Sanità Area Nord, i comitati incalzano: “Rischio ridimensionamento per Mirandola, serve chiarezza subito”
MIRANDOLA – “Per deliberare bisogna conoscere”. È con la citazione di Luigi Einaudi che si è aperta la conferenza stampa promossa dal Comitato Salviamo l’Ospedale della Bassa, insieme all’Associazione La Nostra Mirandola O.D.V. e al Giardino Botanico La Pica O.D.V., sul futuro della sanità nell’Area Nord.
Un incontro dal titolo “Con i cittadini della Bassa per il futuro della sanità dell’Area Nord”, che ha visto la presenza del dottor Sergio Penitenti, Nicoletta Vecchi Arbizzi (de La nostra Mirandola, la realtà di beneficienza che con le sue donazioni, arrivata a 3,3 milioni di euro, ha di fatto tenuto in piedi l'ospedale di Mirandola in questi anni), il dottor Giorgio Cavazza, dell'ex sindaco di Mirandola Luigi Costi e Ubaldo Chiarotti del comitato pro ospedale.
“Pronto soccorso svuotato senza reparti”
Al centro del dibattito, la situazione dell’ospedale di Mirandola e del suo futuro, in particolare, del pronto soccorso. “Che cosa succede a un pronto soccorso che non ha più dietro i reparti di servizio?”, è stato chiesto durante l’incontro. Senza medicina, terapia intensiva e altri reparti di supporto, il rischio – è stato sottolineato – è quello di trasformarlo in un semplice punto di smistamento: “un luogo dove le ambulanze arrivano solo per trasferire altrove i pazienti”.
A preoccupare sono anche le condizioni operative: per due anni il servizio notturno è stato garantito da un solo medico, con una responsabilità enorme, mentre oggi si registra ancora una carenza di personale infermieristico, con un turno in meno sulle 24 ore. Attualmente il Pronto soccorso del Santa Maria Bianca registra circa 29 mila accessi all’anno: numeri che, secondo i timori espressi, potrebbero essere considerati eccessivi e portare a un ridimensionamento del servizio, con il rischio finale della chiusura. E senza un Pronto soccorso, non esiste più un ospedale, ma solo un poliambulatorio.
Il nodo politico: “Chi decide davvero”
Uno dei passaggi più netti ha riguardato il ruolo dei sindaci. “Non sono i sindaci a dover prendere ordini dal direttore generale dell’Ausl – è stato ribadito – ma il contrario”. Un richiamo diretto alle amministrazioni locali, accusate di non esercitare pienamente il proprio potere di indirizzo e controllo.
Secondo i promotori, infatti, il mandato dei direttori generali sanitari dipende anche dal voto annuale dei sindaci, mentre questi ultimi restano in carica cinque anni: “Devono avere più consapevolezza del loro ruolo”.
Due ospedali o uno solo?
Altro tema centrale, il modello organizzativo. Da un lato la narrazione dei “due ospedali di pari dignità”, dall’altro il timore, esplicitato più volte, che si stia andando verso un ospedale unico di fatto a Carpi, con il progressivo ridimensionamento di Mirandola.
“Secondo quanto emerso, nei diversi territori verrebbero fornite letture non sempre coincidenti del progetto - è stato denunciato - e si farebbero valutazioni che, una volta realizzato il nuovo ospedale di Carpi, potrebbero comportare un ridimensionamento significativo per Mirandola, fino a metterne in discussione il futuro”.
Una prospettiva che i comitati contestano con forza, rilanciando la richiesta di trasparenza: sono stati chiesti dati completi dal 2015 al 2025 su costi, reparti e risultati dei due ospedali, ottenendo – è stato riferito – un impegno in tal senso da parte del presidente della Ctss provinciale e sindaco di Modena Massimo Mezzetti, che i comitati hanno incontrato assieme ai sindaci di Mirandola, Finale Emilia e Carpi per esprimere le loro perplessità. Nei giorni scorsi, ci sono stati anche analoghi incontri con i capogruppo dei Consigli comunali (leggi qui per i dettagli)
L’alternativa: ospedale unico baricentrico
Tra le richieste, anche quella di riaprire il dossier sull’ospedale unico in posizione baricentrica, ipotesi che – secondo i comitati – sarebbe stata accantonata senza un’analisi approfondita dei costi.
