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05 Novembre 2026
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Caso aMo, il Consiglio comunale di Modena respinge la mozione per sollevare l’amministratore unico

MODENA - “Strumentale e senza motivazioni giuridico-politiche" è stata definita la richiesta di revoca dell’amministratore unico di aMo contenuta nella mozione di Fratelli d'Italia, ricordando come nell’assemblea dei soci dell’ente, nessun sindaco abbia votato contro le decisioni assunte. Contestualmente, è stata ritenuta "non prioritaria" la proposta di fusione delle agenzie per la mobilità tra Modena e Reggio Emilia, proposta dal documento di Modena per Modena. Con queste motivazioni, il Consiglio comunale, nella seduta di lunedì 11 maggio, ha respinto le due mozioni incentrate sul "caso aMo". La mozione illustrata da Elisa Rossini - respinta con il voto contrario di Pd, Avs, M5s; Spazio democratico e Modena civica e quello favorevole di FdI, Lega Modena e Modena in ascolto - sosteneva che la gestione dell’ammanco dalle casse di aMo avesse privilegiato “una via di fuga facile e poco onerosa” per gli ex vertici, evidenziando un possibile legame politico con l’attuale amministratore. La mozione contestava quindi la mancanza di terzietà nella conduzione della vicenda, chiedendo al sindaco di proporre all’assemblea dei soci la revoca dell’amministratore unico. La mozione illustrata da Maria Grazia Modena - respinta dai tutti i gruppi consiliari presenti al momento del voto - puntava invece a ridisegnare il sistema del trasporto pubblico locale, promuovendo la fusione tra aMo e l’agenzia di Reggio Emilia in un’unica realtà dell’ambito Secchia-Panaro, impegnando sindaco e giunta ad avviare un percorso condiviso con enti locali e soci.

Aprendo il dibattito, per Fratelli d'Italia, Paolo Barani ha messo in discussione l’operato dell’amministratore unico di aMo, ritenuto incapace di tutelare risorse e patrimonio pubblico. Il consigliere ha richiamato l’ammanco di oltre 580 mila euro, denunciando una gestione giudicata troppo indulgente verso il predecessore, con una transazione “di favore”, priva di interessi e garanzie. Per Barani, la rinuncia ad accertare le responsabilità configura un errore grave: “se le emozioni impediscono di fare gli interessi dei cittadini, l’amministratore ha fallito il mandato”. Da qui la richiesta di revoca, nell’interesse dei contribuenti. A sua volta Ferdinando Pulitanò ha collocato la vicenda in un quadro politico più ampio, parlando di responsabilità amministrativa e contabile, e criticando l’inerzia nel recupero delle risorse. Secondo il consigliere, la mozione rappresenta “un assist” alla maggioranza per evitare future contestazioni della Corte dei conti, invitando a utilizzare tutti gli strumenti giuridici disponibili. Pulitanò ha inoltre evidenziato le contraddizioni politiche e la mancanza di elementi completi per una valutazione piena, sottolineando come “manca totalmente la volontà politica di recuperare le somme”. Ha infine espresso dubbi sull’ipotesi di azienda unica del trasporto. Nel suo intervento, Luca Negrini ha rivendicato il lavoro svolto dal gruppo sul caso aMo, parlando di un impegno costante per fare chiarezza su una vicenda ritenuta opaca. Il capogruppo ha denunciato difficoltà nell’accesso agli atti e criticato l’operato dell’amministratore, sostenendo che “non c’è stata la volontà di arrivare a una reale trasparenza”. Ha inoltre contestato la disparità di trattamento tra i soggetti coinvolti e definito “indegno” l’esito della gestione, auspicando che la magistratura faccia piena luce. Negrini ha concluso affermando che l’attività di controllo proseguirà senza arretramenti. Dal canto suo Elisa Rossini ha ripercorso le tappe della vicenda, attribuendo al lavoro del suo gruppo l’emersione delle criticità e le successive decisioni. La consigliera ha denunciato una gestione assembleare “surreale”, in cui la transazione sarebbe stata introdotta senza adeguata documentazione, impedendo una valutazione consapevole ai soci. Ha criticato la mancata trasparenza e la tutela, a suo avviso, di interessi politici, affermando che “il patrimonio pubblico non è stato realmente salvaguardato”. Rossini ha infine indicato come soluzione un cambio alla guida della società, per garantire terzietà e piena chiarezza.

