’aria aperta, a contatto con la natura. Bisogna che tutti ci impegniamo per creare le condizioni che permettano a questi ragazzi di inseguire i loro obiettivi”.
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