“Si dice che costi troppo, ma non esistono studi seri: solo opinioni. Per noi è un investimento sostenibile e giustificabile”. Anche sul tema viabilità le perplessità restano: “Il problema non si risolve con due ospedali distanti, anzi. A meno che non si pensi che a spostarsi debbano essere sempre i cittadini della Bassa”.
In alternativa, la richiesta è chiara: “Se non c’è volontà politica per un ospedale unico, allora servono due strutture di pari livello, con pari diritti per tutti i cittadini”.
Un territorio che cresce
A rafforzare le rivendicazioni, anche i dati demografici: l’Area Nord conta oggi circa 87mila abitanti, contro i 104mila dell’area di Carpi, ma con una crescita più sostenuta negli ultimi anni. “La distanza si è accorciata e la nostra è la parte della provincia che cresce di più”.
Un altro punto emerso riguarda il metodo e il coinvolgimento delle istituzioni locali. Secondo quanto evidenziato durante l’incontro, si starebbe discutendo di scelte destinate a incidere per i prossimi decenni – “20, 30, 40 anni” – senza un confronto considerato adeguato.
I promotori chiedono che il cosiddetto “patto per la salute”, predisposto dalla Regione insieme all’Ausl, venga portato nei Consigli comunali: “Nel documento si parla di partecipazione – è stato osservato – e allora la partecipazione va praticata davvero”. Allo stesso modo, si chiede di entrare nel merito del principio dei “pari livelli” tra ospedali, per capire concretamente cosa significhi in termini di servizi.
Tra le criticità sollevate, anche la mancanza di motivazioni chiare sull’abbandono dell’ipotesi di ospedale unico in posizione baricentrica. “Non sono mai state fornite spiegazioni approfondite – è stato sottolineato – se non indicazioni generiche, come quella dei tempi ormai superati”.
Un altro nodo riguarda i costi e la sostenibilità degli interventi. “Non si possono prendere decisioni di questa portata senza dati: serve sapere quanto costa un ospedale unico e quanto invece un sistema con due strutture, per poter fare un confronto serio”. In questo senso, è stata richiamata anche una stima indicativa di circa un milione di euro per posto letto, che porterebbe l’investimento per una struttura da 300 posti a cifre molto rilevanti.
Infine, sono state evidenziate alcune possibili incongruenze nella programmazione: da un lato si afferma che la sanità del futuro sarà sempre più territoriale e meno centrata sugli ospedali, dall’altro si prevede un aumento dei posti letto nella nuova struttura di Carpi. “Sono elementi che meritano chiarimenti – è stato detto – perché così si rischia di alimentare dubbi e incertezze”.
“Serve un cambio di passo dei sindaci”
Forte anche l’appello alla politica locale. “Finora la partecipazione è stata carente”, è stato detto, con la richiesta di portare il confronto nei Consigli comunali e coinvolgere maggiormente la società civile.
Critiche anche alla mancanza di informazioni: “I capigruppo incontrati non sapevano nulla dei documenti approvati. Il progetto dell’ospedale di Carpi non lo conosce nessuno: allora di cosa si discute?”.
Da qui la proposta di un “patto di metodo” e di un documento condiviso che renda reale la partecipazione: “Se si parla di coinvolgimento, allora bisogna coinvolgere davvero”.
“La politica deve guidare, non subire”
In chiusura, un richiamo netto al ruolo della politica: “Ci sono vincoli economici, ma non si può limitarsi a registrarli. La politica deve cambiarli”. Con una citazione di Pietro Nenni: “La politica, prima di tutto”.
