Contrasto all’evasione fiscale, solo 12 Comuni su 47 della provincia di Modena hanno partecipato al recupero
MODENA - Solo 12 Comuni su 47 della provincia di Modena hanno partecipato concretamente, secondo l’analisi della UIL sui dati del Ministero dell’Interno, al meccanismo di collaborazione con l’Agenzia delle Entrate per il contrasto all’evasione fiscale. Per il 2025 ai Comuni modenesi sono state attribuite complessivamente 105.690,08 euro di quote incentivanti, relative agli accertamenti effettuati nel 2024.
Un dato che, secondo Riad Ghelfi Segretario Regionale di Patto per il Nord Emilia, deve aprire una riflessione più ampia sul rapporto tra Comuni, Stato e risorse fiscali.
“Il dato non va letto semplicemente come una bocciatura dei Comuni. Anzi, dimostra che oggi il sistema non mette gli enti locali nelle condizioni migliori per partecipare efficacemente alla lotta all’evasione. Se soltanto 12 Comuni su 47 riescono a utilizzare questo strumento, significa che ci sono problemi di personale, competenze, procedure e soprattutto di incentivi. Ma significa anche che il nostro sistema fiscale continua a tenere troppo lontane le risorse dai territori che conoscono meglio il proprio tessuto economico e sociale".
Ghelfi sottolinea inoltre che la cifra di 105.690 euro rappresenta la quota incentivante riconosciuta ai Comuni e non l’intero ammontare delle somme recuperate. Proprio per questo, secondo Patto per il Nord, il tema deve essere affrontato con maggiore chiarezza e con strumenti più efficaci.
“Noi diciamo una cosa semplice: chi è sul territorio deve essere messo nelle condizioni di controllare, segnalare e recuperare. Ma se un Comune contribuisce a far emergere risorse che altrimenti rischierebbero di non essere riscosse, è giusto che una quota significativa di quelle risorse torni direttamente alla comunità che ha contribuito a recuperarle. Questo è federalismo fiscale: responsabilità insieme alle risorse, non competenze senza strumenti".
Il problema, secondo i dati UIL, è legato anche alla carenza di personale qualificato, alla ridotta capacità amministrativa e alla complessità delle procedure, fattori che limitano la partecipazione dei Comuni.
“Non possiamo continuare a chiedere ai Comuni di fare tutto con organici ridotti e procedure complicate. Servono digitalizzazione, formazione del personale, collaborazione stabile con l’Agenzia delle Entrate e soprattutto un sistema di incentivi che renda conveniente per gli enti locali investire seriamente nel recupero dell’evasione. E le risorse recuperate devono essere visibili ai cittadini: meno pressione fiscale, più servizi, più sicurezza, più manutenzione e più investimenti”.
Il tema assume particolare rilievo anche alla luce dei dati del Comune di Modena, che negli ultimi anni ha sviluppato una propria attività di contrasto all’evasione attraverso gli uffici tributari e il Nucleo antievasione della Polizia locale.
“Modena dimostra che quando gli strumenti vengono utilizzati, qualcosa si può fare. Ma noi vogliamo andare oltre. Il punto non è soltanto recuperare qualche migliaio di euro in più: il punto è cambiare il rapporto tra Stato e territori. Le comunità locali devono poter conoscere meglio il proprio territorio, contribuire al contrasto all’evasione e soprattutto beneficiare maggiormente delle risorse recuperate. Altrimenti continueremo ad avere un sistema centralizzato che chiede ai Comuni responsabilità senza riconoscere loro abbastanza autonomia".
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