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17 Giugno 2026
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Elio: “De Gregori? Difendo suo diritto a parlare. Vannacci? Non mi piace, sono antifascista”

(Adnkronos) - D’accordo con Manuel Agnelli sulla ‘musica di merda’? "Sì, perché oggi manca qualità". Con Francesco De Gregori "posso non essere d’accordo ma difendo il suo diritto a dirlo". Su Vannacci invece "non ho dubbi: non mi piace, sono antifascista". E su Sanremo? "Non tornerei mai in gara e il Festival dovrebbe essere della canzone italiana, non dei cantanti”. Elio non si sottrae a alcun tema. A pochi giorni dalla quinta edizione del 'Concertozzo', l’evento ideato con il Trio Medusa che farà tappa a Biella il 26 e 27 giugno unendo musica e inclusione sociale, il leader di Elio e le Storie Tese, al secolo Stefano Belisari, si racconta in un’intervista a tutto campo all'Adnkronos. Dal futuro della band, “da sempre ispirata ai Pooh”, alle polemiche sulla libertà di espressione degli artisti, fino alla politica. Con una stoccata netta: “Cultura e destra non sono concetti che riescono ad andare bene insieme”. E mentre ribadisce di non avere alcuna intenzione di tornare in gara a Sanremo, rilancia il sogno di trasformare il 'Concertozzo' in un appuntamento sempre più grande e istituzionale, capace di mettere al centro i temi dell’autismo e dell’inclusione. 

Elio, siamo alla quinta edizione del Concertozzo, mi ricordi come è nato e come si è trasformato nel tempo?  

"E’ nato a Bergamo cinque anni fa come una festa di fine pandemia, da un’idea del Trio Medusa che ci ha coinvolti. Poi ha perso quell’identità, perché non si può fare più di una festa di fine pandemia. Anche se, per dirla tutta, non lo sappiamo se è finita la pandemia. Detto ciò, era stata una bella occasione, con tantissima gente, per cui abbiamo pensato di ripetere a Carpi l’anno successivo ed è andata ancora meglio. In entrambe le occasioni avevo invitato sul palco Nico Acampora di PizzAut che all’epoca non era la figura importante che è oggi. Questa cosa aveva raccolto molto interesse, sia da parte del pubblico sia da parte nostra della band. Per cui abbiamo pensato poi di dargli un altro indirizzo". 

Cosa è diventato oggi il Concertozzo?  

"Da tre anni è l’unico concerto al mondo in cui cibo e bevande che vengono serviti al pubblico sono preparate da associazioni che impiegano persone autistiche. Non avviene da nessun’altra parte. Ne siamo molto contenti: l’anno scorso a Bassano del Grappa è stato un trionfo, con più di 10mila spettatori e cinque associazioni che sono tornate a casa con le tasche piene di soldi. E soddisfatte per aver fatto un’esperienza unica. Oltre all’aspetto economico, perché bisogna sottolineare che queste associazioni non percepiscono contributi pubblici, e vivono solo di quello che riescono a vendere. L’altro aspetto molto importante è quello dell’inclusione. Inclusione è uno di quei termini che si usano perché si sentono dire ma poi pochi sanno effettivamente cosa significhi. Oltre 10mila spettatori entrano in contatto con queste persone autistiche, mangiano il cibo che preparano e servono e questa è l’inclusione, cioè incontrarsi, vivere insieme, trovando un punto d’incontro a metà strada". 

Parlando di inclusione ti sorprende che nel 2026 si continui a considerare l’inclusione come un gesto di generosità più che normalità?  

"Sì e no, nel senso che, se non se ne parla, le persone non trovano naturale comportarsi in modo inclusivo. Ma quasi tutti, appena si rendono conto di come stanno le cose, tipicamente quando vengono a mangiare da PizzAut entrano in contatto con questi ragazzi e subito si rendono conto del fatto che bisogna trovare un punto di incontro fra noi e loro a metà strada. Ed è una cosa che va fatta, al di là del gesto di gentilezza. Siamo nel 2026 e l’autismo è la forma di disabilità più diffusa in assoluto nel mondo. In Italia si parla di un nuovo caso ogni 70 nati, che è una percentuale spaventosa perché è più dell’1% ma negli Usa c’è di nuovo caso ogni 30 nati. Questi dati dicono anche che l’autismo va affrontato con impegno e con competenza immediatamente perché si trasformerà, e anzi lo è già, in un problema che coinvolge tutti, non solo le persone autistiche e i loro cari". 