E un messaggio altrettanto chiaro da Giorgio Cavazza: “Bisogna lottare fino in fondo per l’ospedale, anche quando le decisioni sembrano già prese”.
Di seguito, il comunicato stampa integrale redatto dai comitati:
"Il Comitato “Salviamo l’ospedale della Bassa”, l’Associazione “La Nostra Mirandola” e Il Giardino Botanico “La PIca” ritengono che la discussione sul futuro della sanità dell’Area Nord della provincia di Modena e segnatamente degli ospedali di Mirandola e Carpi debba svilupparsi in quadro e con un metodo di ampia trasparenza e partecipazione di tutti i rappresentanti delle istituzioni e della società civile. Al momento la partecipazione e la trasparenza sono state carenti e lacunose e anche le prospettive, qualora venissero confermati i propositi di mantenere segreti i dati e le informazioni sulla materia, risulterebbero del tutto in contrasto con i principi di partecipazione promossi dalla Regione Emilia-Romagna. La partecipazione deve essere “informata”, altrimenti non è. A tal fine, ritenendo che ciò sia utile non solo ai cittadini, ma prima di tutto ai sindaci dei due distretti direttamente coinvolti e a tutti i membri della CTSS, i Comitati chiedono al presidente della Conferenza di chiedere all’Azienda, e di fornire a tutti, i dati di base e di partenza di un approfondimento e di un confronto ponderato e oggettivo. I Comitati ritengono che entro la fine del mese di aprile sarebbe opportuno mettere a disposizione di tutti gli interessati i dati annuali relativi ai due ospedali di Mirandola e Carpi (distinti) riguardo a:
1) tipologia delle prestazioni offerte e dimissioni, suddivise per reparto;
2) personale in servizio per stabilimento e per reparto;
3) costi di produzione per stabilimento e per reparto.
L’arco temporale dovrebbe riguardare gli anni dal 2015 al 2025, onde poter valutare oggettivamente le ricadute del COVID, dei primariati a scavalco e degli effetti, ovvero del rispetto, della delibera della CTSS del 22/07/2020 che ha definito gli ospedali di Mirandola e Carpi “due strutture di pari livello”.
Il percorso fin qui compiuto, a nostro parere, si trova nel pieno di un singolare paradosso. Da un lato i sindaci uffucializzano oggi un patto di collaborazione interdistrettuale per definire “le nuove funzioni ospedale-territorio del Sistema Nord Modenese”; dall’altro la Regione, nelle risposte alle interrogazioni Arletti e Muzzarelli ha dato per scontato che tale patto sia già operativo dal febbraio scorso. Ma se questo non depone a favore della trasparenza e della comunicazione fra gli enti, il paradosso consiste nel fatto che da una lato voi vi apprestate a intraprendere un cammino per definire i contenuti del progetto, dall’altro lato la Regione ha già indicato alcuni dei contenuti della strategia (che si suppone siano cogenti), sia nelle risposte alle interrogazioni, sia e soprattutto negli indirizzi per la realizzazione del nuovo ospedale di Carpi. Dunque è purtroppo fondata l’impressione che al territorio restino da discutere e gestire le ricadute di scelte già compiute. In altri termini sembra di essere di fronte ad una equazione con una variabile indipendente, l‘ospedale di Carpi, e una serie di variabili meramente dipendenti, come Mirandola.L’ospedale unico baricentrico
I Comitati ritengono che al momento le motivazioni addotte per escludere la realizzazione di un nuovo polo ospedaliero baricentrico per tutta l’area nord siano del tutto carenti e approssimative.