Andrea Mazzi (Modena in Ascolto) ha evidenziato il lavoro di approfondimento svolto dall’opposizione, sottolineando come la vicenda rappresenti “una brutta pagina per Modena” per la carenza di trasparenza e chiarezza. Il consigliere ha criticato le scelte adottate, ritenute incoerenti con l’obiettivo di recuperare integralmente le risorse, osservando che “si è rinunciato a strumenti utili per tutelare il patrimonio pubblico”; in particolare ha contestato l’uso dell’azione di responsabilità in forma ridotta, sostenendo che spettasse al giudice determinare le colpe. Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha messo in discussione la scelta dell’accordo transattivo, giudicato “non vantaggioso per i soci pubblici”, sollevando il sospetto di una “vicinanza politica determinante” tra gli amministratori. Ha inoltre criticato la scarsa trasparenza nella condivisione dei documenti e definito la rateizzazione “anomala”, osservando che “di solito un danno si paga subito, non in cinque anni”. Quanto alla proposta di unificazione delle agenzie per la mobilità, il consigliere l’ha definita “prematura” e potenzialmente penalizzante per le specificità locali.

Martino Abrate (Avs) ha messo in discussione l’impostazione della mozione Rossini sulla revoca dell'amministratore unico di aMo osservando come, nell’assemblea dei soci, “nessun sindaco abbia votato contro”, segno di una condivisione sostanziale delle scelte. Definendo il confronto “una polemica politica prolungata”, il consigliere ha quindi spostato l’attenzione sul tema dell’agenzia unica regionale, ritenuta un passaggio complesso che richiede “approfondimenti tecnico-giuridici e finanziari solidi”. Sottolineando il nodo del sottofinanziamento del Trasporto pubblico locale, Abrate ha affermato che la fusione tra Modena e Reggio “non è oggi una priorità”. Per Paolo Ballestrazzi (Pri-Azione-Sl) il tema è innanzitutto politico: l’amministratore unico “non è responsabile dei fatti accaduti prima del suo incarico” e la richiesta di dimissioni appare impropria. Il consigliere ha quindi obiettato su un tentativo di “trasformare il Consiglio comunale in una Corte di Giustizia”, rimarcando che saranno altri organi a valutare eventuali responsabilità. Pur dichiarandosi contrario alle società partecipate, definite “un sistema burocratico che genera costi e confusione”, ha riconosciuto alcuni elementi positivi nella mozione Modena.

Per il Pd, è intervenuto Diego Lenzini, prendendo le difese dell’operato dell’amministratore unico di aMo, ricostruendo una scansione cronologica delle azioni intraprese: “licenziamenti, denunce, decreto ingiuntivo, esposto alla Corte dei Conti, recupero delle prime somme”. Il capogruppo ha quindi respinto le accuse dell’opposizione, rimproverandola di strumentalizzare la vicenda e di mettere in dubbio il lavoro dei professionisti che se ne occupano. Ha quindi concluso che “non ci sono motivazioni giuridico-politiche” per la revoca dell’amministratore unico e definito inoltre anche la proposta di fusione tra le agenzie di mobilità di Modena e Reggio come scollegata dal “vero tema, quello della governance”.

Maria Grazia Modena (Modena per Modena) ha anzitutto preso le distanze dal dibattito sull’amministratore unico, definito “sterile e noioso”, rilanciando la propria mozione sull’agenzia unica. Rimarcando come vi sia a livello regionale una “volontà politica condivisa” di procedere verso un modello integrato, fondato su “un piano industriale credibile e strumenti di governance equilibrati”, la consigliera ha evidenziato la necessità di avviare approfondimenti tecnici e amministrativi, difendendo la propria proposta come contributo strategico al futuro del trasporto pubblico locale.

Katia Parisi (Modena civica) ha evitato di entrare nel merito della revoca, richiamando l’esigenza di “maggiore rigore nella gestione dei soldi pubblici” e ritenendo tuttavia “scorretto concentrare tutte le responsabilità su una sola figura”, ricordando che l’amministratore ha comunque cercato di recuperare le risorse. Sulla mozione Modena la consigliera ha espresso perplessità: “siamo in una fase ancora delicata e non definita”, tra riforme e possibili assetti regionali, invitando a cautela in un contesto ancora in evoluzione. Infine Giovanni Silingardi (M5s) ha riconosciuto “spunti interessanti” riguardo alla proposta di unificazione, evidenziando al contempo “criticità tecniche rilevanti”, invitando a concentrare gli sforzi sulla partita della società unica regionale. Sulla revoca, ha osservato che “nessun socio ha votato contro la delibera” che oggi viene contestata, mettendo in dubbio la coerenza della richiesta, richiamando infine il ruolo della Corte dei Conti e della magistratura, e sottolineando che il primo punto resta accertare le responsabilità di chi “ha materialmente sottratto le risorse”.

La sede di aMo

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