Carenza di medici di base in Emilia-Romagna, nel modenese ne mancano 290
La Giunta regionale ha pubblicato l’elenco con gli incarichi vacanti del ruolo unico di assistenza primaria presso le AUSL della Regione Emilia-Romagna, ovvero il numero di Medici di Medicina Generale che mancano all’appello per garantire l’assistenza di base a tutti cittadini. Non è solamente un problema di numeri, ma di distribuzione sul territorio, perché se manca la capillarità dei medici viene meno la rete di assistenza che permette la presa in carico di ogni persona che, prima o poi, avrà bisogno del proprio medico. Ogni “medico di base” non può superare il massimale di pazienti presi in carico; quindi, è normale che ci sarà chi si trova a dover cercare un medico in un altro comune, o addirittura a rimanere senza copertura sanitaria di base.
Questo l’elenco dei “medici di base" vacanti divisi per territorio:
Provincia di Piacenza: 127
Provincia di Parma: 151
Provincia di Reggio Emilia: 207
Provincia di Modena: 290
Città metropolitana di Bologna (tranne Imola): 164
Territorio di Imola: 38
Provincia di Ferrara: 110
Provincia di Ravenna: 122
Provincia di Forlì-Cesena: 140
Provincia di Rimini: 95
Provincia di Parma: 151
Provincia di Reggio Emilia: 207
Provincia di Modena: 290
Città metropolitana di Bologna (tranne Imola): 164
Territorio di Imola: 38
Provincia di Ferrara: 110
Provincia di Ravenna: 122
Provincia di Forlì-Cesena: 140
Provincia di Rimini: 95
«La mancanza di medici sul territorio rischia di lasciare da soli i cittadini quando hanno bisogno di cura e di una presa in carico costante, soprattutto chi è anziano o più fragile. In più c’è un reale rischio per le aree montane, rurali e più disagiate, la mancanza di servizi fondamentali come la rete di assistenza territoriale rischia di aumentare lo spopolamento e la desertificazione»dichiarano Valentina Castaldini, consigliera regionale e commissaria coordinatrice regionale per l’Emilia e Pietro Vignali, capogruppo in Regione Emilia-Romagna. «Ci auguriamo che la Giunta Regionale si attivi per garantire a tutti una reale assistenza sanitaria di prossimità, la riorganizzazione della sanità territoriale non può prescindere dall’assistenza primaria, che deve essere il più possibile capillare e non concentrata in poche strutture sul territorio».
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