Le tesi a noi note sono due:
1) Gli investimenti per un nuovo ospedale, sommati agli investimenti necessari per riordinare il sistema viario fra Mirandola e Carpi sarebbero insostenibili per la finanza pubblica. La tesi non è accettabile per almeno tre ragioni:
1. le cifre annunciate non sono supportate da nessuno studio attendibile;
2. le previsioni di spesa pubblica non si possono limitare agli investimenti diretti, ma occorre sommare le spese di gestione pluriennali delle opere in oggetto e quindi diventa difficilmente credibile che la gestione di due ospedali, che a parole si dice di voler mantenere, possa essere pari o inferiore alla spesa di un unico stabilimento (senza contare che la finanza pubblica potrebbe beneficiare della valorizzazione delle due aree ospedaliere di Mirandola e Carpi e non di una sola).
3. la crisi logistica resterebbe comunque irrisolta, tanto più nell’ipotesi di due ospedali complementari e integrati. A meno che non si ritenga che il problema della mobilità e dell’accessibilità dei servizi si ponga soltanto a senso unico e cioè a danno dei soli cittadini della Bassa Modenese. Qualunque programmazione e progettazione che non tenesse conto della accessibilità delle strutture ospedaliere sarebbe una prova grave di incompetenza sia del potere politico che dei dirigenti e dei tecnici dell’Azienda (vedere l’allegato sulla logistica).
2) L’evoluzione dei servizi sanitari rende evidente “la necessità di superare un modello centrato sull’ospedale per acuti, favorendo lo sviluppo di un assetto fondato su una forte integrazione tra ospedale e territorio”. Pur riconoscendo la plausibilità della tesi, si osserva che essa ha o dovrebbe avere un valore generale e dovrebbe essere applicata su tutta la rete e su tutti gli stabilimenti ospedalieri, mentre, stando ai documenti ufficiali a nostra conoscenza, il nuovo ospedale di Carpi prevede gli stessi posti letto attuali, con la possibilità di aumentarli fino a 300. Dunque è lecito temere che la eventuale riduzione dei posti letto o il superamento di un “modello centrato sull’ospedale per acuti” sarebbero realizzati altrove, ovvero sull’ospedale di Mirandola. In altri termini, si andrebbe sì di fatto verso un ospedale unico, ma localizzato a Carpi e non più baricentrico.
Due ospedali di pari livello e il destino dell’ospedale della Bassa
Benché la CTSS del 22/07/2020 avesse definito gli ospedali di Mirandola e Carpi strutture di pari livello, negli ultimi mesi l’obiettivo è stato rimesso in discussione direttamente (con evidenti resistenze interne all’AUSL) o indirettamente, con formule che lasciano aperte diverse prospettive o preludono apertamente a una “retrocessione” dell’ospedale di Mirandola e a una “promozione” dell’ospedale di Carpi. I comitati non hanno mai confuso il concetto di “ospedali di pari livello” con quello di “ospedali uguali”, ma tutti gli atti in nostro possesso contengono indicazioni e propositi che profilano due ospedali non solo differenti, ma collocati su livelli di prestazioni e di standard in palese disparità. Riportiamo di seguito i testi che giustificano ampiamente le nostre preoccupazioni. Per quanto riguarda la chirurgia, Carpi sarà orientato verso l’alta complessità, mentre Mirandola si specializzerà nella chirurgia ad alti volumi... la stessa riorganizzazione coinvolgerà la Ginecologia e per (sic) l’ortopedia. (verbale dei comitati di distretto del 14/10/2025.
