Cuore che batte forte, ansia o problema cardiaco? Il cardiologo: “Non va sottovalutato”
Come si protegge il cuore prima che compaiano i problemi? Quali sintomi devono preoccuparci davvero? Quando una tachicardia è solo ansia e quando, invece, serve un controllo? Da queste domande nasce la nuova rubrica dedicata alla prevenzione cardiovascolare, realizzata in collaborazione con lo Studio Medico Marzia Lugli di San Felice sul Panaro, dove riceve anche il dottor Valerio Siena. In ogni puntata il cardiologo, dirigente medico dell’AUSL di Ferrara, accompagnerà i lettori tra dubbi, falsi miti e consigli pratici per conoscere meglio il cuore, ridurre i fattori di rischio e capire quando è il momento di rivolgersi al medico. Perché, come sostiene il dottor Siena, “Il cuore ha sempre la priorità!”Una delle paure più frequenti, quando si parla di cuore, è quella di sentire improvvisamente il battito accelerare, il cuore “sfarfallare”, perdere il controllo del proprio corpo e pensare al peggio: un infarto, un arresto, qualcosa di irreparabile. Il cardiopalmo, cioè la percezione fastidiosa o anomala del battito cardiaco, è uno dei sintomi che più spesso porta le persone dal cardiologo.
“Capita che il paziente si presenti con la sensazione di stare morendo, come se il cuore esplodesse o scoppiasse”, spiega il dottor Valerio Siena. In questi casi, aggiunge, il primo obiettivo del cardiologo è verificare se sia accaduto qualcosa di importante. La visita, l’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma permettono di osservare aspetti diversi: l’attività elettrica del cuore, la sua struttura, le valvole e la capacità di contrazione.
La prima rassicurazione, quando gli esami lo consentono, è spesso la più attesa: non c’è stato un infarto. Ma questo non significa che il sintomo debba essere liquidato con superficialità. “Nella maggior parte dei casi, per fortuna, sotto non c’è una patologia cardiaca. Però non va mai sottovalutato, perché per dire che non c’è bisogna comunque fare un controllo”.
Il legame tra cuore e stato emotivo è molto forte. Periodi di stress lavorativo, tensioni familiari, ansia, cambiamenti ormonali o metabolici possono favorire tachicardia, extrasistoli e sensazione di battito irregolare. Nelle donne, per esempio, la menopausa può essere accompagnata da sudorazione, tachicardia e percezione molto intensa del battito.
C’è poi un altro collegamento meno intuitivo: quello tra cuore, stomaco ed esofago. Reflusso, gastrite e irritazioni digestive possono dare sintomi che il paziente percepisce come cardiologici. “Lo stomaco e l’esofago sono vicini al cuore dal punto di vista anatomico e hanno innervazioni comuni. A volte una malattia da reflusso o una gastrite si presenta con sintomi che sembrano cardiologici”.
Anche in questo caso, però, il ragionamento è sempre lo stesso: prima bisogna escludere che ci sia un problema del cuore. Solo dopo si può attribuire il disturbo ad altre cause.
Sul piano pratico, il cardiologo richiama l’importanza dello stile di vita. Pasti regolari, una cena più leggera, riduzione dell’alcol, attenzione ai cibi molto acidi o pesanti possono aiutare chi avverte extrasistoli o tachicardia, soprattutto la sera o quando si corica. Pomodoro, cioccolato, limone e pasti abbondanti possono peggiorare i sintomi in chi soffre di reflusso o irritazione gastrica.
Da evitare anche le bevande energizzanti e quelle molto zuccherate, che possono incidere sul cuore. Il fumo, poi, resta uno dei nemici principali: non solo per i polmoni, ma anche per l’apparato cardiovascolare.
Il messaggio, insomma, non è allarmarsi per ogni battito irregolare. Ma nemmeno ignorarlo. Se il cuore accelera spesso, se il battito sembra irregolare, se compaiono svenimenti, dolore, fiato corto o sintomi nuovi, il controllo medico è necessario. La prevenzione comincia anche da qui: ascoltare i segnali, senza farsi prendere dal panico, ma senza archiviarli come “solo ansia”.

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