Quali sono le novità principali del Concertozzo quest’anno?  

"Ci sono degli ospiti nuovi e degli obiettivi nuovi che ci siamo posti ma dipenderà anche da quanta gente viene. Già siamo oltre i 10mila dell’anno scorso, speriamo di aumentare ancora di più. Ci sono degli ospiti fortissimi che sono Valerio Lundini, Carlo Amleto, Tony Hadley degli Spandau Ballet e poi ci sarà TonyPitony, che è la stella del 2026". 

Gli Elio e le Storie Tese hanno attraversato periodi di riunioni, scioglimenti, addii, ritorni. Oggi che organismo siete?  

"Siamo sempre quelli che eravamo prima, semplicemente la cosa che non è chiara al pubblico è che noi abbiamo sempre usato come esempio i Pooh: sono il nostro modello. Loro si sono già sciolti due o tre volte, per cui noi andiamo verso quella strada lì. Ci siamo sciolti una prima volta, la reunion è stata bellissima e fra un po’ ci scioglieremo ancora, per vivere ancora quelle emozioni". 

Visto che continuate a tornare, dobbiamo considerare chiusa la possibilità di nuova musica o esiste qualcosa che potrebbe convincervi a rientrare in studio?  

"Noi siamo abituati fin dall’inizio a fare quello che ci viene di fare, in questo periodo non abbiamo particolari idee in tema di composizione, però ce le abbiamo su alcuni temi. Personalmente, sono gasatissimo dal Concertozzo, voglio che cresca, che arrivi a centomila spettatori, deve trasformarsi in un appuntamento annuale, e lo è già, un appuntamento istituzionale. In assenza dello Stato, sono le invenzioni dei singoli a cambiando un po’ il mondo. PizzAut se l’ha inventato il papà di un bimbo autistico e si è trasformato in un fenomeno. All’inizio ha fatto una fatica micidiale per mettere insieme i pochi soldi che gli hanno permesso di fare dei passi avanti. Le persone cosiddette competenti cercavano di dissuaderlo dall’intraprendere questa avventura, invece oggi, oltre a una pizzeria che va molto bene, senza contributi pubblici, è anche un punto di riferimento per tutte le famiglie che hanno figli autistici".  

Credi ci sia una differenza tra usare il palco per difendere dei diritti concreti, temi sociali, come accade al Concertozzo e usare il palco per sostenere una parte politica?  

"Molto spesso le due cose coincidono, dipende sempre dalla buona fede di chi lo fa. Quando hai un figlio autistico le tue giornate passano con un pensiero fisso, ti chiedi 24 ore al giorno cosa posso fare per aiutare il mio figlio, per aiutare i nostri figli, perché io e Nico siamo andati un passo avanti. Bisogna muoversi, bisogna fare delle cose, perché un genitore come me sa troppo bene che ogni giorno perso, ogni ora persa è persa per sempre. Per questo ci arrabbiamo di fronte all’immobilità delle istituzioni, perché il tempo passa e purtroppo non si riesce a rimediare, a tornare indietro". 

Negli ultimi mesi molti artisti sono stati invitati a schierarsi sulla guerra a Gaza, sulle mobilitazioni pro Palestina. Francesco De Gregori ha detto qualche settimana fa di essere infastidito dagli artisti che trasformano il palco in una tribuna politica, tu sei d’accordo?  

"Io sono per la libertà di opinione. Purtroppo quando si usa questo termine, la mia impressione è che non si sono capiti bene la sua importanza e il suo peso. Libertà significa 'io faccio quello che voglio, senza che nessuno mi imponga niente'. Abbiamo la fortuna sfacciata di vivere in un Paese dove ognuno può dire quello che pensa. Io sento intorno a me un sacco di persone che dicono delle cose che non condivido ma sono contento che possano dirlo, perché vuol dire che siamo in un Paese libero. La stessa cosa vale per De Gregori. Chiunque è libero di prendere posizione e deve farlo. Io sono libero di dire che non sono d’accordo con quello che ha detto De Gregori ma sono contento che lo abbia fatto, perché vuol dire che in Italia ognuno può dire quello che pensa. Bisogna battersi perché questa cosa possa accadere sempre, senza imposizioni dagli altri". 

Artisti come Manuel Agnelli non fanno mistero che in Italia in questo momento ci sia parecchia “musica di merda”. Al netto della provocazione, il problema è la qualità della musica o è un problema culturale?  