La formulazione esclude in partenza la parità di livello
Approccio di lavoro non più settoriale ma di squadra con la finalità di strutturare le due realtà come un’equipe unica (CTSS 20/10/2025). Salvo chiarimenti il passo prelude ai primari a scavalco, già negativamente sperimentati da Mirandola. “Possiamo far lavorare due ospedali insieme come se fossero uno solo” (dottor Altini, dichiarazione all’Indicatore Mirandolese del febbraio 2026). Vedi nota precedente. Riconosciuto che gli ospedali di Carpi e Mirandola, nell’ambito della rete ospedaliera provinciale, sono configurati come presidi ospedalieri di pari livello per le funzioni assistenziali di base... (protocollo d’intesa fra Unioni, Comuni e Azienda USL). Senza un chiarimento del concetto di funzioni assistenziali di base, la frase non preserva assolutamente l’ospedale di Mirandola da un trend di dequalificazione. Si tratta cioè di capire se nel nuovo assetto resteranno o meno prestazioni specialistiche erogate a Mirandola negli anni scorsi e se, all’occorrenza potranno anche essere implementate. Nella relazione di committenza sanitaria intitolata “Progettualità del sistema nord modenese - nuovo ospedale di Carpi” al nosocomio di Mirandola sono riservate tre pagine e poche righe su 28 pagine. Gli unici interventi previsti riguardano 25 ambulatori polispecialistici e poco altro, accanto ai parcheggi e all’area ristoro. L’area chirurgica del nuovo ospedale di Carpi, da sola, con 86 posti letto, quasi eguaglia i posti letto (reali, non teorici) attualmente in funzione all’ospedale di Mirandola.
Le risposte della Regione
Nelle recenti risposte alle due interrogazioni dei consiglieri Arletti e Muzzarelli, la Giunta regionale ha precisato che: il nuovo ospedale di Carpi assume la vocazione di polo ospedaliero per il territorio carpigiano e per l’assetto complessivo dell’Area Nord; è struttura destinata ad accogliere funzioni di maggiore complessità chirurgica, con focus sulla patologia oncologica; è nodo centrale dell’integrazione interdistrettuale, in connessione funzionale con l’ospedale di Mirandola, rispetto all’offerta specialistica di secondo/terzo livello o all’eventuale necessità di ricovero. Quanto all’ospedale di Mirandola si citano sommariamente i servizi di ortopedia, ginecologia, pneumologia e citologia e si ribadisce che Mirandola sarà riferimento per la patologia chirurgica di media e bassa complessità e alta prevalenza in ambito multidisciplinare. La lettura congiunta di tali risposte e dell’accordo fra la Regione e le confederazioni sindacali CGIL, CISL e UIL, dal titolo “Agenda Sanità”, siglato il 10 marzo scorso, comporta inevitabilmente un innalzamento del livello di guardia. Il documento infatti insiste per l’attività chirurgica sulla “concentrazione delle casistiche a maggiore complessità nelle strutture ospedaliere HUB e medio bassa intensità nelle strutture SPOKE”.
Si delinea uno scenario, non dichiarato, ma concreto, che vedrebbe il sistema HUB e SPOKE applicato su scala interdistrettuale e non di rete provinciale complessiva, con Carpi in qualità di HUB di tutta l’area nord di Modena, e forse anche di Reggio, e la conferma di Mirandola come SPOKE o, peggio, come mera succursale di accesso all’ospedale carpigiano. Tale scenario, se si affermasse realmente, non avrebbe però ricadute solo su Mirandola, con buona pace di tutte le parole sul pari livello, ma inciderebbe inevitabilmente sugli equilibri della rete provinciale e in primo luogo entrerebbe in competizione con gli ospedali della città di Modena, con buona pace di tutti i buoni propositi di coordinamento, collaborazione ed eliminazione delle duplicazioni.
Alla presente nota sono allegate due tabelle La prima consente di leggere, sia pure parzialmente, per carenza di informazioni, lo stato dell’offerta dell’ospedale di Mirandola fino alla fase precedente l’apertura dell’attuale discussione e mette in evidenza le variazioni che potrebbero derivare dagli indirizzi che abbiamo riportato e i veri e propri vuoti di progettualità, che ovviamente potrebbero essere riempiti in ogni direzione, positiva o negativa. La seconda evidenzia le gravi difficoltà della mobilità privata e pubblica sul territorio modenese e specialmente nella direttrice Bassa Modenese-Carpi e quindi sottolinea i gravissimi problemi di accessibilità dei servizi e il pericolo di violazione esplicita degli indirizzi regionali, che assegnano grande rilievo di principio all’accessibilità dei luoghi di cura.

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