Bollo auto e caro carburanti, Ferrari (PD): “Quello di Meloni è diventato il Governo delle pezze. Ma agli italiani occorrono misure strutturali, una visione di medio periodo, non sgravi temporanei che, una volta terminati, li riportano al punto di partenza, e con meno risorse pubbliche a disposizione”
"“Del doman non v’è certezza”, recita il poeta: il problema è che è l’azione di un Governo dovrebbe essere più prosaica, improntata a introdurre politiche che provino a proporre una strategia di medio periodo, invece di navigare a vista. Al contrario, la poeta Meloni sembra ormai aver preso la propria decisione definitiva: sostituire la politica economica italiana con una successione di annunci a scadenza, provvedimenti pensati per durare qualche mese o al massimo un anno, che non affrontano alla radice nessuno dei problemi che stanno pesando su famiglie e imprese.”
L’ultima operazione sul bollo auto ne è l’esempio perfetto: viene annunciata come l’abolizione di una delle tasse più odiate, ma nel decreto l’esenzione è prevista, al momento, per il solo 2027": così Ludovica Carla Ferrari, consigliera regionale modenese del Partito Democratico, interviene sulla decisione del Governo di esentare dal bollo le auto fino a 80 kW e i motocicli, una misura che ha un costo stimato superiore ai 2,3 miliardi di euro.
"Sia chiaro: ridurre le tasse alle famiglie è un obiettivo condivisibile, ma un Governo serio spiega come finanzia stabilmente una riduzione fiscale, quali effetti produce e dentro quale strategia la inserisce. Qui accade il contrario: si sceglie una misura che vale proprio nel 2027 e poi si promette che un domani diventerà definitiva. Guarda caso, proprio in coincidenza dell’anno elettorale."
Il punto, sottolinea Ferrari, riguarda direttamente le amministrazioni regionali: "Il bollo auto è un tributo regionale, non è una tassa che Meloni può semplicemente cancellare come se quelle risorse fossero nella disponibilità di Palazzo Chigi. Per il 2027 il Governo prevede trasferimenti compensativi alle Regioni per circa 2,3 miliardi, ma resta da capire quale sarà la copertura strutturale negli anni successivi. Non accetteremo che domani la propaganda di oggi venga pagata dai bilanci regionali. Perché quando si tolgono risorse alle Regioni si mettono a rischio risorse destinate a sanità, trasporto pubblico, welfare, scuola e formazione, ai servizi che ogni giorno arrivano ai cittadini."
"È un metodo che abbiamo già visto in azione sui carburanti. A fronte di una nuova impennata dei prezzi, anziché costruire una strategia energetica capace di proteggere famiglie e sistema produttivo, il Governo continua con provvedimenti raffazzonati, temporanei e costosissimi, che mettono una pezza sul problema per qualche settimana o qualche mese senza affrontarne le cause. È il Governo delle pezze: uno sconto sulle accise quando il prezzo della benzina esplode, un bonus quando aumenta una bolletta, un’esenzione di un anno quando si avvicinano le elezioni. Si spendono risorse pubbliche per tamponare l’emergenza del momento, ma quando la misura finisce il problema è ancora lì e i cittadini sono esattamente al punto di partenza."
Una situazione che ha ricadute particolarmente evidenti anche a Modena. I dati sull’inflazione cittadina di agosto mostrano un aumento dello 0,6% rispetto a luglio e del 3,2% su base annua; i trasporti crescono del 2,5% nel mese, mentre carburanti e lubrificanti per i mezzi personali aumentano del 5,4%: "È qui che si vede tutta la debolezza di questa politica. Anche ipotizzando un risparmio di 200 euro sul bollo, con i prezzi di oggi una famiglia rischia di vederselo mangiare nel giro di poche settimane tra qualche pieno di benzina e il carrello della spesa. Si concede con una mano un beneficio temporaneo e, non facendo nulla di strutturale sul costo della vita e sul potere d’acquisto, si lascia che con l’altra venga immediatamente eroso dagli aumenti. Si tratta di numeri che descrivono problemi reali, davanti ai quali servirebbero scelte di lungo periodo. Invece si continua con i pannicelli caldi: una pezza sulla benzina oggi, una sul bollo domani, un bonus dopodomani. Ma mettendo insieme le pezze non si costruisce una politica economica, si spendono miliardi per inseguire le emergenze senza delineare una risposta strutturale sul costo dell’energia, sulla mobilità, sui salari e sul potere d’acquisto."
Ferrari richiama infine il quadro internazionale: "A tutto questo si aggiungono gli effetti di una situazione geopolitica ed energetica sempre più instabile, aggravata anche dalle scelte scellerate dell’amministrazione Trump, che hanno conseguenze concrete anche sui cittadini e sulle imprese italiane, a partire dai prezzi dell’energia e dei carburanti. Invece di rivendicare continuamente la propria vicinanza politica all’amico Trump, Meloni dovrebbe preoccuparsi di proteggere l’Italia dalle conseguenze economiche delle sue politiche, comprese quelle commerciali che colpiscono il nostro sistema produttivo e il nostro export."
"Il problema di fondo è sempre lo stesso: manca una visione. Governare significa scegliere una direzione e costruire politiche che durino nel tempo, mentre invece da quattro anni assistiamo al triste spettacolo di una maggioranza che vive alla giornata: annuncia, proroga, sospende e rinvia. Prima si crea l’aspettativa di aver cancellato una tassa, poi si scopre che la cancellazione dura un anno; prima si promette di intervenire sul costo dei carburanti, poi si ricorre a sconti temporanei sulle accise senza incidere sulle cause del problema. E quando le risorse non bastano, il rischio è che il conto venga semplicemente spostato altrove."
"Non è questa la politica economica di cui ha bisogno l’Italia: servirebbe finalmente una strategia per rendere il Paese più forte, meno vulnerabile alle crisi internazionali, capace di sostenere stabilmente il potere d’acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese. I problemi degli italiani, se non si interviene sulle cause a monte, non scadono dopo un anno, e non possono essere affrontati pensando soltanto alla prossima campagna elettorale".

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