"Ne ho già parlato ma credo che sì, c’è un problema di qualità che fortunatamente non è solo italiano. La qualità della musica mondiale in questi anni è bassissima. Però qualche artista valido c'è sempre. In questo periodo ascolto molto gli Angine de Poitrine. Quel duo è la prova che anche in un periodo, come dice Manuel Agnelli, di 'musica di merda', può esistere anche chi inventa e crea ancora qualcosa di originale e di qualità, qualitativamente alto. Sono le due cose che mancano di più oggi: originalità e qualità". 

Per decenni vincere Sanremo ha significato, quasi automaticamente, andare all’Eurovision. Ora le due strade, secondo le indiscrezioni sul nuovo regolamento del festival, si separano. Nel festival si correrà per tre titoli: la vittoria della serata cover, la vittoria della serata Eurovision e la vittoria finale del festival: Ti sembra un’evoluzione sensata o l’ennesima complicazione all’italiana?  

"La prima risposta è che non me ne frega un cazzo. La seconda è che io avevo già diffuso la mia opinione di Festival perché punto a essere chiamato per condurlo e organizzarlo. La mia idea è questa: far scrivere 20 canzoni a 20 bravi compositori perché Sanremo è il Festival della canzone italiana, non dei cantanti. E poi fare cantare 20 abbonati con l’autotune, sorteggiati. Questa è la mia formula per il Festival, poi Eurovision o no cambia poco". 

Ti è mai venuta voglia di scrivere un nuovo pezzo per Sanremo? Ci torneresti, anche in gara?  

"No, non mi è mai venuto in mente". 

Per quale motivo?  

"Abbiamo già visto e fatto tutto, abbiamo vinto anche se non ufficialmente, nel cuore degli ascoltatori, siamo arrivati ultimi. Abbiamo fatto il Dopofestival, ci manca solo di organizzarlo e di condurlo ma dal punto di vista artistico abbiamo già fatto tutto quello che volevamo fare. Non c’è più gusto". 

Avevate fatto anche l’’Eliovision’, il festival parodia nel 2022…  

"Abbiamo fatto tutto, per quello che non abbiamo più voglia, non ci viene alcuno spunto, nessuno stimolo, tranne che per una conduzione e direzione artistica. Rinnovo l’appello". 

La città di Venezia è stata al centro negli ultimi mesi di tante polemiche, dalla Venezi al Teatro alla Fenice alla decisione di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, di consentire l'apertura del Padiglione russo, tu hai seguito queste vicende e che idea ti sei fatto?  

"Le ho seguite molto poco, però non posso fare a meno di notare che per quanto riguarda i personaggi messi a capo della cultura da questo governo di destra, quasi nessuno è all’altezza del compito. Cultura e destra non sono concetti che riescono ad andare bene insieme. La logica è mettere le persone nei posti, poi chi se ne frega di quello che fanno. Non è la mancanza di cultura, è la mancanza di voglia di fare qualcosa per la cultura italiana. Non c’è un’idea, e ci sono frequenti casi di scelte che non vengono fatte bene. Non mi viene in mente niente inventato da qualcuno nel mondo culturale di destra". 

A sinistra invece come stanno le cose? Si parla delle primarie nel PD per le elezioni politiche del prossimo anno, pensi che riusciranno a trovare la quadra?  

"Non lo so, è un argomento che non mi gasa. Vorrei sentire delle idee prima di sapere chi vince. Mancano idee e persone che riescono a portarle avanti. Nel mondo dell’autismo c’è spazio per fare mille cose, basterebbe imitare quello che ha fatto Nico Acampora con PizzAut. Parlo di lui come simbolo di altre cento associazioni che si sono inventate attività. Questa cosa nella politica non accade. Ci sono tante pacche sulle spalle, tante foto per apparire, ma poi all’atto pratico non accade niente". 

Ma perché non gliene frega niente?  

"Perché ci vuole competenza, bisogna fare fatica, bisogna anche avere voglia di cambiare il mondo, in questo senso. Mi sembra che non ci sia questa voglia, mi sembra che il mondo gli vada benissimo come è". 

Cosa ne pensi di personaggi come Vannacci?  

"Non mi piace, io sono antifascista, come dovrebbero essere tutti in Italia. Sono contrario al fascismo, ha portato solo male". (di Federica Mochi) 

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